Israele invia Influencer a Gaza city.

La guerra tra Israele e Hamas a Gaza si combatte anche su un altro fronte: quello dell’informazione. Con le restrizioni imposte ai giornalisti che desiderano entrare nella Striscia, Israele ha adottato nuove strategie per contrastare la crescente indignazione internazionale. Inoltre, cercano di influenzare il racconto della guerra.


La campagna “per la verità” di Israele passa attraverso le Influencer.
Recentemente, il governo israeliano ha permesso a un gruppo di 10 influencer, tra americani e israeliani, di entrare brevemente a Gaza.




L’iniziativa, organizzata dal Ministero degli Affari della Diaspora, è stata presentata come una campagna per “rivelare la verità” sulla crisi umanitaria nel territorio palestinese. L’obiettivo, secondo fonti israeliane, sarebbe quello di contrastare le narrazioni negative e la “disinformazione” che, a loro dire, dominano sui social media.




Come riportato dal quotidiano israeliano Haaretz, si tratta di una delle rare occasioni. In essa a civili non giornalisti è stato concesso di accedere a Gaza dall’inizio del conflitto.




Questa mossa arriva in un momento di grande tensione internazionale. Le agenzie umanitarie e le Nazioni Unite hanno lanciato ripetuti allarmi sulla situazione a Gaza, dove la popolazione è sull’orlo della carestia. Decine di persone, tra cui molti bambini, sono già morte per fame. Inoltre, si registrano numerosi decessi tra i civili che cercano di raggiungere gli aiuti umanitari, spesso a causa di attacchi da parte delle forze israeliane.




Nonostante il governo israeliano sostenga di facilitare l’ingresso degli aiuti, le accuse di un deliberato ostacolo all’assistenza umanitaria si moltiplicano. Questo alimenta il dibattito su presunte violazioni del diritto internazionale.
Le reazioni alla campagna del governo sono state contrastanti.




I critici sostengono che si tratti di un’operazione di “hasbara” (termine ebraico per diplomazia pubblica) e propaganda. L’iniziativa viene considerata un modo per manipolare l’opinione pubblica e minimizzare la gravità della crisi.




Permettere l’accesso a influencer selezionati, piuttosto che a giornalisti indipendenti e organizzazioni umanitarie, solleva dubbi. Ci sono preoccupazioni sulla trasparenza e l’obiettività di queste visite. L’accesso limitato e controllato, infatti, non permetterebbe di documentare appieno la devastazione e la sofferenza che la popolazione di Gaza sta affrontando.




D’altra parte, i sostenitori dell’iniziativa affermano che sia un modo per offrire una prospettiva diversa. Aiuta a contrastare la diffusa “propaganda anti-israeliana” sui social media. Qui le immagini e i video delle vittime palestinesi sono virali e contribuiscono a un’ondata di solidarietà e indignazione globale.




Mentre l’indignazione internazionale per la crisi umanitaria continua a crescere, l’episodio degli influencer a Gaza dimostra come la battaglia per il controllo della narrazione sia diventata un elemento cruciale e controverso del conflitto.