Il ritorno del giornalismo: Marco Galluzzo e la lezione dei dati alla Premier Meloni

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Un panorama mediatico spesso accusato di eccessiva accondiscendenza o di limitarsi a domande di rito, fa eccezione la recente conferenza stampa di Giorgia Meloni che è stata scossa da un momento di rara onestà intellettuale e rigore professionale.



Protagonista Marco Galluzzo, firma storica del Corriere della Sera, che ha trasformato un momento istituzionale in una lezione magistrale di giornalismo d’inchiesta.

Oltre la narrazione: la forza dei numeri
Mentre la narrazione governativa tende a dipingere un quadro di crescita e stabilità, Galluzzo ha scelto di parlare la lingua dei fatti. Non si è limitato a una critica generica, ma ha “incalzato” la Presidente del Consiglio snocciolando dati che descrivono un’Italia distante dal “paese dei balocchi” celebrato dai palazzi del potere.

I punti sollevati dal cronista rappresentano i nodi irrisolti dell’economia italiana:
Citando la Banca d’Italia ed Eurostat, Galluzzo ha ricordato che l’Italia è il fanalino di coda dell’UE, con uno scarto salariale che arriva a 6-7mila euro rispetto alla media europea.
Dati Istat alla mano, è emerso che nel biennio 2023-2024 la produttività è decresciuta rispettivamente del 2,3% e dell’1,9%.

Mentre l’Italia resta ancorata allo “0 virgola”, paesi come la Spagna superano la Germania in produttività, crescendo a ritmi tripli o quadrupli rispetto ai nostri.

Il momento di massima tensione non è arrivato solo dal confronto con la Premier, ma da un’inaspettata interruzione. Il Presidente dell’Ordine dei giornalisti è intervenuto per troncare il quesito di Galluzzo, definendolo “troppo lungo”.

La risposta del cronista è stata una stilettata che ha gelato l’aula:
“Mi scuso se ho citato dei dati, ma a volte bisogna essere accurati. Cosa che magari non è consuetudine di tutti i colleghi”.

In poche parole, Galluzzo ha rivendicato il diritto (e il dovere) alla complessità. In un’epoca di slogan e tweet, l’accuratezza viene percepita come un disturbo, un intoppo burocratico nel cerimoniale della comunicazione politica.

Quello che abbiamo visto non è stato solo un botta e risposta, ma l’essenza stessa della professione. Il giornalismo non serve a fare da megafono al potere, ma a fungere da contrappeso.

Domande scomode: Mettere in discussione il “successo” dell’occupazione evidenziando come questo non si traduca in aumento del PIL.
Argomentazione: Non opinioni, ma fonti ufficiali (Banca d’Italia, Eurostat, Istat).

Non temere di apparire “noiosi” o fuori luogo in un contesto che preferisce la rapidità alla sostanza.
Assistere a un cronista che pone domande vere, complesse e documentate è un segnale di speranza.

Ci ricorda che, per quanto il governo possa sentirsi al sicuro nella propria bolla comunicativa, esiste ancora chi ha il coraggio di riportare la realtà dei fatti al centro del dibattito.