Ilaria Salis dice “No” alle primarie: “Il mio impegno è fare la sindaca”



Il campo largo si interroga, ma i nodi da sciogliere restano sul tavolo.

Con una mossa che rimescola i pesi della coalizione progressista, Ilaria Salis declina ufficialmente l’invito a partecipare alle primarie, blindando la propria posizione istituzionale.

La decisione è netta: l’obiettivo resta l’amministrazione della città, senza scendere nell’arena della consultazione interna.

La sindaca ha scelto di non entrare nella competizione dei gazebo, motivando la scelta con la necessità di concentrarsi esclusivamente sul mandato cittadino. Tuttavia, a pesare è anche la sua volontà di non schierarsi nel dualismo tra Elly Schlein e Giuseppe Conte.

Restando fuori dalla contesa, Salis evita di legarsi a una delle due correnti dominanti dell’opposizione, mantenendo un profilo di autonomia che, se da un lato la tutela, dall’altro complica la definizione di una leadership unitaria territoriale.

Le reazioni delle forze politiche non si sono fatte attendere, evidenziando le consuete diverse sensibilità tra le due anime principali dell’alleanza:

I pentastellati restano fermi sulla linea della partecipazione diretta. Per il M5S, “consultare gli elettori è una necessità democratica” a cui non si può rinunciare, specialmente in una fase di costruzione di un progetto alternativo alle destre.

Elly Schlein mantiene un approccio più diplomatico, volto a evitare strappi definitivi. La segretaria dem si è detta fiduciosa, dichiarando che “si troverà un’intesa” capace di tenere insieme le diverse anime della coalizione nonostante l’assenza di un nome forte come quello di Salis nella rosa delle primarie.

L’uscita di scena di Ilaria Salis dalla corsa delle primarie sposta ora l’attenzione sulla ricerca di un candidato (o una candidata) di sintesi. Se Schlein punta sulla mediazione politica per arrivare a un nome condiviso, Conte continua a invocare il passaggio elettorale interno come unico strumento di legittimazione.

Il rischio, come spesso accade, è che la mancanza di una figura federatrice porti la coalizione a una frammentazione proprio a ridosso delle scadenze elettorali.

La sfida per il centrosinistra sarà ora quella di trasformare questo “no” in un’opportunità per definire un programma comune che vada oltre i personalismi.