Crisi Hormuz: L’Allarme di ACI Europe sul Rischio Paralisi del Carburante Aereo

La tensione geopolitica nello Stretto di Hormuz ha raggiunto un punto critico, innescando un segnale d’allarme senza precedenti per il settore dell’aviazione civile.

ACI Europe, l’associazione che rappresenta gli operatori aeroportuali europei, ha inviato un avvertimento formale alle istituzioni dell’Unione Europea: senza una riapertura immediata e sicura della via d’acqua, il sistema dei trasporti aerei rischia uno stop forzato dovuto alla carenza di carburante.

Lo Stretto di Hormuz non è solo un punto geografico strategico; è l’arteria vitale attraverso cui transita circa il **20-30% del petrolio mondiale** e una quota massiccia di prodotti raffinati, tra cui il Jet A1 (il cherosene utilizzato dagli aerei).

L’attuale blocco o la limitazione estrema del transito marittimo sta creando un effetto domino sulle catene di approvvigionamento globali, colpendo l’Europa con particolare durezza a causa della sua dipendenza dalle importazioni energetiche dal Medio Oriente.

Il Direttore Generale di ACI Europe ha sottolineato che le riserve strategiche degli scali europei non sono infinite. Ecco i punti chiave della crisi delineati dall’associazione:

Molti hub europei operano con sistemi di rifornimento “just-in-time”. Un’interruzione prolungata delle forniture via mare potrebbe svuotare i serbatoi aeroportuali in poche settimane.

La scarsità di offerta ha già spinto i prezzi del carburante per aviazione a livelli record, mettendo a rischio la stabilità finanziaria delle compagnie aeree.

Se il carburante non arriva ai terminali di stoccaggio, gli aeroporti saranno costretti a razionare le forniture, portando inevitabilmente alla cancellazione di voli a lungo e medio raggio.

L’appello di ACI Europe è rivolto direttamente alla Commissione Europea affinché intervenga su più fronti:

Intensificare gli sforzi internazionali per garantire la libera navigazione e la sicurezza delle petroliere nel Golfo.

Valutare lo sblocco di riserve petrolifere d’emergenza specificamente destinate al settore avio per evitare il blocco della mobilità continentale.

Esplorare rotte di approvvigionamento alternative, sebbene queste risultino più costose e logisticamente complesse.

Questa crisi arriva in un momento in cui il settore aereo stava consolidando la ripresa post-pandemica.

Un “energy crunch” causato dalla chiusura di Hormuz non rappresenterebbe solo un danno economico per le compagnie e gli aeroporti, ma avrebbe ripercussioni sistemiche sull’intero indotto turistico e commerciale dell’Unione.

Se Hormuz rimane chiuso, il cielo europeo rischia di svuotarsi. La sicurezza energetica del trasporto aereo è diventata, in queste ore, una priorità assoluta per la tenuta del mercato unico.