Christmas Blues: cosa fare quando il Natale genera pressione emotiva?

Dicembre non è solo l’ultimo mese dell’anno, ma corrisponde anche alla ricorrenza più impegnativa tra tutte, il Natale, con i suoi pranzi e cene comandati, di lavoro, tra amici e in famiglia, la corsa ai regali, gli addobbi, i preparativi e aspettative da film.

Quello che, da anni, ci raccontano essere il momento di gioia universale e di serenità, tra abbracci e sentimenti positivi, può essere la causa di un forte stress emotivo, chiamato Christmas Blues o Sindrome del Natale.

Un fenomeno sempre più diffuso, caratterizzato dal prevalere di emozioni e sentimenti di inquietudine, malinconia e apatia, ma anche ansia, stress, irritabilità uniti alla sensazione di sentirsi “sbagliati” e “fuori posto”, mentre tutti intorno a noi sono in trepidante attesa e pieni di gioia ed entusiasmo.

Se non apprezziamo il Natale è normale

Lo psicologo, psicoterapeuta e ipnotista Charlie Fantechi, però, rassicura: “il Natale è percepito come un tempo di felicità obbligatoria. Quando il proprio stato emotivo non coincide con ciò che la società prescrive, nasce la sensazione di inadeguatezza. Il Christmas Blues non è un’anomalia né una debolezza personale: arriviamo al Natale già stanchi, tra giornate che diventano buie presto, ritmi frenetici e aspettative altissime. È fisiologico sentirsi sottotono. Il problema nasce quando ci confrontiamo con un’immagine ideale delle feste che raramente rispecchia la realtà”.

Perché in questo periodo l’umore e l’energia mentale non sono al massimo?

Il Christmas Blues ha radici, in primis, biologiche. In inverno le giornate si accorciano e l’esposizione alla luce naturale diminuisce, incidendo sui livelli di serotonina, sui ritmi circadiani e, di conseguenza, sul tono dell’umore. “Il corpo entra in una fase di minor energia: siamo nel momento simbolicamente più ‘buio’ dell’anno, quello in cui la natura si spoglia prima della rinascita”, spiega Fantechi. “È fisiologico sentirsi meno reattivi, più stanchi o più vulnerabili”.

Oltre alle componenti biologiche, si aggiunge il sovraccarico psicologico tra impegni familiari, organizzazione delle feste, aspettative sociali e confronto costante con modelli ideali di felicità.
A questo si somma il classico bilancio di fine anno: un momento che può accentuare autocritica, senso di inadeguatezza o la percezione di non aver raggiunto ciò che si sperava.

Molte persone, proprio a Natale, vivono una solitudine emotiva amplificata, anche quando sono circondate dagli altri”, spiega Fantechi. “E provano un forte disallineamento tra come dovrebbero sentirsi e come realmente si sentono”.

Prendersi una pausa dal Natale non è egoismo, ma autoregolazione emotiva

Anche a Natale, concedersi tempo per sé può sembrare una fuga. In realtà, sottolinea Fantechi, “è una strategia di cura. Non è mancanza di spirito natalizio, è autoregolazione emotiva. Ridurre gli impegni e ascoltare il proprio ritmo permette di vivere le feste con più autenticità e meno pressione”.

5 consigli per proteggersi dal Christmas Blues

  • Trascorrere almeno venti minuti al giorno alla luce solare, stando all’aria aperta, permette di riequilibrare i ritmi biologici e migliorare l’umore, oltre ad aiutare a staccare dalla frenesia quotidiana.
  • Ridurre il sovraccarico sociale, selezionando unicamente gli impegni che ci garantiscano delle relazioni significative e autentiche. Limitiamo invece le situazioni in cui ci sentiamo a disagio, magari a causa di conflitti familiari preesistenti.
  • Concedersi pause mentali brevi, ma frequenti, ci aiuta a evitare l’accumulo di stress, per affrontare le giornate con maggior lucidità e serenità.
  • Ascoltiamo il nostro corpo, senza forzarci a provare emozioni che in realtà non ci appartengono.
  • È importante smettere di considerare il Natale come un “esame” della nostra felicità; è una ricorrenza di passaggio che ci prepara all’arrivo e alla rinascita per l’anno nuovo.

Il Christmas Blues ci ricorda che siamo esseri ciclici. Questo non è il periodo della performance, ma della preparazione. Normalizziamo il disagio e impariamo a rallentare: è così che ci predisponiamo a ripartire davvero” conclude Charlie Fantechi.