Contare le filiali che chiudono non basta più. Per capire se cittadini e imprese dispongono realmente di servizi finanziari occorre considerare insieme sportelli bancari, uffici postali, ATM, servizi digitali e capacità effettiva della popolazione di utilizzarli.
Negli ultimi anni, e ancora di più nelle ultime settimane, si è tornati a parlare con insistenza di desertificazione bancaria. I numeri, del resto, sono significativi: sempre più Comuni italiani non dispongono di una filiale bancaria e la progressiva riduzione della rete fisica degli istituti di credito sta modificando profondamente il rapporto tra banche, cittadini, imprese e territori.
Secondo i dati recentemente rilanciati dalla CNA, tra il 2015 e il 2025 il numero degli sportelli bancari italiani sarebbe passato da 30.258 a circa 19.140, con una riduzione superiore al 36%. Quasi cinque milioni di italiani vivrebbero ormai in Comuni privi di uno sportello bancario. Il fenomeno interessa soprattutto i centri più piccoli: oltre il 96% dei Comuni senza filiali avrebbe meno di 5.000 abitanti. Sono dati che meritano attenzione. Ma pongono anche una domanda: stiamo misurando davvero la desertificazione finanziaria oppure soltanto la riduzione della rete bancaria tradizionale? Le due cose non coincidono necessariamente.
Un Comune senza banca è davvero un deserto finanziario?
Per molti anni la presenza di una filiale bancaria ha rappresentato uno degli indicatori della vitalità economica di un territorio. Accanto al municipio, alla scuola, alla farmacia e all’ufficio postale, la banca costituiva uno dei principali presìdi della comunità.
La chiusura di una filiale continua quindi ad avere conseguenze che non possono essere sottovalutate. Per una persona anziana può significare dover percorrere diversi chilometri per effettuare un’operazione. Per un commerciante può rendere più complicata la gestione del contante. Per una piccola impresa può significare perdere un punto di relazione diretta con il sistema creditizio. Ma nel frattempo il sistema finanziario è cambiato. Accanto alla banca tradizionale esiste una rete molto estesa di uffici postali che erogano servizi finanziari e di pagamento. Parallelamente, una quota crescente delle operazioni è stata trasferita su internet banking, mobile banking e applicazioni. La conseguenza è che la semplice equazione
assenza di filiale bancaria = assenza di servizi finanziari
rischia di non rappresentare più correttamente la realtà. A confermarlo è la stessa Banca d’Italia.
Il dato della Banca d’Italia cambia la prospettiva
Uno studio pubblicato dalla Banca d’Italia nel novembre 2025 offre un’indicazione particolarmente interessante.
Tra il 2008 e il 2022 il numero degli sportelli bancari si è ridotto di circa il 40%. Eppure, secondo l’analisi, a questa fortissima contrazione non si è associato un analogo peggioramento dell’accesso delle famiglie ai servizi finanziari.
La quota di famiglie con almeno un deposito presso un intermediario bancario o postale ha infatti superato il 97% nel 2022, ultimo dato disponibile nell’indagine considerata.
Ancora più significativo è comprendere come sia avvenuta questa compensazione. In una prima fase, spiega Banca d’Italia, ha avuto un ruolo importante l’espansione dei servizi offerti dagli sportelli postali; successivamente è aumentato il ricorso ai servizi bancari digitali. E’ un passaggio fondamentale.
Significa che per valutare l’effettiva accessibilità finanziaria di un territorio non possiamo più osservare esclusivamente la rete delle banche. Dobbiamo osservare almeno tre reti contemporaneamente: banca, Poste e digitale.
Il ruolo spesso dimenticato degli uffici postali
È probabilmente questo l’elemento meno considerato quando si parla di desertificazione bancaria. Al 31 dicembre 2025 Poste Italiane disponeva di 12.659 uffici postali distribuiti sul territorio nazionale. A questa presenza fisica si aggiunge una strategia sempre più orientata verso l’integrazione tra sportello e servizi digitali: nel 2025 il gruppo dichiarava 19,4 milioni di clienti digitali, dei quali 12,8 milioni classificati come clienti “ibridi”. La presenza delle Poste assume un’importanza ancora maggiore nei piccoli centri. Il Progetto Polis interessa 6.933 uffici postali nei Comuni con meno di 15.000 abitanti e punta a trasformarli progressivamente in punti di accesso a una pluralità di servizi. Alla fine di giugno 2026 risultavano trasformati in hub di servizi digitali 5.825 uffici postali. Questo non significa che un ufficio postale possa sostituire integralmente una filiale bancaria. Le funzioni sono differenti, soprattutto quando si passa dalla gestione ordinaria del risparmio e dei pagamenti alla consulenza creditizia, al finanziamento delle imprese, alla valutazione degli investimenti o alla gestione di operazioni finanziarie più complesse.
Significa però che ignorare la rete postale quando si misura l’accessibilità finanziaria di un territorio produce inevitabilmente una fotografia incompleta.
La terza banca è quella che abbiamo in tasca
Esiste poi un terzo sportello che non compare nelle statistiche sulla presenza territoriale: lo smartphone. Bonifici, pagamenti, investimenti, consultazione dei movimenti, gestione delle carte, richieste di finanziamento e numerose altre operazioni possono ormai essere effettuati senza entrare fisicamente in una filiale. La banca digitale ha quindi modificato lo stesso concetto di distanza. Un cliente che abita a venti chilometri dalla filiale più vicina ma utilizza normalmente l’home banking può essere, per determinate operazioni, meglio servito di un cliente che vive a poche centinaia di metri da uno sportello ma non possiede le competenze necessarie per utilizzare i nuovi strumenti. Banca d’Italia rileva infatti che il ricorso ai servizi bancari digitali è maggiormente diffuso tra le famiglie economicamente più solide e tra quelle nelle quali il principale percettore di reddito è più giovane, più istruito o dotato di maggiori competenze finanziarie e tecnologiche. Ed è proprio qui che emerge il problema.
Il digital divide può diventare desertificazione finanziaria
La digitalizzazione riduce la necessità della filiale, ma non elimina automaticamente il problema dell’accessibilità. Può, anzi, crearne uno nuovo. Nel 2025 l’87,3% delle famiglie italiane disponeva di un accesso a Internet. Ma avere una connessione non significa necessariamente possedere le competenze per utilizzarla pienamente. Secondo l’Istat, nel 2025 soltanto il 54,3% delle persone tra 16 e 74 anni possedeva competenze digitali almeno di base. Il dato scendeva al 27,4% tra le persone di 65-74 anni. Anche Banca d’Italia evidenzia un divario generazionale molto marcato: nell’indagine riferita al 2022 utilizzava collegamenti a distanza con gli intermediari finanziari soltanto il 25% delle famiglie con capofamiglia ultrasessantacinquenne, contro il 66% dei nuclei più giovani. Ecco perché sostituire semplicemente lo sportello con l’applicazione non risolve completamente il problema.
La vera inclusione finanziaria richiede contemporaneamente infrastrutture, strumenti e competenze.
Dalla desertificazione bancaria all’accessibilità finanziaria
Forse è quindi arrivato il momento di modificare anche il parametro con cui osserviamo il fenomeno.
La domanda non dovrebbe essere soltanto:
“Questo Comune possiede ancora una filiale bancaria?”
Dovrebbe diventare:
“Un cittadino o un’impresa che vive in questo territorio riesce ad accedere, in condizioni ragionevoli, ai servizi finanziari di cui ha bisogno?”
È una domanda molto più complessa.
E per rispondere occorrerebbe costruire una vera mappa dell’accessibilità finanziaria italiana, capace di considerare contemporaneamente diversi fattori.
TAVOLA 1 – Dalla desertificazione bancaria all’accessibilità finanziaria
| Dimensione | Indicatori da considerare |
|---|---|
| Presenza bancaria | Filiali, ATM, distanza dallo sportello, orari e servizi disponibili |
| Presenza postale | Uffici postali, Postamat, servizi BancoPosta e consulenza |
| Accessibilità digitale | Internet banking, mobile banking, qualità della connessione |
| Competenze digitali | Capacità della popolazione di utilizzare concretamente i servizi online |
| Accessibilità territoriale | Distanza, tempi di percorrenza, trasporto pubblico |
| Qualità del servizio | Assistenza personale, consulenza, gestione del contante |
| Accesso delle imprese | Credito, consulenza finanziaria, servizi di pagamento e relazione con il gestore |
Questa impostazione consentirebbe di superare una rappresentazione troppo semplicistica del problema.
Un possibile Indice di Accessibilità ai Servizi Finanziari
Si potrebbe fare un passo ulteriore e costruire un Indice di Accessibilità ai Servizi Finanziari – IASF, attribuendo a ogni territorio un punteggio derivante dalla combinazione delle diverse forme di accesso.
Non avrebbe senso attribuire lo stesso peso a tutte le componenti. La presenza di una filiale bancaria conserva un’importanza particolare, soprattutto per le imprese e per la consulenza finanziaria complessa. Ma anche l’ufficio postale e il digitale contribuiscono concretamente all’inclusione finanziaria.
A titolo metodologico, un possibile schema potrebbe essere il seguente.
TAVOLA 2 – Ipotesi di IASF
| Componente | Peso indicativo |
|---|---|
| Presenza e prossimità bancaria | 30% |
| Presenza e servizi postali | 20% |
| Accessibilità digitale | 20% |
| Competenze digitali della popolazione | 10% |
| Servizi per imprese e professionisti | 10% |
| Accessibilità territoriale e assistenza | 10% |
| Totale | 100% |
I pesi sono naturalmente indicativi e dovrebbero essere validati statisticamente. Ma il principio è ciò che conta: misurare la possibilità effettiva di utilizzare i servizi e non semplicemente contare gli sportelli bancari.
Potrebbero così emergere situazioni molto differenti.
TAVOLA 3 – Quattro possibili territori
| Territorio | Banca | Poste | Digitale | Valutazione |
|---|---|---|---|---|
| A | presente | presente | elevato | accessibilità alta |
| B | assente | presente | elevato | accessibilità medio-alta |
| C | assente | presente | debole | accessibilità critica |
| D | assente | assente | debole | desertificazione finanziaria effettiva |
Ed è proprio il confronto tra il territorio B e il territorio D a dimostrare perché il semplice conteggio delle filiali non sia sufficiente.
Entrambi sarebbero classificati come Comuni “senza banca”. Ma la condizione economica e sociale dei cittadini che vi abitano sarebbe profondamente diversa.
Per le imprese il problema rimane più complesso
Il ragionamento cambia parzialmente quando dal cittadino passiamo all’impresa.
Un ufficio postale o un’applicazione possono soddisfare numerose esigenze operative, ma difficilmente possono sostituire completamente quella funzione di conoscenza del territorio e dell’imprenditore che tradizionalmente apparteneva alla banca locale.
Il rapporto banca-impresa non consiste soltanto nell’effettuare bonifici o incassare pagamenti.
Significa comprendere un piano industriale, valutare un investimento, discutere un fabbisogno finanziario, analizzare la sostenibilità del debito, accompagnare un passaggio generazionale o una fase di crescita.
Da questo punto di vista la desertificazione bancaria conserva tutta la propria rilevanza.
La progressiva centralizzazione delle decisioni e la digitalizzazione dei processi creditizi possono infatti aumentare quella distanza informativa tra banca e piccola impresa che la tecnologia, da sola, non sempre riesce a colmare.
Per questo un indice territoriale dovrebbe misurare separatamente l’accessibilità finanziaria delle famiglie da quella delle imprese.
Non tutte le chiusure producono lo stesso effetto
Arriviamo così a una considerazione importante.
La chiusura di cento filiali non produce necessariamente cento situazioni identiche di esclusione finanziaria.
Bisogna sapere dove chiudono, quali servizi alternativi rimangono, quale popolazione vive in quei territori, quale età media presenta, quale livello di alfabetizzazione digitale possiede, quanto dista l’ufficio postale più vicino e quale copertura digitale è disponibile.
In un’area metropolitana densamente servita, la chiusura di una filiale può determinare soprattutto un problema organizzativo.
In un Comune montano abitato prevalentemente da persone anziane può trasformarsi invece in una vera forma di esclusione.
La geografia finanziaria deve quindi essere letta insieme alla geografia demografica, digitale ed economica del Paese.
Tre desertificazioni diverse
Forse dovremmo cominciare anche a distinguere tre fenomeni.
La desertificazione bancaria indica la scomparsa delle filiali degli istituti di credito.
La desertificazione fisica dei servizi finanziari si verifica quando sul territorio vengono meno sia gli sportelli bancari sia altri presìdi capaci di offrire servizi finanziari essenziali.
La desertificazione finanziaria effettiva, infine, si produce quando cittadini e imprese non riescono concretamente ad accedere ai servizi necessari, né attraverso una presenza fisica né attraverso strumenti digitali adeguati.
È quest’ultima, probabilmente, la variabile che dovrebbe maggiormente interessare le politiche pubbliche.
Conclusioni: non contiamo soltanto gli sportelli, misuriamo l’accessibilità
La riduzione delle filiali bancarie italiane è reale e non deve essere minimizzata. Oltre undicimila sportelli scomparsi in dieci anni rappresentano una trasformazione strutturale del sistema bancario e del suo rapporto con il territorio.
Ma trasformazione non significa automaticamente esclusione.
Nel frattempo sono cresciuti i servizi finanziari postali, l’internet banking, il mobile banking e le modalità ibride di relazione con la clientela. La stessa Banca d’Italia osserva che alla forte riduzione degli sportelli non si è finora accompagnato un analogo deterioramento dell’accesso delle famiglie ai servizi finanziari.
La questione deve quindi essere posta in termini differenti.
Un Comune senza banca non è necessariamente un deserto finanziario. E un Comune con una banca non è necessariamente finanziariamente ben servito.
Ciò che conta è la possibilità concreta del cittadino e dell’impresa di accedere ai servizi di cui hanno bisogno, con costi, distanze, tempi e modalità ragionevoli.
Per misurare questa possibilità occorre mettere sulla stessa mappa banche, Poste, ATM, infrastrutture digitali, caratteristiche demografiche e competenze della popolazione.
Solo allora potremo capire dove la banca ha semplicemente cambiato forma e dove, invece, esiste davvero un problema di esclusione finanziaria.
Ed è probabilmente questa la sfida dei prossimi anni: non difendere necessariamente ogni vecchio sportello, ma assicurare che nessun territorio e nessuna persona rimangano senza una porta attraverso la quale entrare nel sistema finanziario.