Anno III • Numero 245
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QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

NVIDIA e la grande corsa all’intelligenza artificiale: quanto valore dovrà produrre l’AI per giustificare questi investimenti?

NVIDIA AI processor inside a large data centre built to support artificial intelligence infrastructure

I ricavi di NVIDIA superano i 96 miliardi di dollari in un trimestre e la società ne prevede 108 nel successivo.

Dietro questi numeri non c’è soltanto il successo di un produttore di chip, ma uno dei più grandi cicli di investimento tecnologico della storia. La vera domanda diventa allora un’altra: l’intelligenza artificiale riuscirà a produrre nell’economia reale abbastanza valore da remunerare tutto il capitale che stiamo investendo?

Ci sono trimestrali che raccontano l’andamento di un’impresa e altre che finiscono per raccontare qualcosa di molto più grande.

Quella appena pubblicata da NVIDIA appartiene certamente alla seconda categoria.

Nel secondo trimestre dell’esercizio fiscale 2027, chiuso il 26 luglio 2026, il gruppo americano ha registrato ricavi per 96,2 miliardi di dollari, più che raddoppiati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per il trimestre successivo NVIDIA prevede circa 108 miliardi di dollari di fatturato, ancora sopra le attese degli analisti.

Numeri che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati difficilmente immaginabili per un produttore di semiconduttori.

Ma considerarli soltanto il risultato della straordinaria crescita di una società sarebbe probabilmente un errore.

NVIDIA è diventata uno dei migliori osservatori possibili per comprendere ciò che sta accadendo nell’intero ecosistema dell’intelligenza artificiale.

Dai semiconduttori all’economia dell’AI

Per molto tempo il mercato di riferimento di NVIDIA è stato relativamente semplice da individuare: semiconduttori, processori grafici, gaming, workstation e successivamente data center.

Oggi quella classificazione non basta più.

Le GPU progettate dall’azienda sono diventate una delle infrastrutture fondamentali attraverso cui vengono addestrati e utilizzati i grandi modelli di intelligenza artificiale. I suoi concorrenti non sono quindi soltanto gli altri produttori di chip. NVIDIA si trova al centro di una catena economica molto più ampia:

capitale → data center → semiconduttori → capacità di calcolo → modelli di AI → applicazioni → imprese → produttività → ricavi.

È questa catena che occorre osservare per comprendere veramente i suoi risultati.

E i numeri del mercato confermano la dimensione del cambiamento.

Secondo l’ultima previsione di Gartner, pubblicata il 24 agosto 2026, il mercato mondiale dei semiconduttori potrebbe raggiungere 1.555 miliardi di dollari nel 2026, contro circa 809 miliardi nel 2025: una crescita del 92%. Gartner prevede inoltre che la quota dei ricavi dei semiconduttori riconducibile all’ecosistema dei data center AI passerà dal 36,5% del 2026 a oltre il 53% entro il 2030.

Non siamo quindi semplicemente davanti alla crescita di una società.

Sta cambiando la struttura stessa dell’industria tecnologica.

Un mercato dell’AI da 2.600 miliardi di dollari

Se allarghiamo ulteriormente l’osservazione, le dimensioni diventano ancora più impressionanti.

Gartner stima che la spesa mondiale legata all’intelligenza artificiale raggiungerà nel 2026 circa 2.596 miliardi di dollari, il 47% in più rispetto al 2025.

Ma è soprattutto la composizione di questa cifra a essere interessante.

Circa 1.432 miliardi, oltre la metà del totale, riguarderebbero infatti l’infrastruttura AI: server, capacità computazionale, reti, semiconduttori e sistemi necessari a far funzionare i modelli.

Il software AI rappresenterebbe invece circa 453 miliardi e i servizi circa 586 miliardi.

Questo ci dice qualcosa di importante.

In questa fase della rivoluzione dell’intelligenza artificiale stiamo investendo soprattutto per costruire la macchina.

Solo successivamente dovremo verificare quanto quella macchina sarà capace di produrre.

La nuova corsa all’oro

C’è una metafora frequentemente utilizzata per descrivere NVIDIA: durante una corsa all’oro, spesso chi guadagna di più non è necessariamente chi trova l’oro, ma chi vende pale e picconi ai cercatori.

La metafora è imperfetta, ma rende bene ciò che sta accadendo.

Le grandi società tecnologiche stanno investendo somme enormi per costruire data center e acquistare capacità computazionale.

Secondo Reuters, la spesa delle Big Tech per le infrastrutture AI dovrebbe superare nel 2026 730 miliardi di dollari, contro circa 400 miliardi dell’anno precedente.

E NVIDIA si trova esattamente nel punto in cui buona parte di questa domanda si trasforma immediatamente in fatturato.

Finché Microsoft, Amazon, Meta, Google e gli altri protagonisti della rivoluzione AI continueranno a costruire infrastrutture, qualcuno dovrà fornire loro la capacità di calcolo necessaria.

Ed è qui che NVIDIA ha costruito il proprio vantaggio competitivo.

Il paradosso: i ricavi sono già reali, molti ritorni economici ancora no

Arriviamo così al punto forse più interessante.

NVIDIA vende oggi.

Gli hyperscaler investono oggi.

I data center vengono costruiti oggi.

Le GPU vengono acquistate oggi.

Ma una parte significativa dei ritorni economici attesi dall’intelligenza artificiale appartiene ancora al futuro.

Le imprese stanno certamente introducendo strumenti di AI nei processi produttivi, nella gestione dei dati, nel marketing, nella programmazione, nell’assistenza ai clienti e nelle attività amministrative.

Ma l’adozione aziendale appare ancora molto diversa dall’enorme velocità con cui cresce l’investimento infrastrutturale.

La stessa Gartner osserva che, fino a questo momento, la spesa AI è stata trainata soprattutto dalle società tecnologiche e dagli hyperscaler, mentre molte imprese continuano a utilizzare l’intelligenza artificiale prevalentemente per miglioramenti incrementali di efficienza e produttività, piuttosto che per trasformazioni radicali dei modelli di business.

È qui che nasce il grande interrogativo economico dei prossimi anni.

Quanto valore dovrà produrre l’intelligenza artificiale per remunerare tutto questo capitale?

Dall’investimento alla produttività

Un investimento tecnologico può essere economicamente sostenibile soltanto se, prima o poi, genera un ritorno.

Per l’intelligenza artificiale questo ritorno potrà assumere molte forme: maggiore produttività del lavoro, riduzione dei costi, automazione delle attività ripetitive, nuovi prodotti, nuovi servizi, incremento dei ricavi, riduzione degli errori, maggiore capacità di analisi e accelerazione dei processi decisionali.

Il vero banco di prova dell’AI non saranno quindi soltanto ChatGPT, Claude, Gemini o gli altri strumenti che stanno cambiando il nostro rapporto quotidiano con la tecnologia.

Sarà il conto economico delle imprese.

Quando l’intelligenza artificiale comincerà a produrre sistematicamente più ricavi, più margini o minori costi, l’investimento infrastrutturale troverà la propria giustificazione economica.

Se questo processo dovesse invece procedere molto più lentamente della crescita degli investimenti, potrebbe crearsi una distanza pericolosa tra aspettative e risultati.

NVIDIA vende chip, ma ormai finanzia anche l’ecosistema

Esiste poi un ulteriore elemento che merita attenzione.

NVIDIA non si limita più a beneficiare della crescita dell’infrastruttura AI.

Sta contribuendo anche a finanziarla.

Nell’agosto 2026 la società ha annunciato partnership con Apollo, BlackRock, Blackstone, Brookfield, Goldman Sachs e KKR per creare piattaforme capaci di mobilitare oltre 500 miliardi di dollari di capitale di terzi destinato alle infrastrutture di AI.

La dimensione finanziaria della rivoluzione tecnologica diventa quindi sempre più evidente.

Reuters ha segnalato come proprio questi meccanismi abbiano cominciato ad attirare l’attenzione degli investitori, preoccupati dalla possibilità che finanziamenti, garanzie, partecipazioni e acquisti di capacità computazionale possano creare rapporti sempre più circolari all’interno dell’ecosistema AI.

Non significa necessariamente che ci troviamo davanti a una bolla.

Significa però che dobbiamo cominciare a guardare non soltanto ai ricavi prodotti dall’AI, ma anche alla qualità economica della domanda che li genera.

Una bolla oppure una nuova rivoluzione industriale?

È inevitabile, davanti a numeri di questa portata, ricordare la bolla delle dot-com.

Anche alla fine degli anni Novanta si investivano somme enormi sulla promessa che Internet avrebbe trasformato l’economia.

Quella previsione era corretta.

Internet ha realmente cambiato il mondo.

Eppure migliaia di società fallirono e una quantità enorme di capitale venne distrutta.

Le due cose non erano in contraddizione.

Una tecnologia può essere rivoluzionaria e contemporaneamente generare una fase di euforia finanziaria.

È accaduto anche con le ferrovie nell’Ottocento, con l’elettricità, con le telecomunicazioni e con molte altre grandi infrastrutture.

Potrebbe accadere nuovamente.

L’intelligenza artificiale potrebbe trasformare profondamente l’economia mondiale e, nello stesso tempo, alcuni degli investimenti realizzati durante questa fase potrebbero rivelarsi eccessivi o poco redditizi.

La vera sfida: spostare il valore dall’infrastruttura all’economia reale

Per questo nei prossimi anni dovremo probabilmente osservare un indicatore diverso dal semplice numero di GPU vendute.

Dovremo verificare quanto velocemente il valore riuscirà a percorrere l’intera catena:

GPU → capacità computazionale → AI → applicazioni → imprese → produttività → profitti.

Oggi una parte enorme del valore economico si concentra nei primi anelli.

NVIDIA vende processori.

I produttori di memoria vendono componenti.

I costruttori realizzano data center.

I fornitori di energia alimentano infrastrutture sempre più potenti.

I cloud provider vendono capacità computazionale.

La vera partita, tuttavia, si giocherà negli ultimi anelli della catena.

Le aziende che utilizzano quella capacità dovranno dimostrare di poter generare abbastanza valore da sostenere economicamente ciò che è stato costruito a monte.

I 108 miliardi che interrogano l’economia mondiale

È forse questo il significato più interessante della trimestrale NVIDIA.

I 108 miliardi di dollari di ricavi attesi nel prossimo trimestre non rappresentano soltanto una straordinaria previsione aziendale.

Sono anche la fotografia di quanto velocemente il mondo stia scommettendo sull’intelligenza artificiale.

Una scommessa sostenuta da centinaia di miliardi di investimenti, dalla costruzione di enormi data center e da una trasformazione senza precedenti del mercato dei semiconduttori.

Ma dopo la fase dell’investimento arriverà inevitabilmente quella della verifica.

La domanda non sarà più soltanto:

quanto crescerà NVIDIA?

Sarà:

quanto valore riuscirà a produrre l’intelligenza artificiale nell’economia reale?

Perché alla fine anche la più grande rivoluzione tecnologica deve confrontarsi con una regola economica molto antica: il capitale investito deve produrre un rendimento.

Se l’intelligenza artificiale riuscirà a generare produttività, nuovi ricavi e nuovi modelli di business sufficienti a remunerare questa gigantesca infrastruttura, i numeri di NVIDIA che oggi ci sembrano straordinari potrebbero essere soltanto l’inizio.

Se invece il valore prodotto crescerà molto più lentamente degli investimenti, potremmo scoprire che una tecnologia destinata davvero a cambiare il mondo è stata accompagnata, almeno per una fase della sua storia, da una delle più grandi sovracapacità finanziarie e industriali mai costruite.

Ed è proprio questa apparente contraddizione a rendere il momento attuale così interessante: l’intelligenza artificiale non deve più dimostrare soltanto di funzionare. Deve cominciare a dimostrare quanto vale.