Il ritorno dell’Italicum? La legge elettorale di Meloni tra premio di maggioranza e spettro del ballottaggio



Di fronte alla nuova proposta di legge elettorale presentata dalla maggioranza, la sensazione di déjà-vu è fortissima.



Nonostante le bandiere politiche diverse, il testo firmato dal centrodestra ricalca in modo sorprendente l’Italicum, la riforma che fu il cavallo di battaglia di Matteo Renzi. L’obiettivo dichiarato è la stabilità; quello pratico, blindare la vittoria della coalizione attualmente al potere.

Il cuore pulsante del testo è il premio di maggioranza. La coalizione che riuscirà a tagliare il traguardo del 40% dei voti otterrà automaticamente il numero di seggi necessario per governare senza affanni.

Ma la vera novità, che riporta l’orologio al 2015, è la previsione del ballottaggio. Se nessuno schieramento dovesse raggiungere la soglia fatidica al primo turno, i due poli più votati tornerebbero alle urne per una sfida all’ultimo voto. Una scelta che punta a una polarizzazione estrema, trasformando le elezioni politiche in una sorta di “elezione del sindaco d’Italia”.

Nonostante l’unità di facciata, il testo lascia diverse ferite aperte tra gli alleati di Fratelli d’Italia:

Una delle delusioni più cocenti per Forza Italia e Lega. Si torna (o si resta) ai listini bloccati, dove sono le segreterie di partito a decidere chi entra in Parlamento.

Questo è il punto di svolta strategico. La sparizione dei collegi secchi serve a neutralizzare le mine vaganti. Senza l’uninominale, figure divisive o eccessivamente ingombranti, come potrebbe essere un Vannacci per la Lega, perdono il potere di “far male” o di spostare equilibri locali che potrebbero imbarazzare la coalizione.

La riforma sembra disegnata sartorialmente per un centrodestra che, unito, ha ottime chance di toccare il 40%, a differenza di un centrosinistra ancora frammentato.

Perché assomiglia a quella di Renzi?
Il parallelo con l’Italicum non è solo tecnico, ma filosofico. Entrambe le leggi nascono dalla volontà di semplificare il quadro politico forzando la mano verso il bipolarismo. Tuttavia, se l’Italicum fu bocciato dalla Corte Costituzionale e poi superato dal referendum del 2016, Meloni scommette che oggi i tempi siano maturi per una “democrazia decidente” che metta fine all’era dei governi tecnici e delle larghe intese.

Si preannuncia una battaglia parlamentare infuocata, con le opposizioni pronte a gridare alla “legge truffa” e una maggioranza che dovrà gestire i mal di pancia interni di chi, tra i piccoli alleati, teme di restare schiacciato dal peso di Fratelli d’Italia.