Anno III • Numero 245
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Attentato a Sigfrido Ranucci, arrestato Valter Lavitola: per la Procura sarebbe il mandante

Due uomini in abiti formali.

Custodia cautelare in carcere anche per Gomes Clesio Tavares, attualmente all’estero. Agli indagati viene contestata l’aggravante del metodo mafioso.

Valter Lavitola è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato dinamitardo avvenuto nell’ottobre 2025 davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report.

I carabinieri del Nucleo investigativo hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari di Roma. L’ex editore e imprenditore era stato perquisito il 4 luglio; pochi giorni dopo era stato convocato in Procura e si era avvalso della facoltà di non rispondere, rendendo dichiarazioni spontanee.

Secondo l’ipotesi formulata dalla Procura di Roma, Lavitola sarebbe il mandante dell’attentato. Nei suoi confronti viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso. Si tratta di accuse ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria: l’indagato deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Misura cautelare anche per Tavares

La stessa ordinanza riguarda Gomes Clesio Tavares, ritenuto dagli investigatori un possibile intermediario tra Lavitola e il gruppo che avrebbe organizzato ed eseguito l’attacco.

Anche per Tavares è stata disposta la custodia cautelare in carcere. L’uomo si troverebbe attualmente in Africa e, secondo l’accusa, avrebbe partecipato alla progettazione dell’attentato dinamitardo.

Le precedenti ricostruzioni investigative avevano già indicato Tavares come il soggetto che avrebbe messo in contatto Lavitola con i presunti esecutori materiali. Gli inquirenti avevano inoltre effettuato una perquisizione nella sua abitazione.

L’attentato dell’ottobre 2025

L’attacco avvenne il 16 ottobre 2025 nei pressi dell’abitazione di Ranucci, a Campo Ascolano, nel territorio di Pomezia. L’esplosione distrusse l’automobile del giornalista e danneggiò quella della figlia, parcheggiata nelle vicinanze. Non si registrarono feriti.

Secondo la ricostruzione della Procura, l’ordigno era potenzialmente letale. L’inchiesta riguarda, tra le altre ipotesi di reato, l’uso di esplosivo, la minaccia e il danneggiamento, con contestazioni aggravate dalle modalità mafiose.

Le indagini e i primi quattro arresti

L’inchiesta è coordinata dal procuratore di Roma Francesco Lo Voi. Avviata dal pubblico ministero Carlo Villani, successivamente nominato alla guida della Procura di Velletri, è ora seguita dal magistrato della Direzione distrettuale antimafia Edoardo De Santis.

Alla fine di giugno erano già state eseguite quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna, ritenuti dalla Procura i presunti esecutori materiali dell’attentato.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di detenzione, porto in luogo pubblico e impiego di un ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento. Le contestazioni sono aggravate dall’ipotesi che abbiano agito in più di cinque persone e avvalendosi di modalità di tipo mafioso.

Il Tribunale del Riesame di Roma aveva successivamente confermato le misure cautelari disposte nei confronti dei quattro presunti esecutori e l’aggravante del metodo mafioso.

Le indagini proseguono per ricostruire tutti i passaggi dell’organizzazione dell’attentato, accertare il movente e definire le responsabilità delle persone coinvolte.