Il Consiglio Supremo di Difesa ribadisce la linea: “L’Italia non è in guerra”



Si è riunito oggi al Quirinale il Consiglio Supremo di Difesa, presieduto dal Capo dello Stato, per analizzare lo scenario di crisi internazionale che vede l’Italia impegnata su più fronti diplomatici e di sicurezza.


Il messaggio emerso è netto: la postura del Paese rimane ancorata alla ricerca della pace, pur nella consapevolezza di minacce interne ed esterne sempre più concrete.

Il Consiglio ha espresso forte preoccupazione per l’attuale stato delle relazioni internazionali. Il concetto di multilateralismo, cardine della politica estera italiana, appare oggi “indebolito da iniziative unilaterali” che scavalcano le sedi di concertazione globale.


Secondo la nota ufficiale, la frammentazione dell’ordine mondiale non solo rende più difficile la risoluzione dei conflitti esistenti, ma alimenta un clima di instabilità che favorisce attori non statali e radicalismi.

L’attenzione si è concentrata inevitabilmente sull’escalation in Libano e a Gaza. Il Consiglio ha rivolto un appello diretto a Israele:

È stato chiesto al governo israeliano di astenersi da “reazioni spropositate” nei confronti di Hezbollah, al fine di evitare un incendio regionale dalle conseguenze imprevedibili.

Sono state condannate le “gravi violazioni” della risoluzione 1701 e, in particolare, sono stati definiti inammissibili gli attacchi che hanno coinvolto il contingente UNIFIL.

L’Italia, che vanta una presenza significativa nella missione di interposizione in Libano, ribadisce che la sicurezza dei propri caschi blu è una priorità assoluta e non negoziabile.

Nonostante la conferma che “l’Italia non partecipa direttamente ai conflitti bellici”, il Consiglio ha innalzato il livello di attenzione sulla sicurezza interna. Il riverbero delle tensioni internazionali sta alimentando un concreto allarme terrorismo.

L’intelligence e le forze di polizia sono state invitate a potenziare il monitoraggio dei siti sensibili e dei processi di radicalizzazione. Il rischio, evidenziato durante la seduta, è che la polarizzazione del conflitto in Medio Oriente possa fungere da catalizzatore per lupi solitari o cellule estremiste sul territorio nazionale.

“La difesa della democrazia si attua tanto sul piano diplomatico quanto nella protezione quotidiana dei cittadini,” emerge dalle conclusioni del vertice.