Anno III • Numero 245
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La morte del piccolo Mattia Maestri: i pericoli del latte crudo e perché non va bene consumarlo

La morte di Mattia Maestri è avvenuta dopo quasi nove anni trascorsi in stato vegetativo. Questo stato è stato causato da una grave infezione contratta all’età di quattro anni, dopo avere assunto del latte crudo contaminato. La sua storia ha riportato l’attenzione su un tema che periodicamente torna al centro del dibattito: la sicurezza alimentare e, in particolare, il consumo di latte crudo e di prodotti derivati.

Secondo quanto ricostruito dalle autorità sanitarie e giudiziarie, il bambino aveva sviluppato una grave infezione da Escherichia coli produttore di Shiga tossina (STEC). Questa infezione ha provocato una sindrome emolitico-uremica (SEU), che è una delle complicanze più gravi di questo tipo di infezioni. Sebbene eventi di questa gravità siano fortunatamente molto rari, rappresentano un’importante occasione per ricordare che alcuni alimenti apparentemente naturali possono comportare rischi microbiologici se consumati senza adeguate precauzioni.


Sull’argomento facciamo chiarezza con la dottoressa Laura Mazzotta, Medico Chirurgo Specialista in Igiene e Medicina Preventiva e nutrizione clinica presso il Poliambulatorio AEsthe Medica di Ferrara.

Facciamo chiarezza sull’argomento con la dottoressa Laura Mazzotta, Medico Chirurgo Specialista in Igiene e Medicina Preventiva e nutrizione clinica presso il Poliambulatorio AEsthe Medica di Ferrara.

Dottoressa Mazzotta, il latte crudo può essere considerato un alimento pericoloso?

Il latte crudo non è un alimento “pericoloso” in sé: proviene semplicemente dall’animale senza aver subito il trattamento termico della pastorizzazione. Tuttavia, proprio perché mantiene inalterata la flora microbica originaria, può contenere batteri patogeni che, nella maggior parte degli adulti sani, possono provocare soltanto disturbi gastrointestinali, ma nei bambini piccoli, negli anziani, nelle donne in gravidanza e nelle persone immunodepresse possono determinare conseguenze estremamente serie.

Oggi la sicurezza alimentare ha raggiunto livelli molto elevati grazie ai controlli veterinari e alle norme igieniche negli allevamenti. Tuttavia, nessun sistema può eliminare completamente il rischio biologico. Per questo motivo, la prevenzione continua a rappresentare lo strumento più efficace.

Perché è necessario seguire le linee guida delle autorità sanitarie?

Conoscere la differenza tra latte crudo e latte pastorizzato, sapere quando un prodotto può essere consumato in sicurezza e comprendere chi dovrebbe evitarlo consente di ridurre in modo significativo il rischio di infezioni evitabili.

Quali sono i pericoli del latte crudo?

L’infezione da STEC può evolvere nella sindrome emolitico-uremica, caratterizzata da anemia emolitica e insufficienza renale acuta. Questa complicanza interessa soprattutto i bambini sotto i cinque anni ed è una delle principali cause di insufficienza renale acuta in età pediatrica.

È importante ricordare che il rischio non riguarda soltanto il latte crudo bevuto direttamente, ma anche alcuni prodotti realizzati con latte non pastorizzato. Molti formaggi stagionati presentano un rischio molto inferiore grazie ai processi di maturazione.

In realtà, dal punto di vista nutrizionale, la pastorizzazione comporta modifiche minime e non riduce in maniera significativa il valore nutrizionale dell’alimento. Al contrario, il beneficio in termini di sicurezza è enorme.

Particolare cautela deve essere riservata ai bambini piccoli, alle donne in gravidanza e agli anziani. Anche una modesta contaminazione può avere conseguenze importanti.

Oggi si usa ancora il latte crudo?

Sì. Il latte crudo è ancora disponibile e commercializzato tramite distributori automatici e come materia prima per la produzione di formaggi tradizionali. Molti consumatori lo scelgono per motivi di gusto e per il desiderio di acquistare direttamente dal produttore.

È importante sottolineare che il latte crudo viene utilizzato anche per valorizzare produzioni tipiche e DOP. Le caratteristiche microbiologiche contribuiscono allo sviluppo dell’aroma e della qualità del prodotto finale.

La scelta non è tra naturale e industriale, ma tra consumo consapevole e consumo inconsapevole.

mattia maestri