SCHIAFFO ALL’ITALIA Dubai sotto attacco, l’alleato USA non avvisa Roma.

Crosetto travolto dalle polemiche: era negli Emirati per “motivi familiari” mentre il Golfo esplodeva.

Mentre il Medio Oriente precipita nel caos e le fiamme avvolgono l’aeroporto di Dubai dopo il Dubai attack, l’Italia si risveglia con un’amara certezza. Nel grande scacchiere geopolitico guidato da Donald Trump, il nostro Paese non solo non siede al tavolo dei grandi. Inoltre, non viene nemmeno informato delle portate.

Lo “schiaffo all’Italia” è arrivato fragoroso nelle prime ore di sabato. In quel momento, l’attacco congiunto USA-Israele contro l’Iran ha scatenato la rappresaglia iraniana nel Golfo. Questo ha colto del tutto impreparata la nostra difesa.

Il simbolo di questo corto circuito è il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, rimasto incredibilmente bloccato a Dubai.

Il Ministro si trovava negli Emirati Arabi da venerdì per motivi strettamente personali. Era andato a riprendere la famiglia per riportarla in Italia.
Il paradosso è servito:

Scenario A: Se Crosetto sapeva dell’imminenza dell’attacco (preannunciato da Trump su Truth), perché ha permesso che la sua famiglia si trovasse nel cuore del bersaglio proprio in quelle ore?

Scenario B: Se non sapeva, com’è possibile che il vertice della Difesa italiana sia stato tenuto all’oscuro dagli alleati americani e dalla nostra stessa intelligence?

In entrambi i casi, emerge un’immagine di profonda inadeguatezza. Mentre i missili e i droni dei Pasdaran colpivano Palm Jumeirah e lo scalo di Dubai, il responsabile della nostra sicurezza nazionale era in fila al gate come un turista qualsiasi. Aveva il volo cancellato e nessuna via d’uscita immediata.

Le opposizioni gridano allo scandalo e chiedono a gran voce le dimissioni. Il punto non è solo il viaggio privato di Crosetto. Inoltre, vi è il fallimento totale della comunicazione istituzionale. Il Ministro degli Esteri Tajani ha ammesso candidamente: “Siamo stati informati ad attacco già iniziato”.

Questo conferma che il “rapporto privilegiato” che Giorgia Meloni vanta di avere con la nuova amministrazione Trump è, nei fatti, inesistente.

Gli Stati Uniti hanno agito ignorando totalmente Roma. Hanno trattato l’Italia come il “fanalino di coda” dell’Occidente. Non c’è stato coordinamento. Inoltre, non c’è stata condivisione di informazioni sensibili. Non c’è stato rispetto per un alleato che ospita basi strategiche sul proprio suolo.

Mentre la Premier Meloni cerca di accreditarsi nei consessi internazionali, la realtà dei fatti descrive un’Italia isolata e poco considerata.

Se l’intelligence italiana non è stata in grado di prevedere un attacco che lo stesso Trump aveva “spoilerato” sui social media, allora il problema di sicurezza nazionale è sistemico.

Il Paese si chiede ora se un Ministro della Difesa possa permettersi di essere “fuori servizio” e isolato durante la più grave escalation militare degli ultimi decenni.

La credibilità dell’Italia è finita sotto le macerie degli hangar di Dubai. Inoltre, il prezzo di questo “dilettantismo politico” rischia di essere altissimo.