La Repubblica Islamica sta affrontando una delle ondate di dissenso più violente e partecipate degli ultimi decenni.
Mentre le piazze continuano a riempirsi nonostante la repressione sanguinosa, il regime di Teheran ha alzato drasticamente i toni, lanciando un monito che gela la comunità internazionale: chiunque partecipi alle proteste rischia ora la pena capitale.
Secondo le ultime stime – ritenute tuttavia ampiamente sottostimate dalle organizzazioni per i diritti umani – il numero delle vittime accertate è salito ad almeno 65 morti. Gli arresti hanno superato quota 2.300, coinvolgendo non solo attivisti e studenti, ma anche comuni cittadini e minorenni.
La situazione negli ospedali è al collasso. Numerose strutture mediche nelle principali città, da Teheran a Isfahan, sono impossibilitate a gestire il flusso costante di feriti. Fonti locali riportano inoltre che molti manifestanti evitano le cure mediche per timore di essere identificati e arrestati direttamente nelle corsie degli ospedali dalle forze di sicurezza.
La Guida Suprema, Ali Khamenei, ha innalzato il livello di allerta delle forze armate e delle milizie Basij. Komeini e i suoi sostenitori, nel loro ultimo discorso, hanno definito le proteste come “disordini orchestrati da nemici esterni”, rifiutando ogni apertura al dialogo.
La minaccia della pena di morte per i manifestanti segna un punto di non ritorno. Le autorità giudiziarie hanno iniziato a formulare accuse di “Moharebeh” (guerra contro Dio) e “Mofsed-e-filarz” (corruzione sulla terra), reati che nel codice penale iraniano prevedono l’esecuzione tramite impiccagione.
Mentre il regime tenta di oscurare il mondo esterno con frequenti blackout della rete internet e il blocco dei principali social media, le immagini di piazze in rivolta continuano a filtrare. Le donne, in particolare, restano l’anima della protesta, sfidando apertamente le leggi sull’abbigliamento obbligatorio e chiedendo un cambiamento strutturale del sistema.
Il mondo guarda con crescente preoccupazione a una crisi che non accenna a placarsi e che rischia di trasformarsi in una vera e propria catastrofe umanitaria.

