Anno III • Numero 245
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QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

Trasformare il caos in un percorso di comprensione. Intervista a Stefano Migliore, conosciuto come sensitivo Amon

Viviamo in un’epoca dominata dal caos attorno e dentro di noi a causa di vite frenetiche in cui molto spesso la performance e l’apparire contano più di tutto.

Il bisogno di tenere tutto sotto controllo e di dare un nome, una definizione a tutto ciò che accade crea molto spesso un senso di smarrimento difficile da colmare.

Il vero problema è che non si riesce proprio a dare un senso esaustivo alle proprie esistenze, caratterizzate da precariato, non solo dal punto di vista lavorativo ma anche sentimentale. Ciò determina un avvicinamento delle persone al mondo della spiritualità per trovare risposte ai propri dubbi e per placare ansie e angosce esistenziali.

In questo scenario il mondo dell’esoterismo si sta sempre più affermando come fenomeno culturale e sociale, divenuto accessibile a tutti . Per fare chiarezza su di esso, attorno al quale aleggiano anche falsi miti e, su cosa significa affidarsi ad un ritualista serio e professionale abbiamo intervistato un grande professionista nel settore, Stefano Migliore, conosciuto come sensitivo Amon.

Come mai negli ultimi anni si sta sempre di più diffondendo uno spiccato interesse nei confronti dell’esoterismo?

Viviamo in un’epoca dominata dal razionalismo tecnologico e da un ritmo di vita frenetico che spesso lascia un senso di vuoto o smarrimento. Il crescente interesse per l’esoterismo nasce dal desiderio di riscoprire una dimensione più profonda, quasi ancestrale, dell’esistenza.

In fondo, l’essere umano ha un bisogno innato di credere in qualcosa che trascenda il visibile.

Molte persone che si avvicinano a me non cercano una semplice “previsione”, ma un supporto concreto per fare chiarezza nel caos quotidiano. Spesso, più che una consulenza, hanno bisogno di un aiuto per decifrare i segnali della propria vita, comprendere meglio le dinamiche che stanno vivendo e ritrovare quella bussola interiore necessaria per affrontare le sfide di ogni giorno.

Esiste davvero un bisogno di spiritualità in questa epoca dominata da uno sfrenato senso di controllo o è solo questo un bisogno di credere in qualcosa per colmare il vuoto esistenziale e anestetizzare il caos interiore?

Credo che le due cose non siano in contrasto, ma facciano parte della stessa medaglia. È vero, viviamo in una società che ci impone il mito del controllo assoluto su ogni aspetto della nostra esistenza; ma quando questo controllo fallisce, ed è inevitabile che accada, ci si scontra con una fragilità che non sappiamo gestire.

La spiritualità, in questo contesto, non è un modo per “anestetizzarsi” dal caos, ma esattamente l’opposto: è un tentativo consapevole di dare un senso a quel vuoto. Non cerchiamo di ignorare il caos, ma di trasformarlo in un percorso di comprensione. Accettare di non avere il controllo totale è, di per sé, un atto di grande umiltà e maturità, che permette di ricontattare una parte di noi che va oltre la semplice logica o le apparenze.

 Cosa fa un ritualista?

Il ruolo di un ritualista è, prima di tutto, quello di un “ponte”. Molte persone si sentono bloccate da dinamiche invisibili, paure o schemi ripetitivi che la sola logica non riesce a sciogliere.

Il mio lavoro consiste nell’utilizzare simboli, antiche tradizioni e rituali specifici per aiutare la persona a focalizzare la propria energia su un obiettivo preciso. Non si tratta di magia intesa come scorciatoia, ma di un atto intenzionale: il rituale serve a smuovere ciò che è fermo, a purificare gli ambienti o le emozioni e a riallineare la persona con il proprio potere interiore.

In sintesi, come ritualista, offro gli strumenti pratici e spirituali affinché ognuno possa sciogliere i propri blocchi e tornare protagonista del proprio cammino.

Quando è cominciato il suo interesse nei confronti dei rituali e dell’esoterismo?

Per me non è mai stata una scelta o un semplice interesse accademico, ma una parte integrante della mia vita, fin da quando ero bambino. Mentre i miei coetanei giocavano a nascondino o con le macchinine, io ero già immerso in una realtà diversa: parlavo con quello che allora chiamavo il mio “amico immaginario”, e che solo col tempo ho compreso essere una delle mie guide spirituali.

È stato durante l’adolescenza che ho iniziato a studiare con più consapevolezza i fenomeni che mi circondavano. Grazie anche a certe tradizioni familiari che mi sono state tramandate, ho iniziato a decodificare ciò che vivevo. È in quel momento che ho capito che quella sensibilità non era solo mia, ma un dono, e che il mio compito era metterlo al servizio degli altri per aiutarli a ritrovare il loro equilibrio.

Quando ha capito che questa passione poteva trasformarsi in un lavoro?

Non c’è stato un momento preciso in cui ho deciso di “farne un lavoro” nel senso tradizionale del termine, ma piuttosto un susseguirsi di conferme. Quando le persone intorno a me: amici, conoscenti e persone che venivano da me spontaneamente, hanno iniziato a riscontrare benefici concreti e cambiamenti tangibili grazie al mio supporto, ho capito che non potevo più limitarmi a considerarlo solo un percorso privato.

Ho compreso che la mia vocazione poteva diventare una professione nel momento in cui ho avvertito la responsabilità di strutturare questo dono. Ho capito che, mettendoci metodo, serietà e una reale etica professionale, potevo offrire un aiuto più solido e costante a chi si trovava in difficoltà.

Trasformarlo in un lavoro è stata la naturale evoluzione del mio impegno verso gli altri: volevo che questo supporto fosse accessibile e affidabile, trasformando quella che era la mia inclinazione naturale in una missione di vita condivisa.

Che tipo di persone si affidano ai suoi rituali?

A me si rivolgono persone estremamente diverse tra loro, accomunate però dal desiderio di riprendere in mano la propria vita. C’è chi cerca risposte nell’ambito dell’amore, chi vuole sbloccare un percorso professionale, chi sente il bisogno di purificarsi da energie pesanti o chi desidera rimuovere quei blocchi invisibili causati dalla negatività che impediscono di progredire.

È fondamentale fare una premessa di onestà: la magia non è una scienza esatta. Il mio è un lavoro di sostegno, intenzione e guida, ma non posso né voglio garantire risultati certi come farebbe una formula matematica. Il successo di un rituale dipende da un insieme di fattori – energetici, personali e ambientali – che non sono mai del tutto prevedibili.

Chi si avvicina al mio mondo trova in me una guida che opera con serietà, ma che non promette miracoli: offro il massimo impegno e gli strumenti adatti, consapevole però che il cammino richiede sempre una sinergia tra il mio supporto e la volontà profonda della persona stessa.

Da che cosa dipende la buona riuscita di un rituale?

La riuscita di un rituale non dipende da una singola variabile, ma da un delicato allineamento tra intenzione, energia e, soprattutto, dallo stato d’animo di chi lo richiede.

L’elemento fondamentale, che spesso viene sottovalutato, è la calma. Quando una persona commissiona un rituale, che sia per amore o per attrarre fortuna, e cade preda dell’ansia o dell’ossessione per il risultato, accade l’esatto contrario di ciò che si spera: quell’agitazione genera una forma di negatività che finisce per “sporcare” e annullare l’efficacia energetica dell’atto rituale.

La mia regola d’oro è sempre la stessa: fai il rito e dimentica. È necessario compiere il gesto con fiducia, lasciarlo andare e continuare a vivere la propria quotidianità con serenità, senza restare in attesa ansiosa. Bisogna andare avanti, perché l’ossessione blocca il flusso.

Dobbiamo imparare ad avere fiducia nel processo: ciò che è destino che accada, accadrà con i propri tempi, senza che la nostra fretta o il nostro timore ne ostacolino il compimento.

Quanto è facile nel suo ambito trovare persone non professionali che si spacciano per ritualisti e come riconoscere un ritualista serio?

Purtroppo è facilissimo imbattersi in persone poco serie. Il mondo dell’esoterismo, proprio perché intercetta le persone in momenti di particolare fragilità o vulnerabilità, attira purtroppo molti ciarlatani che puntano esclusivamente al guadagno facile.

Siamo arrivati a livelli preoccupanti: sento regolarmente di persone che hanno speso cifre assurde, dai 5 ai 7 mila euro, per un singolo rituale. È una follia che non ha alcuna giustificazione etica. Non esistono rituali di quella portata economica. Chiunque richieda compensi esorbitanti sta speculando sulla disperazione altrui, approfittando di chi, in quel momento, è disposto a tutto pur di trovare una soluzione.

I social media, purtroppo, sono pieni di chi si improvvisa professionista cavalcando queste debolezze.

Riconoscere un ritualista serio è possibile se si osservano alcuni segnali come la trasparenza, l’onestà (non promette mai miracoli, non garantisce risultati certi e non usa il ricatto morale o la paura per “spingere” all’acquisto), l’etica.

L’esoterismo è una missione di aiuto, non un meccanismo per svuotare conti bancari.

Qual è la parte più bella del suo lavoro? E quella meno soddisfacente?

La parte più bella del mio lavoro è senza dubbio il contatto umano: poter guidare una persona nel momento del bisogno, vederla ritrovare la propria luce e sentirla ringraziare perché, finalmente, ha iniziato a vedere le cose con maggiore chiarezza.

È una forma di gratificazione che va oltre la professione, è un privilegio poter offrire il proprio supporto in un percorso di rinascita.

La parte meno soddisfacente, invece, è dover assistere spesso alla perdita di dignità. Mi riferisco, in particolare, a troppe donne che si annullano per uomini che palesemente non le vogliono o che, peggio, si prendono gioco di loro.

Vedere qualcuno che insiste, che spreca le proprie energie e la propria bellezza per elemosinare attenzioni da chi non ne merita, è frustrante. Il mio messaggio per loro è sempre lo stesso: abbiate forza. Il mondo è pieno di persone, non soffermatevi su chi non sa apprezzare il vostro valore.

Insistere su chi vi ignora è solo una perdita di tempo ed energia che potreste dedicare a chi vi merita davvero.

Un consiglio che darebbe a chi vuole intraprender il suo stesso percorso professionale?

Questa è una domanda difficile, e onestamente non so se mi sentirei di consigliare questo percorso con leggerezza. Ci sono tanti pro, ma anche tantissimi “contro” che non tutti vedono.

Come ho già spiegato, per me questa non è solo una professione: è un dono che si trasforma in servizio. Per fare bene questo lavoro, anche solo per una semplice lettura dei tarocchi, non bastano i libri; serve una sensibilità innata, un’apertura verso l’altro che non si può imparare a tavolino.

Detto questo, il mio consiglio per chi sente di avere questa chiamata è di non sottovalutare mai la responsabilità che si assume: si ha a che fare con la vulnerabilità di altre persone, e questo richiede uno studio costante, una pratica rigorosa e un’etica d’acciaio.

Non è un cammino semplice, perché significa farsi carico delle paure e delle energie degli altri.

Se decidete di intraprenderlo, fatelo solo se siete mossi da un reale desiderio di aiutare, con i piedi ben piantati a terra e una consapevolezza profonda di quanto sia delicato il compito di toccare l’anima di chi vi chiede aiuto.