Anno III • Numero 245
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La guerra bussa porte della NATO: droni russi al confine con la Polonia

La guerra in Ucraina si avvicina sempre di più ai confini dell’Alleanza Atlantica. E questa volta a separare un attacco russo dal territorio di un Paese NATO sono stati appena pochi chilometri.

Un drone russo ha colpito un treno passeggeri nei pressi della stazione ucraina di Yahodyn, a ridosso della frontiera con la Polonia. L’attacco non ha provocato vittime, ma assume un significato particolare perché, pochi minuti prima, lungo lo stesso percorso era transitato un convoglio diplomatico sul quale viaggiavano, tra gli altri, l’ex premier britannico Boris Johnson, l’ex primo ministro svedese Carl Bildt e alcuni consiglieri europei per la sicurezza.

Secondo Ukrzaliznytsia, la compagnia ferroviaria statale ucraina, è possibile che proprio il treno diplomatico fosse l’obiettivo dell’attacco e che il cambio di orario del convoglio abbia evitato conseguenze ben più gravi. Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi avanzata dalla parte ucraina e non ancora accertata in maniera indipendente.

Quasi contemporaneamente, un altro drone russo ha colpito un camion nei pressi di un diverso punto della frontiera, a meno di un miglio dal territorio polacco, provocando la temporanea chiusura del valico di Yahodyn-Dorohusk.

La Polonia non è stata quindi direttamente attaccata. Ed è una distinzione fondamentale: non siamo di fronte, almeno per ora, a un’aggressione contro un Paese dell’Alleanza Atlantica e dunque non si pone automaticamente la questione dell’applicazione dell’articolo 5 del Trattato NATO, quello che considera un attacco contro uno degli alleati come un attacco contro tutti.

Ma la distanza tra il fronte ucraino e la NATO si sta facendo pericolosamente sottile.

Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha definito quanto accaduto una «escalation calcolata», sostenendo che Vladimir Putin stia deliberatamente cercando di incutere paura all’Europa. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha interpretato l’attacco come un tentativo di intimidire e dividere gli europei.

Varsavia, dal canto suo, ha annunciato un rafforzamento della sicurezza lungo il confine. Il premier polacco Donald Tusk ha avvertito che nelle prossime settimane e nei prossimi mesi le operazioni russe potrebbero intensificarsi e che non può essere escluso che l’escalation finisca per interessare anche il territorio polacco.

Ad aumentare ulteriormente la tensione è arrivata un’altra notizia: le forze armate polacche hanno recuperato sulla costa del Baltico, nei pressi di una spiaggia nel nord del Paese, quello che il ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz ha indicato come un possibile drone militare russo.

Sono episodi differenti e sarebbe prematuro considerarli parti di un’unica strategia operativa. Ma messi insieme raccontano quanto sia diventato fragile il confine tra la guerra combattuta in Ucraina e la sicurezza dell’Europa.

È probabilmente questo il punto politico più importante.

Mosca non ha bisogno di attraversare formalmente una frontiera NATO per esercitare pressione sull’Alleanza. Può spingersi sempre più vicino a quella linea, testare le reazioni occidentali, aumentare la percezione del rischio e alimentare nelle opinioni pubbliche europee la domanda più difficile: fino a che punto siamo disposti a sostenere Kyiv se il prezzo è un progressivo avvicinamento dello scontro ai nostri confini?

La strategia può essere quella di muoversi proprio dentro questa zona grigia: abbastanza vicino alla NATO da intimidirla, ma senza oltrepassare quella soglia che potrebbe determinare una risposta collettiva dell’Alleanza.

Ed è qui che l’episodio di Yahodyn assume una dimensione che va oltre il singolo attacco.

La guerra iniziata sul territorio ucraino non è più soltanto una questione di chilometri conquistati o perduti sul fronte. È diventata anche una battaglia sulla percezione del rischio europeo, sulla capacità dell’Occidente di mantenere la propria unità e sulla credibilità della deterrenza NATO.

Per questo il drone che ha colpito il treno non ha attraversato il confine polacco. Ma il messaggio politico della guerra, quello sì, è arrivato dall’altra parte della frontiera.

E oggi quella frontiera appare più sottile che mai.