L’Etica energetica e il “Pragmatismo necessario”



Mentre il Medio Oriente brucia sotto la minaccia di un’escalation senza precedenti tra gli Stati Uniti di Donald Trump e l’Iran, Giorgia Meloni sceglie la via del silenzio etico “per dare spazio alla voce del realismo economico”.

Il recente tour lampo della Premier tra Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti non è solo una missione diplomatica, ma un vero e proprio “scudo” politico alzato per proteggere gli interessi nazionali e, non meno importante, per allontanare i riflettori dalle recenti turbolenze interne che hanno scosso il Consiglio dei Ministri.

La comunità internazionale attende una condanna o un sostegno netto rispetto alle strategie di Washington verso Teheran e alla gestione della crisi a Gaza, l’Italia ha scelto di parlare un’altra lingua: quella dei barili e dei metri cubi di gas.

Meloni è stata chiara: «L’Italia non è in guerra e non intende entrarci». Una frase che, se da un lato rassicura i mercati, dall’altro segna una distanza pragmatica dall’aggressività di Trump, pur senza arrivare allo scontro aperto con l’alleato storico.

Il focus è rimasto rigidamente ancorato alla sicurezza energetica. Con il prezzo dei carburanti che minaccia di travolgere la stabilità sociale italiana (nonostante i recenti tagli alle accise annunciati dal Ministro Giorgetti), la missione nel Golfo serve a consolidare forniture alternative e a garantire che l’economia italiana non rimanga vittima di ritorsioni o blocchi nello stretto di Hormuz.

Non si può ignorare che questo viaggio arrivi nel pieno di una “tempesta perfetta” in patria. Tra le polemiche che hanno colpito diversi esponenti del governo e le recenti debacle parlamentari, la figura di Meloni all’estero, circondata dai leader del Golfo, serve a restituire un’immagine di autorevolezza e operatività. Lo spostamento del baricentro verso la politica estera funge da valvola di sfogo rispetto ai problemi dei “Murazzi” e alle tensioni tra i suoi ministri.

L’elemento più divisivo resta però il silenzio sulle questioni morali. Meloni non ha usato toni di condanna per le aggressioni in corso a Gaza e negli Emirati, né si è schierata apertamente sui diritti violati o sulla sproporzione delle forze in campo.

Il messaggio implicito è che, in un mondo in fiamme, l’Italia non può permettersi il lusso di schierarsi a favore di Trump se questo mette a rischio il riscaldamento delle case o la produzione delle imprese.
E non va contro per le reali questioni nel merito dell’aggressione.

È la vittoria dell’interesse nazionale sopra i valori? Per i critici, si tratta di una capitolazione etica; per il governo, è l’unico modo per tenere l’Italia a galla in un oceano di incertezza.

Per ora Meloni preferisce sedersi al tavolo dove si firma il futuro energetico del Paese, lasciando le grandi questioni del diritto internazionale a data da destinarsi.