I bifosfonati sono farmaci utilizzati per il trattamento dell’osteoporosi.
Agiscono inibendo la perdita di massa ossea e riducendo il rischio di fratture, in particolare a carico dell’anca, della colonna vertebrale e dei polsi e di solito vengono prescritti alle donne nel periodo della menopausa in presenza di osteoporosi, oppure in caso di metastasi ossee nei pazienti oncologici o in presenza di malattie metaboliche dell’osso, come il morbo di Paget.
Si tratta di farmaci molto utili per la salute delle ossa ma che richiedono un’attenzione particolare quando si parla di cure dentistiche. In questa intervista al dottor Massimiliano Rea Odontoiatra pressoil Poliambulatorio Medico Odontoiatrico Erresse di Ferrara, spieghiamo in modo semplice che cosa sono, a cosa servono e perché è fondamentale informare il dentista se li si assume.
Dottore, sempre più donne assumono farmaci per l’osteoporosi: che cosa sono esattamente i bifosfonati e perché vengono prescritti?
I bifosfonati sono farmaci utilizzati per rinforzare le ossa. Vengono prescritti soprattutto nelle donne dopo la menopausa, quando l’osteoporosi rende lo scheletro più fragile e aumenta il rischio di fratture.
Agiscono rallentando il riassorbimento dell’osso: in altre parole, aiutano a mantenere una maggiore densità ossea nel tempo. Sono terapie importanti, che hanno ridotto in modo significativo il numero di fratture vertebrali e del femore nelle persone a rischio.
Chi prende questi farmaci deve informare il dentista? È davvero così importante?
Sì, è fondamentale, come per tutti i farmaci del resto. Durante l’anamnesi bisogna sempre ricordarsi di riferire al proprio dentista tutte le terapie che si stanno facendo.
Per i bifosfonati vale quindi lo stesso principio. Il dentista deve sempre sapere se il paziente assume questi farmaci, da quanto tempo e con quale modalità (per bocca o per via endovenosa). Non per creare allarme, ma per pianificare correttamente le cure.
La maggior parte delle terapie odontoiatriche può essere eseguita senza problemi, ma alcune procedure richiedono attenzioni particolari. La comunicazione tra paziente e professionista è la base per lavorare in sicurezza.
Si parla spesso di un possibile rischio di osteonecrosi della mandibola: di che cosa si tratta, spiegato in modo semplice?
L’osteonecrosi della mandibola è una condizione rara in cui una parte dell’osso mascellare o mandibolare non guarisce correttamente dopo un trauma o un’estrazione dentale.
In termini semplici, l’osso resta “scoperto” e fatica a rigenerarsi. Questo può provocare dolore, infiammazione o infezione.
È importante però sottolineare che il rischio è molto basso nelle persone che assumono bifosfonati per l’osteoporosi per via orale. Il rischio aumenta nei pazienti oncologici che assumono questi farmaci a dosaggi più elevati per via endovenosa.
Quali sono le cure dentali che richiedono maggiore attenzione in questi casi?
Le cure conservative, come otturazioni, devitalizzazioni, igiene orale professionale o protesi, non comportano particolari criticità.
Le procedure che richiedono maggiore attenzione sono quelle chirurgiche, come le estrazioni dentarie o altri interventi che coinvolgono l’osso.
In questi casi, il dentista valuta attentamente la situazione clinica, la durata della terapia farmacologica e, se necessario, si coordina con il medico curante.
Gli impianti dentali sono sconsigliati a chi assume bifosfonati?
Non esiste una risposta valida per tutti.
Nelle pazienti che assumono bifosfonati per l’osteoporosi da pochi anni e per via orale, in assenza di altri fattori di rischio, gli impianti possono essere presi in considerazione dopo la valutazione clinica del dentista.
Diverso è il caso di terapie endovenose o di lunga durata, dove il livello di prudenza deve essere maggiore. In questo caso la decisione va condivisa con il medico curante e personalizzata.
Ci sono segnali o sintomi a cui una persona dovrebbe prestare attenzione?
Sì. Tra i segnali da non trascurare ci sono il dolore persistente alla mandibola o alla mascella, il gonfiore o arrossamento delle gengiveesposizione di un piccolo frammento di osso in bocca, la difficoltà di guarigione dopo un’estrazione
In presenza di uno di questi sintomi è opportuno rivolgersi al dentista per un controllo.
C’è il rischio che si crei troppo allarmismo su questo tema?
Sì, ed è un rischio reale. I bifosfonati sono farmaci utili e spesso necessari. L’osteonecrosi della mandibola è una complicanza possibile, ma rara nelle terapie per l’osteoporosi.
Il vero errore sarebbe sospendere autonomamente il farmaco o evitare le cure dentistiche per paura. L’approccio corretto è informare il dentista e programmare controlli regolari.
In conclusione, qual è il messaggio che si sente di dare alle donne che assumono farmaci per l’osteoporosi ma hanno bisogno di cure dentistiche?
Il messaggio è semplice: non abbiate paura, ma informate sempre il vostro dentista. Con una corretta comunicazione, una valutazione clinica accurata e una buona prevenzione orale, nella grande maggioranza dei casi è possibile eseguire le cure necessarie in totale sicurezza. La salute delle ossa e la salute della bocca non sono in contrasto: devono procedere insieme.
