18 May 2022

Ennio, il documentario su Morricone

Dal 17 febbraio è nelle sale cinematografiche il documentario Ennio di Giuseppe Tornatore, incentrato sulla figura del celebre compositore romano Ennio Morricone, scomparso quasi due anni fa.
In 150 minuti di pellicola, che ha vinto il nastro d’argento 2022 come miglior documentario, la vita dell’autore viene narrata dallo stesso protagonista e da tante altre figure che si alternano tra attori, registi, artisti e produttori, entrati in contatto con lui nel corso della sua lunghissima e copiosa carriera. 
Si procede per ordine cronologico. Le sue umili origini, lo studio della tromba per seguire le orme paterne e sostenere talvolta economicamente la famiglia, e la scelta di orientare gli studi dopo il diploma in strumento verso la composizione, nel Conservatorio Santa Cecilia di Roma, in particolare sotto la guida del grande Maestro Goffredo Petrassi
L’inizio è decisamente accattivante, ricco di preziosi documenti storici, di video e fotografie relativi ad icone musicali, veri e propri pilastri della musica d’arte italiana, e non solo, del XX secolo. 
Al termine dei suoi studi, Morricone approda alla RAI, forse con non troppa convinzione, e da quel momento inizia la carriera di arrangiatore, per proseguire dapprima sotto pseudonimo e poi con la sua firma, con la carriera nelle colonne sonore per film. 
Vedendo in sequenza il lavoro di questo autore ci si rende conto di quanto vasta sia stata la sua produzione, che è arrivata ad un successo eclatante anche in America. Un’abilità unica nel settore cinematografico, che lo ha fatto conoscere in tutto il pianeta. 
Assai interessanti gli interventi del Maestro Boris Porena, suo compagno di studi in composizione che ci racconta con molta umanità di come anche la visione dei musicisti d’arte si sia discostata man mano negli anni dal considerare il genere di musica per film come secondario rispetto a quello della musica cosiddetta colta.

Quando l’arte prende la forma di un reticolo

Le splendide colonne sonore si susseguono a cascata, facendo risaltare l’originalità e la genialità del Maestro nell’abbinare immagini a suoni in un documentario che risulta nel suo complesso assolutamente dovuto e toccante, ma che nella sua articolazione interna a volte sottolinea aspetti non necessari in alcuni tratti, che possono presentarsi agli occhi di chi osserva come delle forzature. 
Mi spiego meglio.
Il tributo a Morricone come documento per ricordare la sua figura di grande rilevanza è assolutamente importante, ma tutto sommato  alcune scelte del regista potrebbero non essere indispensabili ai fini del documentario. Per esempio, il rapporto conflittuale che egli ha avuto con la musica da concerto. In particolare, inoltre, poteva non essere necessario il tentativo di fare dei parallelismi con la figura di Petrassi, provando a mettere quest’ultimo in ombra per il fatto che non sia riuscito ad ottenere lo stesso successo di Morricone in ambito cinematografico. 
Infine, all’interno del documentario più volte vengono utilizzati termini impropri quando si parla di musica, il che fa emergere quanto sia talvolta evidente una competenza musicale non sempre adeguata, considerato che il film ha per oggetto proprio la musica stessa.
Ennio sa fare emozionare lo spettatore riuscendo a mettere in luce l’emotività del compositore ma può risultare difficilmente decifrabile questa sorta di auto creazione di un reticolo dal quale lo stesso Morricone sembra non riuscire a dimenarsi nel corso della sua vita, in un eterno conflitto tra quel che è e quel che sarebbe potuto essere in un altro ambito artistico. 
La musica per cinema in questo caso specifico, è anch’essa musica d’arte, semplicemente, a differenza della musica cosiddetta assoluta, è scritta per delle immagini. 
Se scorriamo indietro nel tempo, anche Puccini, ad esempio ha scritto, sì, musica da camera ma ha scelto di specializzarsi in un genere specifico, riscuotendo ampi consensi seppur in un “solo” settore: l’opera. Genere che per sua natura e legame con la parola e l’immagine tende a far coesistere l’aspetto musicale con altri ambiti percettivi esattamente come può accadere nel cinema. Non per questo si è sentito inferiore ad altri compositori di cui ha sempre riconosciuto la bravura.