Ci lascia all’eta’ di 75 anni Alvaro Vitali.
La sua sociologia intreccia storie di riscatto, stereotipi e dinamiche sociali profonde.
Alvaro Vitali è l’interprete indimenticabile di “Pierino”, il ragazzino monello e goffo che nei primi anni Ottanta ha conquistato il cuore di una fetta del pubblico italiano, dopo quasi un decennio di commedia sexy all’italiana, con i film “Pierino contro tutti” (1981) e “Pierino colpisce ancora” (1982), entrambi diretti da Marino Girolami. Ma al di là della risata, la figura di Pierino non era solo un semplice personaggio comico: la sua sociologia intreccia storie di riscatto, stereotipi e dinamiche sociali profonde.
Pierino nasce come figura vivace nelle barzellette popolari italiane: un bimbo furbo, irriverente e impertinente, spesso a danno di adulti e insegnanti. La scelta del grembiule, divenuta firma stilistica del personaggio, non è casuale: secondo Vitali, senza quella divisa “Pierino non sarebbe mai nato”, perché conferiva autenticità e mirava a una maschera facilmente identificabile
Negli anni d’oro i film con Pierino garantivano incassi record: il solo “Pierino contro tutti” raccolse circa 10 miliardi di lire in Italia, approdando anche in Spagna, Francia e Germania. Vitali dichiarò di guadagnare fino a 90 milioni di lire a film nel 1983. Tuttavia, la sovraesposizione portò anche a essere “imprigionato” nel personaggio: i”n Italia, una volta che ti appiccicano un’etichetta, quella resti”, come disse Vitali.
Sociologicamente, Pierino incarna lo “trickster”, un archetipo che, tra trasgressione e furbizia, mette alla prova l’autorità e le regole borghesi . In un’Italia culturalmente in transizione, dove la critica negli anni ’70 aveva snobbato il genere della commedia sexy, il successo commerciale di Pierino testimoniò l’alienazione tra gusto popolare e legittimazione culturale
Dietro la maschera buffa, Vitali visse anni di solitudine e depressione. Dopo il culmine del successo, il lavoro scomparve: “il telefono ha smesso di squillare” e la pressione dell’identità pubblica lo rese invisibile al mercato artistico. Lo stile di vita da divo (auto, donne, lusso) evaporò, lasciando una pensione misera, intorno a 1.300–1.400 euro. Un esempio lampante di fragilità professionale e psicologica legata alla precarietà dell’immagine pubblica in un sistema mediatico volatile.
Grazie all’amore della moglie Stefania Corona e all’appoggio di Carlo Verdone, Vitali ha poi trovato una nuova dimensione: spettacoli teatrali itineranti, apparizioni televisive e progetti come “Fra’ Pierino” o il ritorno alla fiction con “Vita da Carlo”. In questo senso, Pierino può diventare anche metafora di resilienza: resta un’icona radicata, ma l’uomo dietro la maschera lotta per reinventarsi.
La figura di Pierino, insieme alla performance di Vitali, lascia un’eredità sociologica significativa: rappresenta la maschera archetipica del furbetto italiano, portatore di potere subdolo contro l’autorità; esplicita la tensione tra popolarità e legittimazione culturale, tra incassi milionari e disprezzo critico; è simbolo della precarietà lavorativa dell’attore popolare, capace di divertire ma spesso tradito dal mercato. Infine, incarna la possibilità di riscatto personale anche dopo il declino, grazie a nuove relazioni e forme creative.
Pierino non era solo un volto televisivo, ma uno specchio in cui la società italiana si è riconosciuta: l’amore per la furbizia, la ribellione innocente, ma anche i limiti posti da una fama troppo stretta. Alvaro Vitali, con la sua umanità, ha mostrato quanto può essere fragile l’equilibrio tra identità pubblica e dignità personale.
E’ stato protagonista della commedia sexy all’italiana
Negli anni ’70 e ’80 l’Italia fu travolta da un’ondata di cinema popolare fatto di risate grasse, equivoci piccanti e donne prorompenti: la commedia sexy all’italiana. Al centro di questo fenomeno culturale e cinematografico, un nome spiccava per originalità e riconoscibilità anche per la sua bassa statura, appena un metro e 56 centimetri: Alvaro Vitali, ex elettricista romano tramutato in icona di comicità scollacciata.
Il filone della commedia erotica scolastica trasformò Vitali nel protagonista per eccellenza della “trilogia del liceo”, dove incarnava personaggi goffi, sboccati ma irresistibilmente comici: “La liceale nella classe dei ripetenti” (1978), “La liceale seduce i professori” (1979), “La liceale al mare con l’amica di papà” (1980). In questi film Vitali recita al fianco di attrici simbolo dell’eros all’italiana, come Gloria Guida, Carmen Russo, Anna Maria Rizzoli e Nadia Cassini.
Tra i primi titoli della commedia sexy all’italiana che videro in scena Alvaro Vitali figura “L’insegnante” (1975), che consacrò Edvide Fenech, da allora regina di quel filone. Tra gli altri film all’epoca cosiddetti scolacciati che videro i ruoli comici di Vitali figurano: “Due cuori, una cappella” (1975), “La liceale” (1975), “La poliziotta fa carriera” (1976), “La dottoressa sotto il lenzuolo” (1976), “La professoressa di scienze naturali” (1976), “La dottoressa del distretto militare” (1976), “Per amore di Poppea” (1977), “La compagna di banco” (1977), “La soldatessa alla visita militare” (1977), “L’insegnante va in collegio” (1978), “La soldatessa alle grandi manovre” (1978), “L’infermiera di notte” (1979), “L’insegnante balla… con tutta la classe” (1979), “L’insegnante al mare con tutta la classe” (1980), “La ripetente fa l’occhietto al preside” (1980), “La dottoressa ci sta col colonnello” (1980), “La dottoressa preferisce i marinai” (1981).
Alvaro Vitali è stato etichettato come ‘attore di serie B’, ma il suo impatto sul pubblico è stato enorme. Con il suo fisico minuto, le smorfie clownesche e la risata contagiosa, ha saputo incarnare l’italiano medio alle prese con i desideri proibiti.
l’As Roma, ‘addio ‘Pierino’, cuore giallorosso’
“L’ASRoma piange la scomparsa di Alvaro Vitali, indimenticabile volto della commedia all’italiana e si stringe al dolore della famiglia. Addio “Pierino”, cuore giallorosso”. Così in un post su X, l’As Roma ricorda Alvaro Vitali, scomparso oggi a 75 anni.
Pingitore, ‘un grande dolore, ultimamente aveva un velo di tristezza’
Il regista e drammaturgo lo diresse in due film, ‘l’avevo visto ultimamente e aveva un velo di tristezza’
“Ho un gran dolore nel cuore. L’avevo visto ultimamente in teatro, aveva avuto piacere che andassi a vederlo. Ma non era in gran forma: faceva una parte come sempre divertente, però aveva un velo di tristezza, forse perché aveva avuto tanti dolori ultimamente”. A parlare con l’Adnkronos è il regista, drammaturgo e sceneggiatore Pierfrancesco Pingitore, esprimendo così il proprio cordoglio per la morte di Alvaro Vitali che aveva diretto in due film, ‘Giamburrasca’ e ‘Il tifoso, l’arbitro e il calciatore’, entrambi del 1982.
“Giamburrasca fu un film che per quell’epoca fu tacciato di essere troppo ‘elegante’, era un film in costume ambientato ai primi del Novecento, e lui lo ricordo sempre allegro e ligio alle istruzioni che gli si davano, era simpatico e amico di tutti”, ricorda Pingitore. “Poi dopo quei due film l’ho perso di vista”. E sul j’accuse del Pierino del cinema di essere stato abbandonato dal cinema italiano, il regista osserva: Il cinema ha dimenticato tanta gente, ma bisogna dire anche che il cinema è cambiato. Lui ha avuto un momento di grossa popolarità che poi via via si è spenta, come sempre succede. Sono molto addolorato, era una cara persona”, conclude commosso Pingitore.
Lino Banfi, ‘stravolto dalla notizia, polemiche fra noi mi addolorarono’
L’attore pugliese all’Adnkronos, “L’ho sempre considerato un bravissimo attore e un grande interprete, tanto che lo scoprì Fellini”
“Sono stravolto da questa notizia repentina e inaspettata”. Risponde così all’Adnkronos Lino Banfi, commentando la morte di Alvaro Vitali venuto a mancare oggi a Roma. Banfi, che con Alvaro Vitali fece spesso coppia in tanti film della commedia sexy all’italiana (da ‘L’insegnante balla..con tutta la classe’ del 1979 a ‘La ripetente fa l’occhietto al preside’ del 1980, solo per fare qualche esempio) dando vita ad un duo comico molto amato, è molto addolorato: “Alvaro aveva solo 75 anni, non era in un’età per morire, almeno nei parametri di oggi”, scandisce. E torna sulle polemiche che si scatenarono qualche anno fa dopo alcune dichiarazioni di Vitali, che si lamentava di essere stato abbandonato da alcuni dei suoi compagni di scena più affezionati, tra cui appunto Lino Banfi.
“Sono ancora profondamente dispiaciuto, come lo fui nel momento in cui scoppiarono le polemiche fra noi, perché Alvaro mi accusò di averlo abbandonato, ma io non ho mai fatto né il produttore né il regista. Non facevo più film comici, era il periodo in cui facevo ‘Un medico in famiglia’, che era sempre un ruolo brillante ma di diverso genere”, scandisce l’attore pugliese. “Fui molto addolorato e glielo dissi, facendogli capire che non dipendeva da me”.
Poi un ricordo del talento dell’amatissimo ‘Pierino’ del grande schermo: “L’ho sempre considerato un bravissimo attore e un grande interprete, tanto che lo scoprì Fellini -dice Banfi- relegato come tutti gli attori caratteristi in Italia ad attori considerati di serie B, quando sono bravissimi. In america si chiamano Danny De Vito e Woopi Goldberg, in Italia siamo più selettivi”. Poi conclude commosso: “Sono sinceramente e profondamente addolorato. Ciao, Alvaro”.














