La pressione di Trump su Iran avvantaggia la Cina



L’obiettivo dell’amministrazione Trump rimane il medesimo del primo mandato: soffocare l’economia iraniana per costringere la Repubblica Islamica a un nuovo accordo, più restrittivo di quello del 2015 (JCPOA).

Il focus primario è l’azzeramento dell’export petrolifero iraniano. Colpendo le “raffinerie ombra” e le rotte della flotta fantasma, Washington punta a privare Teheran della sua principale fonte di valuta pregiata.

L’Iran ha accelerato l’arricchimento dell’uranio a livelli prossimi a quelli militari (60%). Trump si trova di fronte a un bivio: negoziare un “accordo del secolo” o avallare azioni preventive, magari in coordinamento con Israele, per neutralizzare le infrastrutture nucleari.

Lo Stretto di Hormuz è il “collo di bottiglia” più critico del mondo: da qui transita circa il 20% del consumo mondiale di petrolio.

Perché l’Iran può vincere (tatticamente): Teheran sa che un blocco, anche parziale, dello Stretto farebbe schizzare il prezzo del greggio oltre i 100-120 dollari al barile. Questo causerebbe uno shock inflattivo immediato negli USA e in Europa, minando il consenso politico di Trump.

Un’azione militare a Hormuz provocherebbe una risposta devastante della Quinta Flotta statunitense e alienerebbe i partner regionali dell’Iran, come l’Iraq e i paesi del Golfo, le cui economie dipendono dal passaggio in sicurezza delle navi.

Mentre Washington e Teheran si scontrano, Pechino osserva e incassa.

La Cina è oggi il principale acquirente del petrolio iraniano (spesso scambiato con sconti significativi e fuori dai circuiti finanziari in dollari).

Le sanzioni USA spingono l’Iran tra le braccia di Pechino, che acquista energia a prezzi inferiori a quelli di mercato.

La Cina si pone come il mediatore “razionale” e il partner economico indispensabile per i paesi che vogliono sfuggire all’egemonia del dollaro.

Il sistema BRICS: Il rafforzamento dell’asse Teheran-Pechino accelera la creazione di circuiti commerciali paralleli che non rispondono alle sanzioni occidentali.

La partita tra Trump e l’Iran non è solo un confronto bilaterale, ma un test per l’ordine multipolare. Se la “Massima Pressione” riuscirà a portare l’Iran al tavolo delle trattative senza innescare un conflitto regionale, Trump potrà rivendicare una vittoria storica.

Tuttavia, se il prezzo di questa pressione fosse la chiusura di Hormuz o una definitiva egemonia economica cinese sul Medio Oriente, il costo per l’Occidente potrebbe rivelarsi insostenibile.