In una giornata all’insegna della vicinanza e della speranza, Papa Leone XIV ha rivolto un appello per il successo delle trattative di pace, sottolineando l’importanza di mettere al centro il “bene comune dei popoli”.
Le sue parole, pronunciate durante l’Angelus a Castel Gandolfo, hanno ribadito la ferma posizione della Santa Sede nella ricerca di soluzioni pacifiche per i conflitti in corso, in particolare quello tra Russia e Ucraina.
Una giornata dedicata alla speranza e alla carità
La giornata del Pontefice è iniziata con la celebrazione della messa nel santuario di Santa Maria della Rotonda ad Albano, dove ha enfatizzato che il vero rinnovamento del mondo non si ottiene con “il fuoco delle armi” ma con il servizio agli altri. Nel pomeriggio, dopo l’Angelus, Papa Leone ha pranzato con oltre cento persone assistite dalla Caritas e volontari, un gesto che ha ulteriormente rafforzato il suo messaggio di solidarietà e vicinanza ai più bisognosi.
Il ruolo della ‘Soft Diplomacy’ vaticana
Il lavoro della Santa Sede, definito dal Papa stesso come “soft diplomacy”, prosegue senza sosta.
Questa diplomazia, priva di armi o interessi territoriali, esercita una pressione morale significativa a livello internazionale. Il Vaticano, pur non avendo un ruolo diretto nei negoziati, continua a offrire il proprio territorio neutro come sede per possibili colloqui di pace.
Il cardinale ucraino Mykola Bychok si è mostrato fiducioso nell’impegno del Pontefice, affermando: “Sono convinto che Leone XIV farà tutto il possibile per fermare le ostilità e aiutare il nostro Paese”. Ha anche sottolineato l’impegno costante della Santa Sede, che include preghiere, appelli frequenti, aiuti umanitari e altre iniziative meno note al pubblico.
Papa Leone XIV ha raccolto il testimone di Papa Francesco, proseguendo le missioni umanitarie come quella per il ritorno dei bambini ucraini e lo scambio di prigionieri. L’impegno per la pace si estende anche ad altri teatri di guerra, in particolare in Medio Oriente, dove la preoccupazione per la situazione umanitaria a Gaza è altissima.
Il Vaticano continua a chiedere il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi, con un pensiero speciale per le comunità locali, come la parrocchia di Gaza che ospita centinaia di persone sfollate.
L’Angelus di oggi e gli incontri del Papa hanno messo in luce non solo l’impegno diplomatico, ma anche la sua profonda convinzione che la pace si costruisce giorno dopo giorno, con gesti di carità e un dialogo costante.














