Ansia da prestazione prima di un’esibizione? Ecco le tecniche di respirazione e gli esercizi a prova di risata

Prima di un’esibizione o prima di parlare davanti ad un pubblico è inevitabile percepire una sorta di ansia da prestazione.


A volte essa risulta paralizzante e difficile da gestire. Farsi una risata potrebbe essere un rituale meno noto ma potentissimo. Ne è convinto Richard Romagnoli – formatore, coach e autore bestseller – che da anni affianca cantanti, performer e professionisti dello spettacolo nella gestione dell’ansia da performance. Inoltre, è fondatore del Metodo Happygenetica, un percorso in grado di cambiare lo stato fisico, psicologico ed energetico delle persone che lo praticano. Ne parliamo in questa intervista dettagliata.

Cosa succede quando si sale su un palco?
Il palco non mette alla prova solo la voce. Mette alla prova anche (e soprattutto!) il sistema nervoso se non governi il respiro, è l’ansia a governare te.


Come definire l’ansia da palco o da prestazione?
Cortisolo, adrenalina, respiro corto, cuore accelerato, l’ansia pre-esibizione è una risposta fisiologica.


Cosa fare per gestirla?
Come spiego nei miei libri Il Silenzio che guarisce e Il Gene della Felicità, il silenzio consapevole e la respirazione attivano il sistema parasimpatico, migliorando il tono vagale e riportando l’organismo in equilibrio. Quando il respiro si accorcia, la voce si chiude. Quando il respiro si espande, la voce si libera”. Ecco perché, prima di una performance consiglio un esercizio semplice ma molto potente, ossia la respirazione “al quadrato”.
Immaginiamo un quadrato: quattro lati, quattro azioni. Iniziamo disegnando il primo lato del quadrato nella nostra mente, inspirando per 4 secondi; passiamo poi al disegno del secondo lato, facendo una pausa e trattenendo il respiro per 4 secondi; via poi con il terzo lato, espirando per 4 secondi; chiudiamo il quadrato, tracciando l’ultimo lato e trattenendo il respiro per altri 4 secondi.
Un ciclo da ripetere per almeno 9 volte, andando a creare un ritmo capace di ampliare la capienza toracica e polmonare, contribuendo a una miglior ossigenazione e stabilizzando il sistema nervoso.


E la risata liberatoria come può esserci d’aiuto?
Ridere è respirare. Respirare è vivere. Ridere è vivere”. In Il gene della felicità dedico un intero capitolo proprio a questo. In particolare, la risata non è un dettaglio emotivo, ma un atto fisiologico potente che aumenta serotonina, endorfine e ossitocina. Inoltre, riduce la percezione dell’ansia, scioglie la tensione muscolare, migliora la centratura emotiva. Che sia una risata spontanea o indotta, mette in movimento il diaframma. E grazie al suo movimento, ci liberiamo di anidride carbonica: un gesto che facciamo senza rendercene conto, ma che ci permette di respirare più profondamente.


E quando non ci “scappa da ridere”?
La risata spontanea può non essere semplice da attivare. E così vorrei proporre un esercizio, piccolo ma multifunzione, che propongo sempre anche durante i corsi di Allena la Felicità con risultati ottimi e immediati. Iniziamo pronunciando il mantra della felicità, HO HO HA HA. Mentre lo pronunciamo, con la mano destra tocchiamoci il naso, mentre con quella sinistra andiamo ad afferrare la punta dell’orecchio destro. Dopo, cambiamo: mano sinistra sul naso e mano destra all’orecchio sinistro, sempre pronunciando il mantra – continua il formatore, coach e autore bestseller – all’inizio sarà molto semplice sbagliare, incartandosi sui movimenti…e sarà altrettanto semplice scoppiare a ridere!

Si tratta di un esercizio che spesso è di grande aiuto per andare oltre gli ostacoli della mente, che ci portano a bloccarci e a non lasciarci andare del tutto. Inoltre, ci aiuta ad allenare la leggerezza. Ed è anche un ottimo esercizio di braingym, di palestra mentale. Quindi è un valido alleato per tenere a mente il testo della canzone che si sta portando sul palco.

Un altra tecnica che vuole condividere con noi per placare l’ansia da prestazione prima di un’esibizione…


In un contesto dominato dall’iperconnessione digitale e dalla continua esposizione pubblica, il silenzio diventa così una vera risorsa fisiologica prima ancora che emotiva. Le pratiche di quiete e respiro profondo favoriscono infatti l’attivazione del sistema parasimpatico. Inoltre, contribuiscono a rallentare il battito, distendere la tensione muscolare e riportare la mente in uno stato di presenza e lucidità.
È per questo che, sempre più spesso, la preparazione invisibile che precede l’ingresso sul palco non consiste nel fare di più, ma nel fare meno: meno stimoli, meno tensione, meno rumore mentale. Il vero lusso del backstage contemporaneo diventa allora uno spazio di silenzio in cui respirare meglio, ritrovare la propria centratura e trasformare l’emozione in presenza scenica. Forse il segreto di una grande performance non è controllare l’emozione, ma arrivarci con il respiro giusto. E con un sorriso che l’ha già resa possibile.