sabato28 Gennaio 2023
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Malta pronta a modificare la sua legge contro l’aborto

Malta è pronta a modificare le sue rigidissime leggi legate all’aborto: l’isola è attualmente l’unico Paese membro dell’Unione europea in...

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Malta è pronta a modificare le sue rigidissime leggi legate all’aborto: l’isola è attualmente l’unico Paese membro dell’Unione europea in cui la pratica è totalmente bandita, persino in casi di gravidanze conseguenza di violenza sessuale o  incesto.

Il ministro della Sanità, Chris Fearne, ha dichiarato che si sta lavorando su una modifica legislativa che permetterà di ricorrere all’aborto nell’ipotesi in cui la salute o la vita della madre siano in pericolo. Al momento, un medico che pratica un’interruzione di gravidanza, anche in questa evenienza, rischia fino a quattro anni di carcere, esattamente come la donna che usufruisce dell’intervento. Il tema dell’aborto è molto delicato a Malta, Paese la cui popolazione è per larga maggioranza cattolica e contraria alla pratica (un recente sondaggio indica che il 61,8% dei cittadini continua a opporvisi).

Secondo Fearne, l’emendamento sarà presentato in Parlamento la prossima settimana, specificando che riguarda situazioni in cui il feto è ancora troppo giovane per pensare al parto e/o in cui c’è pericolo per la madre: “La scelta non dev’essere fra la sopravvivenza della madre o del bambino, ma la possibilità d morte di entrambi o per la sola madre. Crediamo che in questa situazione, una donna non debba rischiare la reclusione”. Una modifica che ha già incontrato i favori di Robert Abela, il primo ministro maltese, che aveva definito il tema dell’aborto in una recente intervista come “Troppo delicato per essere trattato solo dalla sfera politica, c’è bisogno che la società in toto porti a una decisione comune”.

A dare la spinta definitiva a questa proposta è stato il caso di Andrea Prudente, turista americana incinta di 16 settimane che a giugno si trovava a Malta e aveva richiesto di abortire dopo aver iniziato a perdere sangue copiosamente.  Le sue condizioni si erano aggravate, al punto di essere in pericolo di vita, mentre i dottori non potevano operare finché il cuore del feto continuava a battere. La donna ha potuto ricorrere alla pratica medica che le ha salvato la vita dopo essere stata trasferita in Spagna, decidendo a settembre di fare causa al governo maltese, richiedendo a gran voce di bandire le leggi sull’aborto in quanto violazione dei diritti umani.

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