Anno III • Numero 245
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QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

Il risiko bancario cambia volto alla banca. Le grandi aggregazioni ridisegnano il rapporto con famiglie e imprese

Rischio bancario e aggregazioni finanziarie

Dopo anni di relativa stabilità, il sistema bancario italiano è entrato in una nuova stagione di profonde trasformazioni.

Le operazioni che coinvolgono UniCredit, Banco BPM, Monte dei Paschi di Siena, Mediobanca, BPER Banca, Popolare di Sondrio e altri protagonisti del credito non rappresentano soltanto una partita finanziaria. Dietro fusioni e acquisizioni si nasconde una domanda molto più importante: quale sarà la banca del futuro?

Il risiko continua, ma la vera partita è un’altra

Nel precedente articolo abbiamo analizzato le ragioni che stanno alimentando la nuova stagione delle aggregazioni bancarie italiane.

Oggi il quadro è ancora in movimento e ogni settimana arrivano nuovi sviluppi.

Questi sviluppi coinvolgono alcuni dei principali gruppi nazionali.

Limitarsi però alla cronaca delle operazioni significherebbe osservare soltanto la superficie del fenomeno.

Le fusioni non rappresentano il traguardo, ma il punto di partenza.

Il vero cambiamento riguarda il modello di banca che nascerà da queste operazioni. Una banca profondamente diversa da quella che abbiamo conosciuto negli ultimi trenta anni.

Perché oggi le banche hanno bisogno di crescere

Negli anni Novanta molte fusioni erano motivate principalmente dall’espansione territoriale. Acquisire una banca significava aumentare il numero delle filiali, conquistare nuovi clienti e rafforzare la presenza in determinate aree geografiche.

Oggi il ragionamento è completamente cambiato. Le banche devono affrontare investimenti enormi in tecnologia, cybersecurity, intelligenza artificiale, cloud computing, gestione dei dati, resilienza operativa e adeguamento alle normative europee.

A questi si aggiungono i costi legati alla sostenibilità, alla protezione dei dati, alla prevenzione del riciclaggio e alla continua evoluzione dei sistemi di pagamento. Nessuna banca può permettersi di rimanere ferma.

Ecco perché la dimensione è diventata un fattore competitivo. Non per costruire istituti più grandi in senso tradizionale, ma per creare organizzazioni capaci di sostenere investimenti sempre più rilevanti.

La spinta arriva anche dall’Europa

Dietro questa trasformazione agisce anche la normativa europea. Negli ultimi anni il settore bancario è stato interessato dall’entrata in vigore o dall’attuazione di numerosi provvedimenti destinati a modificare profondamente l’organizzazione degli intermediari.

Dal pacchetto CRR III e CRD VI, che completa l’attuazione degli accordi di Basilea, al regolamento DORA sulla resilienza operativa digitale, fino all’AI Act, alla futura PSD3 e al progetto FIDA per la condivisione dei dati finanziari, tutte queste iniziative richiedono investimenti consistenti e competenze altamente specializzate.

È anche per questo motivo che il consolidamento bancario non rappresenta una semplice scelta industriale, ma una risposta a un contesto normativo sempre più complesso.

La banca diventa una piattaforma di servizi

Per molti decenni la banca è stata identificata con alcune attività fondamentali: raccogliere risparmio, concedere credito e gestire i pagamenti. Oggi questa definizione non è più sufficiente.

La banca sta progressivamente diventando una piattaforma integrata di servizi finanziari.

La banca sta progressivamente trasformandosi in una piattaforma integrata di servizi, nella quale il credito continua a rappresentare una funzione centrale, ma si affianca a una gamma sempre più ampia di attività.

Alla tradizionale intermediazione finanziaria si aggiungono la gestione del patrimonio, i servizi assicurativi, i pagamenti digitali, l’open banking, la consulenza finanziaria, la protezione dei dati e l’analisi avanzata delle informazioni.

Tutti questi ambiti tenderanno a convergere in un unico ecosistema capace di offrire soluzioni sempre più personalizzate a famiglie e imprese.

Lo sportello non scomparirà, ma cambierà identità

Da molti anni si parla della scomparsa delle filiali bancarie. La realtà è più articolata. Le operazioni quotidiane vengono ormai effettuate attraverso smartphone, computer e ATM evoluti.

Le operazioni bancarie più ricorrenti, come bonifici, pagamenti, ricariche, versamenti o la semplice consultazione del conto, vengono effettuate prevalentemente attraverso smartphone, computer e sportelli automatici evoluti. La progressiva digitalizzazione ha reso queste attività sempre più semplici, veloci e accessibili, modificando profondamente le abitudini della clientela.

Al contrario, il suo ruolo è destinato a evolvere: da luogo in cui si eseguono operazioni amministrative a spazio dedicato alla consulenza, all’ascolto e all’accompagnamento delle decisioni più importanti di famiglie e imprese.

Diventerà sempre meno un luogo dove svolgere operazioni e sempre più uno spazio dedicato alla consulenza.

Da tempo le operazioni bancarie più ricorrenti vengono effettuate prevalentemente attraverso smartphone, computer e sportelli automatici evoluti.

La progressiva digitalizzazione ha reso queste attività sempre più semplici, veloci e accessibili, modificando profondamente le abitudini della clientela.

Ciò non significa, tuttavia, che la filiale sia destinata a scomparire. Al contrario, il suo ruolo è destinato a evolvere: da luogo in cui si eseguono operazioni amministrative a spazio dedicato alla consulenza.

Tra tutte le innovazioni in corso, l’intelligenza artificiale rappresenta probabilmente quella destinata ad avere il maggiore impatto.

Non dobbiamo immaginare una banca senza persone, ma professionisti affiancati da sistemi intelligenti.

Tra tutte le innovazioni in corso, l’intelligenza artificiale rappresenta probabilmente quella destinata ad avere il maggiore impatto. Non dobbiamo immaginare una banca senza persone, ma professionisti affiancati da sistemi intelligenti.

L’intelligenza artificiale potrà analizzare migliaia di bilanci in pochi secondi e monitorare l’evoluzione dei rischi.

Consentirà alle banche di elaborare in pochi secondi una quantità di informazioni impensabile fino a pochi anni fa e di predisporre simulazioni economico-finanziarie.

Non si tratterà di sostituire il giudizio umano, ma di metterlo nelle condizioni di operare con informazioni più complete, tempestive e affidabili.

A questa evoluzione si affiancherà progressivamente l’impiego degli AI Agent, sistemi intelligenti che rappresentano il naturale sviluppo dei tradizionali chatbot. A differenza di questi ultimi, non si limiteranno a rispondere a una domanda, ma saranno in grado di svolgere autonomamente attività complesse: raccogliere informazioni provenienti da fonti diverse, confrontare documenti, verificare la coerenza dei dati, predisporre report e supportare il professionista nelle attività a maggior valore aggiunto. Il risultato non sarà una banca meno “umana”, ma una banca nella quale la tecnologia libererà tempo e risorse da dedicare alla consulenza e alla relazione con il cliente.

L’obiettivo non sarà quello di affidare all’intelligenza artificiale la decisione finale sulla concessione del credito, ma di migliorare la qualità delle informazioni sulle quali tale decisione verrà assunta.

In un contesto economico sempre più complesso, il valore dell’AI non risiederà nella capacità di decidere al posto dell’uomo, ma nella possibilità di consentire a gestori e analisti di decidere meglio.

Il gestore non verrà sostituito. Sarà liberato da molte attività ripetitive e potrà dedicare più tempo alla relazione con il cliente.

Cambiano le competenze del bancario

Se cambia la banca, cambia inevitabilmente anche il lavoro al suo interno.

Il bancario del futuro dovrà conoscere la finanza, ma anche la tecnologia. Dovrà comprendere i principi dell’intelligenza artificiale, della cybersecurity e della sostenibilità.

Accanto alle competenze tecniche crescerà ancora di più il valore delle qualità che da sempre caratterizzano il rapporto tra banca e cliente.

La capacità di ascoltare, comprendere le reali esigenze dell’imprenditore o della famiglia e accompagnare le decisioni più delicate diventerà il principale elemento distintivo della consulenza bancaria.

Per quanto sofisticati possano diventare gli algoritmi, nessuna tecnologia sarà in grado di sostituire completamente il giudizio, l’esperienza e la sensibilità che nascono dalla relazione tra persone.

Per il mondo produttivo la trasformazione sarà ancora più evidente.

Le imprese continueranno ad avere bisogno del credito, ma cambierà il modo di ottenerlo. Non basterà più presentare un buon bilancio.

Per il mondo produttivo la trasformazione sarà ancora più evidente. Le imprese continueranno ad avere bisogno del credito. Ma cambierà il modo di ottenerlo. Non basterà più presentare un buon bilancio. Le banche guarderanno con crescente attenzione al business plan, alla qualità della governance, alla capacità di innovazione, alla sostenibilità del modello di business, alla gestione dei rischi geopolitici e alla resilienza della supply chain. Il credito sarà sempre più orientato al futuro e non soltanto ai risultati del passato. È un tema che approfondiremo nel prossimo articolo di questa serie.

Che cosa cambia per le famiglie

Anche il cliente privato vivrà una trasformazione significativa. Le operazioni quotidiane diventeranno sempre più semplici e immediate. Al contrario, le decisioni importanti richiederanno una consulenza sempre più personalizzata.

Le decisioni economiche più importanti continueranno a richiedere il confronto con un professionista. L’acquisto di una casa, la gestione dei risparmi, la pianificazione della pensione, l’organizzazione di un passaggio ereditario o la tutela del patrimonio familiare sono scelte che incidono sul futuro delle persone.

In tutti questi ambiti, il valore della relazione, dell’esperienza e della fiducia continuerà a rappresentare un elemento essenziale del servizio bancario.

Il rischio della desertificazione bancaria

Esiste però anche un’altra faccia del cambiamento. La riduzione del numero delle filiali rischia di lasciare prive di servizi bancari numerose aree interne del Paese.

Il tema dell’inclusione finanziaria sta assumendo un’importanza crescente. La sfida sarà trovare un equilibrio tra efficienza economica e presenza sul territorio.

Uno scenario europeo

Il consolidamento non riguarda soltanto l’Italia. In Francia, Spagna, Germania e negli altri principali Paesi europei sono in corso processi analoghi.

La competizione non si gioca più esclusivamente tra banche tradizionali, ma entra in scena un panorama di grandi operatori tecnologici, fintech, piattaforme digitali e nuovi modelli di servizio.

Osservando il susseguirsi delle operazioni di aggregazione si potrebbe pensare che il cambiamento riguardi soltanto gli assetti proprietari delle banche. In realtà, la vera rivoluzione è molto più profonda.

La banca che nascerà da questo processo non sarà definita dal numero degli sportelli o dalle dimensioni del proprio patrimonio, ma dalla capacità di accompagnare famiglie e imprese in un contesto economico sempre più complesso.

  • Meno sportelli tradizionali e più consulenza.
  • Diffusione dell’intelligenza artificiale nei processi operativi.
  • Crescita degli AI Agent a supporto dei professionisti.
  • Maggiore integrazione tra banca, assicurazione e gestione patrimoniale.
  • Open banking e condivisione sicura dei dati finanziari.
  • Investimenti sempre più consistenti in cybersicurezza.
  • Credito orientato ai progetti e non soltanto ai bilanci.
  • Maggiore attenzione ai criteri ESG e alla resilienza delle imprese.
  • Relazioni sempre più personalizzate con famiglie e aziende.

Il risiko, dunque, è soltanto il primo capitolo di una storia molto più ampia. Nel prossimo articolo analizzeremo il cambiamento forse più importante di tutti: come evolverà il rapporto tra banca e impresa e perché il credito del futuro non si misurerà più soltanto attraverso il bilancio, ma anche attraverso la qualità del progetto imprenditoriale, della governance e della capacità di creare valore nel lungo periodo.