Oltre la Guerra: La Terza Via per la Libertà in Iran

L’immagine di una piazza gremita di bandiere iraniane fa da sfondo a una riflessione che scuote le coscienze: è possibile immaginare un futuro per l’Iran che non passi attraverso il rumore delle armi?


Sara Moradi, attivista dell’associazione Donna Vita e Libertà, lancia un monito potente dalle colonne de La Stampa. In particolare, mette in discussione la narrazione bellicista che sembra dominare il dibattito internazionale.

Secondo Moradi, esiste un condizionamento profondo alimentato dalla propaganda occidentale. Questo condizionamento spinge l’opinione pubblica a credere che la guerra sia l’unica soluzione praticabile per “liberare” il popolo iraniano. Inoltre, questa visione binaria, o lo status quo o il conflitto armato, viene descritta come una trappola retorica che oscura alternative più umane e diplomatiche.

La responsabilità delle Nazioni Unite
Il cuore della critica dell’attivista risiede nel ruolo della diplomazia internazionale.

Moradi invoca un intervento deciso delle Nazioni Unite. Richiama inoltre l’organizzazione alle proprie responsabilità storiche e morali:
Il riferimento al post-Seconda Guerra Mondiale non è casuale. È un richiamo agli impegni presi per garantire la pace e l’autodeterminazione dei popoli. Secondo l’attivista, queste promesse sono state disattese nel contesto mediorientale.

Invece di proiettili e sanzioni che colpiscono la popolazione civile, si chiede una presenza internazionale. Questa presenza dovrebbe agire davvero come garante dei diritti umani e facilitatore di un cambiamento interno.

La voce di Sara Moradi non è isolata, ma rappresenta il battito del movimento nato dalle proteste per Mahsa Amini. Per queste attiviste, la libertà non può essere “esportata” con le bombe. Infatti deve germogliare dalla società civile, supportata da una comunità internazionale che non si limiti a osservare o a minacciare, ma che protegga attivamente chi lotta sul campo.

“Credo che le Nazioni Unite abbiano delle responsabilità rispetto a ciò che è successo dopo la Seconda Guerra Mondiale” Sara Moradi

L’appello è chiaro: smantellare l’idea che la distruzione sia il prezzo necessario per la libertà. La vera sfida per il 2026 e per il futuro prossimo rimane la capacità delle istituzioni globali di trovare una via d’uscita politica. Questa via deve onorare il coraggio di chi, in Iran, continua a gridare per i propri diritti.