In un mondo sempre più veloce, incerto e carico di tensioni, l’ansia è diventata una delle condizioni emotive più diffuse del nostro tempo.
Pressioni lavorative crescenti, ritmi di vita frenetici, l’instabilità geopolitica e la costante esposizione a notizie e stimoli digitali contribuiscono a creare una sensazione diffusa di inquietudine e preoccupazione. In questo scenario, parlare di felicità può sembrare azzardato, quasi un lusso. Eppure, secondo Richard Romagnoli – formatore, coach e autore bestseller – la felicità non è qualcosa di distante o irraggiungibile.
Romagnoli – fondatore del Metodo HappyGenetica, un approccio che unisce epigenetica, neuroscienze e antiche pratiche energetiche, e che si basa sull’idea che ognuno di noi possa influenzare il proprio stato di benessere intervenendo su pensieri, emozioni e abitudini quotidiane – invita a cambiare prospettiva: invece di considerare la felicità come una conseguenza delle circostanze, possiamo iniziare a vederla come una pratica consapevole capace di influenzare il nostro modo di vivere anche momenti di stress e ansia. Ce ne parla in questa intervista.
La felicità è una scelta quotidiana?
Molti credono che la felicità dipenda da fattori esterni, ma la verità è che possiamo scegliere di essere felici, anche in un mondo complesso. Con il metodo HappyGenetica insegno come possiamo influenzare la nostra biologia, la nostra fisiologia e la nostra psicologia per coltivare uno stato di benessere duraturo. Non significa ignorare i problemi o negare le difficoltà della vita, ma sviluppare la capacità di orientare la propria mente verso ciò che genera equilibrio e serenità.
Come potremmo definirla la felicità?
La felicità non è un lusso riservato a pochi, né un premio per chi ha fortuna. È una scelta consapevole, un atto di coraggio che possiamo compiere ogni giorno, in ogni gesto della nostra quotidianità.
L’ansia può essere considerata un ostacolo alla felicità?
Uno dei principali ostacoli alla felicità è la convinzione di non poter essere felici a causa delle difficoltà personali o delle crisi globali che caratterizzano il nostro tempo. Il primo passo consiste nel riconoscere questi meccanismi mentali — i cosiddetti bias — e comprendere che la felicità non significa ignorare i problemi, ma imparare a gestirli con maggiore presenza e consapevolezza. Ogni istante, anche il più semplice, può diventare un’opportunità per cambiare stato interiore: un sorriso, un respiro profondo, un pensiero di gratitudine.
In un mondo in continua evoluzione, la felicità non è un obiettivo da rimandare al futuro, ma una pratica da coltivare nel presente. Ricordare che la felicità dipende dalle nostre scelte quotidiane significa trasformare ogni momento in un’opportunità per costruire una vita più ricca e appagante. E restituire al mondo un po’ della nostra serenità può diventare un piccolo contributo al benessere degli altri.
In occasione della Giornata mondiale della Felicità che si celebra il 20 marzo quali pratiche suggerisce per acquisire serenità e presenza?
Tre pratiche quotidiane che aiutano a ritrovare lucidità mentale e a ridurre la tensione emotiva.
- I cinque minuti di orientamento interiore. Prima che la giornata inizi a trascinarti nel ritmo frenetico delle attività quotidiane, fermati per cinque minuti. È un momento prezioso per orientare la mente e il tuo stato interiore. Chiediti perché la giornata che sta iniziando vale la pena di essere vissuta: ogni incontro, ogni conversazione e ogni esperienza possono diventare un’opportunità per esprimere il meglio di te. Anche quando emergeranno imprevisti o momenti di tensione, ricordati questo orientamento iniziale: la giornata non è qualcosa che semplicemente ti accade, ma uno spazio in cui puoi scegliere il tuo atteggiamento.
- Respirazione consapevole. Cinque minuti di respirazione lenta e profonda possono cambiare il tuo stato mentale. Inspira lentamente dal naso ed espira dalla bocca lasciando che il respiro rallenti naturalmente. Questo semplice esercizio aiuta il corpo a rilassarsi e la mente a ritrovare chiarezza.
- La pratica dell’auto-abbraccio. Porta la mano destra sotto l’ascella sinistra e con il braccio sinistro abbraccia la spalla destra, come se ti stessi dando un piccolo abbraccio. Rimani così per qualche respiro lento. In questo gesto accadono tre cose molto semplici ma importanti:
- Il corpo percepisce sicurezza, la pressione delle braccia sul petto manda al cervello il segnale che va tutto bene. Il sistema nervoso si calma e il respiro diventa più lento.
- Si riduce la tensione emotiva: il cervello diminuisce la produzione degli ormoni dello stress e aumenta le sostanze legate alla sensazione di benessere.
- Ti riconnetti con te stesso: è un gesto di auto-accoglienza. Il corpo riceve il messaggio: sono qui, mi sostengo, mi prendo cura di me.
Quale significato assume coltivare momenti di presenza e serenità come quelli da lei suggeriti?
In un contesto storico in cui l’attenzione è spesso catturata da ciò che non funziona, fermarsi a coltivare momenti di presenza, calma e consapevolezza può diventare un gesto rivoluzionario. Non servono cambiamenti radicali o grandi trasformazioni: a volte bastano pochi minuti, un respiro più lento, uno spazio dedicato a se stessi.
È proprio da queste piccole scelte quotidiane che può nascere una nuova qualità dello stare al mondo. Perché la felicità, più che un traguardo da raggiungere, può diventare un modo diverso di attraversare la vita, un passo alla volta.
