Anno III • Numero 245
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Carceri italiane al limite: sovraffollamento record e caldo oltre i 40 gradi

Due prigionieri in una cella

Il rapporto di metà anno di Antigone descrive un sistema penitenziario in grave difficoltà. Gonnella: «Le carceri stanno diventando polveriere»

Sovraffollamento, temperature estreme, carenze igieniche, disagio psichico e suicidi. È il quadro delle carceri italiane delineato da Antigone nel rapporto di metà anno 2026, dedicato alle condizioni di detenzione nel Paese.

Secondo l’associazione, la crisi strutturale del sistema penitenziario sarebbe stata ulteriormente aggravata dalle ondate di caldo dell’estate. Le misure adottate dal Governo, sostiene Antigone, non avrebbero prodotto finora risultati sufficienti per ridurre la pressione sugli istituti.

Sovraffollamento delle carceri vicino al 140%

Al 28 luglio 2026, secondo i dati riportati dall’associazione, nelle carceri italiane erano presenti 64.741 detenuti, a fronte di 46.343 posti effettivamente disponibili. Il tasso reale di affollamento avrebbe così raggiunto il 139,7%.

Una situazione che Antigone definisce insostenibile e che riporta il sistema penitenziario verso livelli che non si registravano dal 2013, anno della sentenza Torreggiani con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò l’Italia per le condizioni degradanti derivanti dal sovraffollamento.

I dati già pubblicati nel XXII Rapporto di Antigone indicavano, al 30 aprile 2026, 64.436 persone detenute e 46.318 posti realmente disponibili, con un affollamento effettivo del 139,1%.

Puglia, Molise e Basilicata tra le regioni più in difficoltà

La situazione non è uniforme sul territorio nazionale. In base al rapporto di metà anno, la Puglia avrebbe raggiunto un tasso di affollamento del 180,4%, seguita dal Molise con il 165,9%, dalla Basilicata con il 162,5% e dalla Lombardia con il 157,9%.

In sei istituti il numero dei detenuti risulterebbe superiore al doppio dei posti disponibili. Le condizioni più critiche sarebbero state rilevate a Lucca, con un affollamento del 256,8%, a Milano San Vittore, con il 223,6%, e a Latina, con il 220,8%.

Nel corso di 72 visite effettuate negli ultimi dodici mesi, Antigone avrebbe inoltre riscontrato che nel 44% degli istituti esistono celle nelle quali lo spazio calpestabile è inferiore alla soglia minima di tre metri quadrati per detenuto.

Nel 2025 la magistratura di sorveglianza avrebbe accolto 6.539 reclami riguardanti trattamenti inumani o degradanti, il 12% in più rispetto all’anno precedente.

Celle oltre i 40 gradi e accesso limitato all’acqua fresca

Durante l’estate, le condizioni di vita diventano ancora più difficili. Antigone riferisce che oltre il 60% della popolazione detenuta è sottoposto a un regime di custodia chiusa e trascorre gran parte della giornata all’interno della cella.

Negli ambienti sovraffollati, le temperature possono superare i 40 gradi. In alcuni istituti le schermature applicate alle finestre ostacolerebbero anche la normale circolazione dell’aria.

A questo si aggiunge la scarsità di ventilatori. I detenuti privi di risorse economiche, sottolinea l’associazione, spesso non possono acquistarli autonomamente.

Antigone critica anche la direttiva del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del 23 aprile 2026, che avrebbe disposto la rimozione dei frigoriferi dalle celle e dai corridoi, consentendone l’utilizzo soltanto negli spazi comuni. La conseguenza sarebbe una minore autonomia nell’accesso all’acqua fresca, in particolare durante la notte.

Cimici, problemi idrici e attività sospese

Il rapporto segnala anche condizioni igienico-sanitarie problematiche. Infestazioni di cimici da letto sarebbero state riscontrate negli istituti di Venezia, Monza e Pisa.

Nel carcere di Milano Opera, un guasto avrebbe provocato l’interruzione del servizio idrico, rendendo necessario il ricorso alle bottiglie d’acqua fornite dalla Croce Rossa.

Durante i mesi estivi si interrompono inoltre molte attività scolastiche, mentre rallentano quelle organizzate dal volontariato. Per Antigone, l’isolamento e l’assenza di iniziative possono alimentare una condizione di apatia, aumentando la vulnerabilità delle persone detenute.

Salute mentale, psicofarmaci e suicidi in carcere

Nei primi sette mesi del 2026, almeno 38 persone si sarebbero tolte la vita nelle carceri italiane. La vittima più giovane sarebbe stata una ragazza di 21 anni detenuta a Trento, mentre la più anziana un uomo di 73 anni a Padova.

Il 50% dei suicidi avrebbe riguardato detenuti di origine straniera, un dato che, secondo l’associazione, evidenzia una particolare condizione di vulnerabilità.

Il rapporto indica inoltre una media di 26,5 atti autolesivi ogni 100 detenuti. Il 9,3% della popolazione carceraria presenterebbe diagnosi psichiatriche gravi, in un contesto caratterizzato dalla carenza di assistenza psicologica e psichiatrica.

Il 20,5% dei detenuti assumerebbe regolarmente stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi, mentre il 46% farebbe ricorso a sedativi o ipnotici.

Antigone critica le politiche del Governo

Secondo Antigone, le politiche dell’Esecutivo, concentrate sull’introduzione di nuovi reati e sull’inasprimento delle pene, non affronterebbero le cause strutturali del sovraffollamento.

Il piano di edilizia penitenziaria avviato nel 2025 avrebbe dovuto creare 10.000 nuovi posti entro la fine del 2027. L’associazione sostiene tuttavia che i posti effettivamente disponibili siano diminuiti di 424 unità.

Dubbi vengono espressi anche sul provvedimento destinato ai detenuti con dipendenze. Sebbene sia stata prospettata la possibilità di coinvolgere 10.000 persone, la copertura finanziaria prevista consentirebbe, secondo Antigone, di finanziare ogni anno un massimo di 600 percorsi.

Gonnella: «Investire sul reinserimento»

«Il sovraffollamento carcerario che stiamo documentando è l’effetto diretto e drammatico di un Governo che crea in continuazione nuovi reati e inasprisce le pene», ha dichiarato Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

Secondo Gonnella, la risposta agli episodi di cronaca sarebbe prevalentemente emergenziale e repressiva, con il rischio di trasformare gli istituti penitenziari in «polveriere».

Il presidente dell’associazione segnala inoltre che, nel primo semestre del 2026, le misure alternative alla detenzione sarebbero diminuite del 7%.

Per Antigone, la strada da seguire passa dal rafforzamento delle misure alternative, dalla tutela della salute mentale e dagli investimenti in istruzione, lavoro e reinserimento sociale. Interventi considerati indispensabili anche per ridurre la recidiva e rendere il sistema penitenziario più vicino ai principi stabiliti dalla Costituzione.