Anno III • Numero 245
9772039198001

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Regolamentazione tech, l’UE approva il piano di trasparenza di X

Piano di trasparenza X approvato dall’Unione europea secondo il Digital Services Act

La Commissione europea ha formalmente accettato il piano di trasparenza X, la piattaforma social precedentemente conosciuta come Twitter. Il documento contiene una serie di misure correttive con le quali la società si impegna a rispettare gli obblighi previsti dal Digital Services Act in materia di pubblicità online e accesso ai dati da parte dei ricercatori.

Il via libera europeo non rappresenta una piena assoluzione della piattaforma. X dovrà infatti attuare concretamente gli interventi annunciati, sottoporsi a un controllo indipendente e dimostrare che i nuovi strumenti funzionino davvero. La Commissione manterrà inoltre un regime di sorveglianza rafforzata durante la fase di applicazione del piano. 

La decisione arriva dopo mesi di confronto tra Bruxelles e la società controllata da Elon Musk. Nel dicembre 2025, la Commissione aveva inflitto a X una sanzione da 120 milioni di euro per tre violazioni degli obblighi di trasparenza stabiliti dal Digital Services Act.

Le contestazioni riguardavano il sistema delle spunte blu, ritenuto potenzialmente ingannevole, le carenze dell’archivio pubblicitario e gli ostacoli imposti ai ricercatori interessati a studiare i dati pubblici presenti sulla piattaforma. Si trattava della prima decisione formale di non conformità adottata dalla Commissione nell’ambito del nuovo regolamento europeo sui servizi digitali. 

Che cosa prevede il piano di trasparenza X

Il cuore del nuovo piano riguarda l’archivio degli annunci pubblicitari. Il Digital Services Act obbliga le piattaforme di grandi dimensioni a rendere disponibili informazioni chiare sulle pubblicità diffuse attraverso i propri servizi.

Questi archivi devono consentire agli utenti, ai ricercatori e alle organizzazioni della società civile di comprendere chi finanzia una campagna, quali messaggi vengono diffusi e quali categorie di pubblico vengono raggiunte.

Secondo la Commissione, il sistema utilizzato finora da X presentava diversi problemi. Le ricerche erano poco funzionali, i tempi di risposta potevano essere molto lunghi e le informazioni disponibili non permettevano di analizzare in modo efficace una campagna pubblicitaria.

Con il nuovo piano, X si è impegnata a introdurre filtri aggiuntivi. Le ricerche potranno essere effettuate anche in base al contenuto dell’annuncio e ai criteri utilizzati per selezionare il pubblico destinatario.

I risultati dovranno inoltre essere visualizzati direttamente nell’interfaccia dell’archivio. In precedenza, parte delle informazioni veniva fornita attraverso file separati, rendendo più complesso il lavoro di consultazione e confronto.

Un altro intervento riguarda la velocità. La Commissione ha evidenziato tempi di risposta che potevano raggiungere circa 200 secondi. X dovrà ridurli fino al livello minimo tecnicamente raggiungibile, rendendo l’archivio più rapido e realmente utilizzabile. 

Più informazioni sugli annunci pubblicitari

Il piano di trasparenza di X prevede anche la pubblicazione di maggiori dettagli sulle inserzioni. La piattaforma dovrà mostrare il contenuto completo dell’annuncio e gli indirizzi internet verso i quali l’utente viene reindirizzato dopo aver cliccato.

Non si tratta di un obbligo puramente burocratico. La disponibilità di queste informazioni può aiutare a individuare pubblicità fraudolente, campagne coordinate, tentativi di manipolazione e messaggi collegati a operazioni di influenza.

La Commissione aveva rilevato che il precedente archivio non forniva dati sufficienti sul contenuto e sull’argomento delle inserzioni. Mancavano inoltre elementi necessari per identificare in modo chiaro il soggetto giuridico che aveva pagato una determinata campagna. 

La trasparenza pubblicitaria assume un valore particolare durante le campagne elettorali, le crisi internazionali e i periodi caratterizzati dalla diffusione di disinformazione. Sapere chi finanzia un messaggio e a quale pubblico viene mostrato permette di ricostruire strategie che, senza dati accessibili, resterebbero invisibili.

L’archivio di X sarà accessibile tramite API

Tra gli impegni più importanti figura l’introduzione di un accesso tramite API, cioè un’interfaccia che consente a software e sistemi di ricerca di consultare automaticamente grandi quantità di informazioni.

Un archivio disponibile soltanto attraverso ricerche manuali limita fortemente la possibilità di analizzare migliaia o milioni di inserzioni. L’API consente invece ai ricercatori di raccogliere, confrontare e organizzare i dati con strumenti automatizzati.

Questa funzione potrà essere utilizzata per studiare l’evoluzione delle campagne pubblicitarie, individuare reti di annunci simili e analizzare il modo in cui determinati messaggi vengono distribuiti tra diversi gruppi di utenti.

La Commissione considera l’accessibilità tecnica un requisito essenziale. Un archivio può infatti essere formalmente pubblico, ma risultare quasi inutile se è lento, incompleto o progettato in modo da ostacolare l’analisi su larga scala. 

Accesso gratuito ai dati per i ricercatori

Il secondo pilastro del piano riguarda l’accesso ai dati pubblici della piattaforma. Il Digital Services Act riconosce ai ricercatori qualificati la possibilità di studiare le informazioni necessarie per individuare e comprendere i rischi sistemici prodotti dai grandi servizi digitali.

Le ricerche possono riguardare la diffusione di contenuti illegali, la disinformazione, le minacce ai processi elettorali, la tutela dei minori, la salute pubblica e l’impatto dei sistemi di raccomandazione.

X dovrà modificare il processo con cui valuta le richieste di accesso. Secondo la Commissione, le procedure utilizzate finora potevano escludere per errore ricercatori che possedevano i requisiti necessari.

La piattaforma si è quindi impegnata a velocizzare l’esame delle domande, evitare richieste ripetitive o non necessarie e fornire quantità di dati adeguate al progetto di ricerca approvato.

L’accesso dovrà essere gratuito. Inoltre, X dovrà modificare i propri termini e condizioni per chiarire che i ricercatori qualificati non possono essere esclusi automaticamente dall’uso di tecniche di raccolta dei dati pubblicamente disponibili, compreso il cosiddetto scraping. 

Perché i dati di X interessano l’Unione europea

X è classificata come una piattaforma online di dimensioni molto grandi. Il Digital Services Act utilizza questa categoria per i servizi che superano i 45 milioni di utenti mensili nell’Unione europea.

Le piattaforme che rientrano in questa fascia devono rispettare obblighi più severi rispetto agli operatori di minori dimensioni. Devono valutare i rischi sistemici collegati ai propri servizi, adottare misure per limitarli e consentire controlli indipendenti.

Tra gli obblighi previsti figurano la trasparenza sulla pubblicità, la pubblicazione di informazioni sui sistemi di raccomandazione, l’accesso ai dati per le autorità e la collaborazione con ricercatori autorizzati. 

La ragione è legata alla capacità delle grandi piattaforme di influenzare il dibattito pubblico. Le decisioni prese dagli algoritmi possono determinare quali contenuti ricevono maggiore visibilità, quali utenti vengono raggiunti da una campagna e quali messaggi restano invece ai margini.

L’accesso ai dati permette di verificare se determinati fenomeni siano spontanei oppure amplificati da sistemi automatici, campagne pubblicitarie o reti coordinate.

X avrà sei mesi per applicare le misure

L’accettazione del piano non conclude il percorso di adeguamento. X avrà sei mesi per introdurre le modifiche previste.

Gli interventi saranno poi sottoposti a un audit esterno e indipendente. Il controllo dovrà verificare se l’archivio pubblicitario e le procedure dedicate ai ricercatori rispondano realmente agli standard stabiliti dal Digital Services Act.

Qualora l’audit formulasse delle raccomandazioni, X dovrà applicarle integralmente. La Commissione seguirà l’avanzamento del piano e informerà regolarmente il Comitato europeo per i servizi digitali e i coordinatori nazionali competenti. 

Il Comitato europeo aveva espresso alcune riserve sul progetto presentato dalla piattaforma. Pur considerando parzialmente adeguate alcune misure, aveva giudicato insufficienti le garanzie relative all’audit e, di conseguenza, il piano complessivo.

La Commissione ha comunque deciso di accettare il documento, precisando alcuni requisiti che X dovrà rispettare durante l’attuazione. L’attenzione sarà quindi concentrata soprattutto sugli aspetti che il Comitato aveva indicato come incompleti.

Il via libera non cancella la multa a X

La nuova decisione non annulla la sanzione da 120 milioni di euro adottata nel dicembre 2025. Il piano rappresenta il percorso attraverso il quale X dovrà correggere parte delle violazioni accertate.

La multa era stata suddivisa tra tre contestazioni: il sistema delle spunte blu, l’archivio pubblicitario e l’accesso ai dati per i ricercatori. Il provvedimento approvato ora riguarda soprattutto gli ultimi due ambiti.

Bruxelles aveva sostenuto che la spunta blu potesse indurre gli utenti a ritenere verificata l’identità di un account, mentre in realtà il simbolo poteva essere ottenuto attraverso un abbonamento a pagamento senza un controllo equivalente a quello utilizzato prima dell’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk. 

L’accettazione delle misure non deve inoltre essere interpretata come la chiusura di ogni confronto tra X e l’Unione europea. La piattaforma resta sottoposta alla disciplina del Digital Services Act e ad altri procedimenti relativi al funzionamento dei suoi servizi. L’elenco ufficiale delle attività di vigilanza mostra, tra l’altro, una distinta indagine avviata nel gennaio 2026 su Grok e sui sistemi di raccomandazione di X. 

Una decisione importante per tutte le piattaforme

Il caso X supera i confini della singola società. La Commissione europea sta mostrando come intende applicare il Digital Services Act nei confronti delle grandi aziende tecnologiche.

Il principio stabilito è chiaro: non basta mettere online una pagina definita “archivio pubblicitario”. Le informazioni devono essere complete, facilmente consultabili e accessibili anche attraverso strumenti tecnici adeguati.

Allo stesso modo, l’accesso dei ricercatori non può essere ostacolato da procedure troppo lente, costi elevati o condizioni contrattuali incompatibili con le finalità della ricerca.

Il Digital Services Act consente alla Commissione di imporre sanzioni che possono arrivare fino al 6% del fatturato mondiale annuo della società responsabile. Nei casi di mancata applicazione delle misure correttive sono previste anche penalità periodiche. 

Per X inizia quindi la fase più delicata. L’azienda ha ottenuto il via libera al proprio piano, ma dovrà dimostrare che gli impegni non restino soltanto sulla carta.

La vera verifica arriverà quando ricercatori, giornalisti e organizzazioni indipendenti potranno utilizzare gli strumenti annunciati. Solo allora sarà possibile stabilire se il nuovo archivio pubblicitario e l’accesso ai dati abbiano prodotto quella trasparenza che Bruxelles considera indispensabile per il funzionamento dello spazio digitale europeo.

Domande frequenti

Che cosa ha approvato la Commissione europea?

La Commissione ha accettato il piano correttivo presentato da X per migliorare la trasparenza dell’archivio pubblicitario e l’accesso ai dati pubblici da parte dei ricercatori qualificati.

Quanto tempo avrà X per adeguarsi?

X avrà sei mesi per applicare le misure previste. Le modifiche saranno sottoposte anche a un audit esterno e indipendente.

La multa da 120 milioni di euro è stata cancellata?

No. L’accettazione del piano non annulla la sanzione inflitta nel dicembre 2025 per le violazioni degli obblighi di trasparenza.

Che cos’è il Digital Services Act?

È il regolamento europeo che disciplina i servizi digitali e introduce obblighi più severi per le piattaforme con oltre 45 milioni di utenti mensili nell’Unione europea.

Perché l’API dell’archivio pubblicitario è importante?

L’API permette di analizzare automaticamente grandi quantità di annunci, rendendo più semplice individuare campagne coordinate, pubblicità fraudolente e possibili operazioni di manipolazione.