L’energia nucleare sta vivendo una nuova fase in Europa, spinta non solo dalle necessità energetiche, ma anche dalle dinamiche geopolitiche in continua evoluzione. Se da una parte l’Italia si sta avvicinando con cautela ai minireattori nucleari, dalla Francia alla Germania, passando per la Spagna e il Belgio, si osservano scelte radicali per rilanciare o mantenere il nucleare come pilastro energetico. Un fenomeno che non è solo tecnico, ma strettamente legato ai venti di guerra e alla crescente pressione per il riarmo.
Nel nostro Paese, il ministro Matteo Salvini ha recentemente bocciato un investimento pubblico di 200 milioni di euro nella start-up New Cleo, attiva nella progettazione di reattori nucleari di terza e quarta generazione. Salvini, pur ribadendo che non c’è un passo indietro sul nucleare, ha sollevato perplessità sull’impiego di fondi pubblici per aziende private, suggerendo un maggior coinvolgimento di trust pubblici come Ansaldo, Eni, Enel, e Leonardo. Nonostante ciò, i ministri Giberto Pichetto Fratin e Adolfo Urso hanno precisato che non è stata ancora presa una decisione definitiva.
Nel contesto europeo, il commissario per l’Energia Dan Jørgensen ha riaffermato il ruolo cruciale dei minireattori modulari per il futuro energetico del continente, sottolineando che spetta ai singoli Stati membri decidere se intraprendere o meno il percorso nucleare. La Commissione Europea ha già fatto la sua parte, includendo il nucleare nella Tassonomia verde del 2023, rendendolo una fonte energetica sostenibile e finanziabile.
La Germania, che ha chiuso le sue centrali nucleari nel 2023, si trova ora a un bivio. Dopo una lunga riflessione sulla sicurezza energetica e il cambiamento climatico, il CDU e la CSU, principali partiti dell’opposizione, spingono per la riattivazione di alcune centrali nucleari. Secondo i leader politici come Friedrich Merz e Markus Söder, riaprire le centrali potrebbe essere una mossa strategica per garantire l’indipendenza energetica della Germania, soprattutto in un periodo di incertezze geopolitiche.
Non è solo un ritorno al nucleare convenzionale: la Germania sta anche investendo nella fusione nucleare. La start-up Focused Energy ha firmato un accordo con RWE per costruire un impianto pilota di fusione nucleare entro il 2035, segnando un possibile cambiamento radicale nelle politiche energetiche tedesche.
In Spagna, le principali compagnie elettriche come Endesa, Iberdrola e Naturgy stanno facendo pressioni sul governo per rivedere i piani di dismissione delle centrali nucleari. Nonostante il piano del governo progressista di chiudere le centrali dal 2027 al 2035, le aziende chiedono un’estensione della vita operativa dei reattori, invocando la necessità di mantenere alta la produzione di energia a basse emissioni di carbonio. Francisco Reynés, presidente di Naturgy, ha suggerito di concedere ulteriori anni alle centrali nucleari come quella di Almaraz per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.
Anche il Belgio sta spingendo per il prolungamento della vita dei suoi reattori nucleari. La legge sulla dismissione nucleare, che prevedeva la chiusura di tutte le centrali entro il 2025, è stata modificata nel 2022 per mantenere in funzione Doel 4 e Tihange 3 almeno fino al 2035. Sebbene la Commissione Europea abbia avviato un’indagine per verificare la conformità alle normative sugli aiuti di Stato, il governo belga ha ottenuto l’approvazione della Commissione per estendere la vita dei reattori.
In Svezia, la situazione è ancora più ambiziosa. Il governo ha avviato lavori per costruire un secondo deposito di scorie radioattive a Forsmark e ha presentato un piano per la costruzione di altre quattro centrali nucleari, un passo significativo verso un rafforzamento della produzione nucleare nel paese.
La Francia è il gigante nucleare europeo, con oltre 50 reattori in funzione. Tuttavia, la costruzione del nuovo reattore Flamanville 3 ha subito enormi ritardi e costi crescenti. L’EPR (European Pressurized Reactor), previsto inizialmente per il 2012, ha visto il suo avvio solo nel 2021, ma il processo non è stato privo di difficoltà. Durante i primi mesi di operatività, il reattore ha necessitato di 76 giorni di manutenzione, una testimonianza dei problemi tecnici che affliggono il settore nucleare transalpino.
L’energia nucleare in Europa sta attraversando una fase di transizione complessa, segnata da una crescente polarizzazione tra gli Stati membri. Mentre alcuni, come la Francia e la Germania, si confrontano con il ritorno al nucleare o la fusione nucleare, altri, come l’Italia, seguono una via più cauta, concentrandosi su tecnologie più piccole e avanzate come i minireattori modulari.
Il nucleare, pur con le sue sfide economiche e politiche, è destinato a rimanere una componente chiave della strategia energetica europea, specie in un contesto globale di incertezze geopolitiche e crescita dei costi energetici. Le scelte che ogni paese farà nei prossimi anni influenzeranno non solo la sicurezza energetica del continente, ma anche la sua capacità di ridurre le emissioni e affrontare le sfide del cambiamento climatico.
