In Italia l’educazione alle relazioni e all’affettività non è una materia obbligatoria nelle scuole, a differenza di quanto accade in 19 dei 27 Paesi dell’Unione Europea dove la formazione su corpo ed emozioni è ormai parte integrante dei programmi didattici.
Eppure il Paese sembra pronto al cambiamento: secondo una ricerca Coop–Nomisma del 2025, il 70% degli italiani è favorevole all’introduzione della materia e il 90% ritiene che possa contribuire a prevenire violenza e discriminazioni. Non solo: un genitore su due pensa che il percorso debba iniziare già dalla scuola primaria.
Educare alle relazioni significa imparare a conoscere se stessi, riconoscere e gestire le emozioni, sviluppare empatia, comprendere il rispetto dei confini personali e costruire rapporti sani, ed è per questo che Uppa – la media company specializzata nella salute di bambine e bambini, dedicata ai genitori e curata da esperti dell’infanzia – sostiene l’importanza di un approccio precoce all’educazione sessuale, adeguato alle diverse fasce di età. Non esiste un’età consigliata per l’inizio del percorso poiché l’educazione sessuo-affettiva si costruisce fin dai primi anni di vita, creando un clima in cui parlare di corpo, emotività e relazioni è naturale e quotidiano. In questo modo il percorso segue il ritmo naturale della crescita di ogni bambina e bambino.
“Non si tratta di fare “il discorso” a un certo punto della crescita. Il primo passo è osservare per poi accompagnare le bambine e i bambini in modo graduale e coerente lungo tutto il loro sviluppo, non solo attraverso parole o informazioni ma anche tramite l’esempio personale e di coppia e le modalità con cui si entra in relazione con i più piccoli”, spiega Chiara Borgia, Direttrice Editoriale di Uppa.
Educazione affettiva attraverso la cura quotidiana
Già nei primi mesi di vita, infatti, l’educazione affettiva passa attraverso la cura quotidiana: il contatto, il linguaggio utilizzato durante il bagnetto o il cambio, il modo in cui si nominano le parti del corpo e si rispettano i confini corporei della bambina e del bambino. Utilizzare fin da subito i termini corretti – come pene, vulva o seno – aiuta a normalizzare il tema e impedisce che diventi, negli anni successivi, qualcosa di imbarazzante o proibito.
Rimandare o evitare l’educazione sessuo-affettiva crea un vuoto che viene inevitabilmente riempito da altre fonti: Internet, i coetanei più grandi, la pornografia. In assenza di un dialogo aperto in famiglia, molte ragazze e ragazzi cercano infatti risposte online, esponendosi a modelli relazionali distorti, spesso basati sulla performance più che sul consenso, e a una visione della sessualità scollegata dall’affettività.
“Un altro rischio importante riguarda la vulnerabilità. Senza un’educazione precoce al consenso e ai confini corporei, le bambine e i bambini possono avere maggiori difficoltà a riconoscere situazioni inappropriate o a chiedere aiuto. Insegnare fin da piccoli che il corpo è una proprietà personale, che si può dire “no”, che nessuno può toccarci senza il nostro consenso, è una forma concreta di prevenzione”, aggiunge Chiara Borgia, Direttrice Editoriale di Uppa.
Un percorso condiviso tra famiglia e scuola
Per questo motivo, secondo Uppa, l’educazione sessuo-affettiva deve essere un lavoro condiviso tra famiglia e scuola. I propri genitori rappresentano il primo contesto relazionale in cui fare esperienza delle emozioni nella quotidianità e del modo in cui si parla, ci si tocca, si rispettano i confini, ma la scuola può garantire a tutte e tutti, senza disuguaglianze, un accesso equo a informazioni corrette, scientificamente fondate e inclusive. Quando famiglia e scuola collaborano, le bambine e i bambini ricevono messaggi coerenti e sviluppano competenze emotive e relazionali più solide.
Un percorso che riguarda tutte e tutti, senza distinzione di genere e senza rinforzare stereotipi che potrebbero limitare la loro crescita. Maschi e femmine hanno bisogno degli stessi strumenti per apprendere il rispetto del corpo, l’uso di un linguaggio corretto, il valore del consenso e la valorizzazione dell’unicità di ciascuno.
“Le differenze riguardano soprattutto gli aspetti biologici (anatomia, igiene, cambiamenti puberali), ma il modo di affrontare il tema resta comune: chiarezza, serenità, gradualità. Sia i maschi sia le femmine esplorano il proprio corpo, pongono domande, hanno curiosità e sperimentano le emozioni. Tutti hanno bisogno di sentirsi accolti senza giudizio ed è importante evitare di rinforzare stereotipi: non esistono ‘domande da maschio’ o ‘temi da femmina’”, conclude Chiara Borgia, Direttrice Editoriale di Uppa.
Una guida all’educazione sessuale
Per fornire risorse pratiche e affidabili su questi argomenti, Uppa ha pubblicato il libro “Il corpo, le emozioni, l’amore: una guida all’educazione sessuale” di Elena Ravazzolo, con una prefazione di Vera Gheno.
Il volume propone un approccio solido e accessibile, utile per parlare senza imbarazzo né tabù di corpo, emozioni, affettività e sessualità con bambine e bambini. Attraverso esempi e indicazioni pedagogiche mirate per le diverse età (dalla nascita ai 12 anni), il libro accompagna genitori, educatori e insegnanti nel rispondere alle domande dei più piccoli, affrontare curiosità e situazioni delicate e costruire un dialogo continuo basato su ascolto, rispetto e fiducia.
