Ha vinto il No: il “NOi” che difende la Costituzione

Il risultato referendario parla chiaro, ma non è una vittoria da celebrare sotto i coriandoli della politica tradizionale.

Il “No” che è uscito dalle urne non è un semplice rifiuto burocratico: è un “Noi”.

Un “noi” inteso come popolo che si riconosce nei valori della Resistenza, non per rito, ma per istinto di protezione verso l’architettura democratica del Paese.

Inutile nascondersi dietro un dito: la mobilitazione è partita tardi. Se la stessa energia, lo stesso senso di urgenza e la stessa presenza nelle piazze si fossero manifestati prima, forse il panorama politico degli ultimi anni, segnato da un’avanzata delle destre che sembrava inarrestabile, sarebbe stato diverso.

Siamo scesi in campo quando il fischio finale era già vicino, riuscendo però a ribaltare un risultato che molti davano “per scontato”.

Questo risveglio tardivo deve servire da lezione. “Il silenzio e l’astensione” non sono mai neutri; sono “spazi lasciati vuoti” che altri riempiono con agende distanti dal sentire comune.

C’è una “lezione preziosa” in questo scrutinio: l’elettore italiano non è strutturalmente pigro, è esigente. Quando la posta in gioco è la spina dorsale della nazione, quando si tocca la Carta Costituzionale, l’affluenza risale. L’italiano torna alle urne se sente che il suo voto ha un peso reale sulla propria identità storica e politica.

La sinistra deve smettere di rincorrere tecnicismi e tornare a intercettare questo sentimento profondo. La difesa della Costituzione e della memoria partigiana non sono “vecchi arnesi”, ma bussole attualissime che il popolo è pronto a seguire, a patto che ci sia una guida credibile.

Il paradosso di questo referendum sta nel merito. È innegabile e perfino giusto ammettere che una riforma della Giustizia “sia necessaria”, ma fatta e scritta bene. Quella che era la proposta attuale mostrava crepe che non possono più essere ignorate, per pura ideologia.

Tuttavia, il “No” ha punito il metodo. Una riforma così delicata non può essere portata avanti da legislatori che sembrano più interessati a logiche di parte o a forzature costituzionali che al bene comune.

Non si riscrivono le regole del gioco mentre si gioca, e non lo si fa con la clava della propaganda. Il popolo ha bocciato non tanto l’idea di cambiamento, quanto chi ha provato a imporlo senza la necessaria autorevolezza morale e istituzionale.

Il risultato ci dice che “l’Italia della Resistenza è ancora viva”, ma ha bisogno di essere alimentata ogni giorno, non solo durante “le emergenze referendarie”.

Il “NOi” uscito dalle urne chiede una politica che sappia “riformare senza demolire”, e che sappia parlare al cuore dei cittadini e a difesa della Costituzione che resta “il nostro faro” nella notte.