Giustizia, la maggioranza accelera: riparte l’iter per la riforma della prescrizione



Il dibattito sulla giustizia in Italia torna a scaldarsi.

Con un colpo d’acceleratore impresso dalla Commissione Giustizia del Senato, il centrodestra ha ufficialmente riattivato il percorso legislativo per la riforma della prescrizione.

L’obiettivo è chiaro: modificare l’attuale impianto normativo per tornare a un sistema che garantisca la certezza dei tempi processuali, superando le stratificazioni delle riforme precedenti (Bonafede e Cartabia).

L’Ufficio di presidenza della Commissione Giustizia a Palazzo Madama ha accolto la proposta avanzata dal capogruppo di Forza Italia, Pierantonio Zanettin. Il provvedimento, che ha già incassato il via libera della Camera dei Deputati, riprende dunque il suo cammino parlamentare.

La strategia della maggioranza punta a una rapida approvazione, cercando di sfruttare la compattezza della coalizione su un tema considerato identitario e fondamentale per il “giusto processo”.

A dare ulteriore peso politico all’iniziativa sono state le dichiarazioni di Francesco Paolo Sisto, Viceministro della Giustizia. Sisto ha espresso ottimismo sui tempi di approvazione, delineando una tabella di marcia serrata:

“Spero nel via libera definitivo entro l’estate. È un impegno che abbiamo preso con gli elettori per restituire equilibrio a un istituto fondamentale del nostro diritto penale.”

Secondo Sisto, la riforma non è solo una bandiera politica, ma una necessità tecnica per evitare che i processi si trascinino all’infinito, creando un “fine processo mai” che danneggia sia l’imputato che la parte lesa.

Il cuore della proposta mira a ripristinare la prescrizione sostanziale, ovvero quel meccanismo per cui il reato si estingue se non viene giudicato entro un determinato lasso di tempo, indipendentemente dal grado di giudizio in cui ci si trova.

Ritorno al passato: Superamento della “improcedibilità” introdotta dalla riforma Cartabia.

Certezza del diritto: Il tempo necessario a prescrivere un reato torna a correre anche dopo la sentenza di primo grado.

Garanzie: Bilanciamento tra l’esigenza dello Stato di punire i colpevoli e il diritto del cittadino a non restare sotto processo a vita.

Mentre la maggioranza serra i ranghi, le opposizioni si preparano alla battaglia. Il Movimento 5 Stelle, architetto della riforma Bonafede, parla di un “colpo di spugna” che rischia di mandare al macero migliaia di processi, specialmente quelli più complessi legati alla corruzione o alla criminalità organizzata.

Anche una parte della magistratura esprime preoccupazione, temendo che il ritorno ai vecchi termini di prescrizione, senza un parallelo e massiccio investimento sull’efficienza delle cancellerie e sul numero dei magistrati, possa tradursi in una paralisi del sistema.

Il testo passerà ora all’esame dell’Aula del Senato. Se non verranno apportate modifiche rispetto alla versione approvata dalla Camera, la legge diventerà effettiva subito dopo la firma del Presidente della Repubblica e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Il traguardo di luglio/agosto 2026 appare dunque ambizioso ma, alla luce dell’attuale volontà politica, tutt’altro che impossibile.