Anno III • Numero 245
9772039198001

QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

Addio a Livio Berruti, l’oro a Roma 1960 si è spento all’età di 87 anni. La sua carriera

In foto un atleta durante la gara

Livio Berruti si è spento all’età di 87 anni dopo una breve malattia. E’ stato il primo europeo a vincere l’oro sui 200 metri ad una Olimpiade. L’Italia perde un punto di riferimento nello sport

Il mondo dello sport azzurro e l’intera nazione piangono la scomparsa di una delle sue figure più emblematiche, eleganti ed amate di sempre. All’età di 87 anni si è spento un vero gigante della nostra atletica, un campione capace di scrivere una pagina indelebile e memorabile nella storia olimpica e sociale italiana. La notizia del decesso, avvenuto in una clinica del capoluogo piemontese al termine di una breve malattia, ha lasciato un profondo vuoto nel cuore degli appassionati.

Livio Berruti si è congedato lasciando in eredità il ricordo irripetibile di una parabola agonistica e umana straordinaria, legata a doppio filo con la rinascita e il riscatto del nostro Paese nel secondo dopoguerra.

Chi era Livio Berruti, la carriera dell’atleta italiano

Nato a Torino il 19 maggio del 1939, Livio Berruti ha rappresentato l’incarnazione ideale dello sportivo d’altri tempi, capace di abbinare una grande naturalezza di corsa a una spiccata statura intellettuale e morale. La sua figura rimarrà per sempre scolpita nell’albo d’oro dello sport mondiale soprattutto per la leggendaria medaglia d’oro conquistata ai Giochi Olimpici di Roma del 1960 nella gara dei 200 metri piani. Il 3 settembre di quell’anno, sulla pista rossa dello Stadio Olimpico, fermò il cronometro sul tempo di 20”5, valore che aveva già fatto registrare qualche ora prima nelle semifinali e che valse l’eguagliamento del record mondiale della specialità. Quella vittoria fu uno spartiacque di portata storica: fu infatti il primo velocista europeo a conquistare l’oro olimpico su quella distanza, interrompendo la lunghissima e storica supremazia degli atleti nordamericani.

Gli esordi a Torino e la rapida crescita agonistica

Il percorso sportivo di Livio Berruti cominciò negli anni dell’adolescenza, mentre frequentava con profitto le aule del liceo classico Cavour a Torino. Inizialmente la sua grande passione era il tennis, disciplina a cui avrebbe voluto dedicarsi a tempo pieno. Tuttavia, i brillanti e precoci risultati ottenuti nelle competizioni scolastiche di velocità lo convinsero progressivamente a concentrare le sue energie sulla pista d’atletica. Entrato nel gruppo sportivo Lancia, Livio Berruti affinò in breve tempo una falcata elegante, fluida e leggera, specializzandosi con grande successo nelle gare dei 100 e dei 200 metri.

La sua crescita tecnica ed agonistica fu incredibilmente rapida. Già verso la fine degli anni Cinquanta si affermò con decisione tra i migliori velocisti della scena nazionale. Nel 1957, Livio Berruti conquistò il suo primo titolo italiano assoluto sia nei 100 che nei 200 metri, dando così inizio a una lunghissima scia di successi in ambito nazionale. La sua carriera lo avrebbe portato a collezionare ben 15 titoli tricolori (nello specifico 6 nei 100 metri, 8 nei 200 metri e 1 nella staffetta 4×100), dominando lo sprint italiano per oltre un decennio.

Il trionfo a Roma 1960: l’icona del miracolo economico

Il 1960 rappresentò l’anno della consacrazione globale. Livio Berruti arrivò alla semifinale dei 200 metri alle Olimpiadi di Roma da giovane e talentuoso outsider, ma sfoderò una prestazione eccezionale correndo in 20″5 ed eguagliando il primato mondiale. Poche ore dopo, nella tanto attesa finalissima, si ripeté fermando nuovamente il cronometro sul medesimo tempo di 20″5, precedendo l’americano Lester Carney e il francese Abdou Seye. Il cronometraggio elettrico ufficioso dell’epoca registrò per l’azzurro un tempo di 20″62.

L’immagine di Livio Berruti che corre verso la vittoria indossando i suoi inseparabili occhiali scuri e le calze bianche divenne una delle fotografie simbolo dell’Italia moderna. Il suo trionfo travalicò l’ambito puramente atletico, trasformandosi nel simbolo visivo del miracolo economico italiano e della voglia di riscatto di un’intera generazione. La sua impresa fu accostata per impatto sociale ed emotivo al trionfo di Domenico Modugno con la celebre canzone “Volare” al Festival di Sanremo del 1958.

Durante la rassegna olimpica di Roma 1960, Livio Berruti finì al centro delle cronache anche per il suo celebre e favoleggiato flirt con Wilma Rudolph, la formidabile sprinter statunitense che sulla stessa pista Olimpica conquistò tre medaglie d’oro (nei 100, nei 200 e nella staffetta 4×100 metri). La celebre campionessa americana è poi morta nel 1994 a soli 54 anni, lasciando un ricordo indelebile nel mondo dello sport.

Le Olimpiadi successive e il legame indissolubile con lo sport

Dopo la magica parentesi romana, Livio Berruti continuò a gareggiare ad altissimo livello per molti anni. Nel 1960 portò il record italiano dei 100 metri a 10″2, tempo che eguagliava anche il primato europeo del periodo. Ai Giochi Olimpici di Tokyo 1964 chiuse al quinto posto la finale dei 200 metri, risultando ancora una volta il miglior corridore europeo della gara, oltre a cogliere il settimo posto con la staffetta 4×100.

Nel 1966 fu settimo nei 200 metri agli Europei di Budapest, mentre nel 1968 partecipò alla sua terza Olimpiade a Città del Messico, venendo eliminato ai quarti nei 200 metri e conquistando un altro ottimo settimo posto nella finale della 4×100. Per tutta la sua attività agonistica, Livio Berruti rimase un autentico dilettante nello spirito, conciliando gli allenamenti con gli studi universitari e laureandosi in chimica industriale presso l’Università di Padova. Il 26 febbraio 2006, la sua Torino gli rese omaggio inserendolo tra gli otto atleti italiani portatori della bandiera olimpica durante la cerimonia di chiusura dei Giochi invernali. Con la sua scomparsa, l’Italia perde un campione unico, simbolo eterno di classe, dignità e trionfo.