Oggi è una serie quasi dimenticata, persa nei meandri di un universo televisivo in netta espansione. Ieri era un vero e proprio fenomeno di costume. Sono trascorsi 10 anni dall’ultimo episodio di Glee (disponibile in Italia su Disney+) e per i fan più fedeli resta un ricordo indelebile. Al netto delle sue tante sbavature a livello narrativo, ha fatto da apripista a un nuovo modo di fare televisione. Ha miscelato il drama a tutto il bello di un musical.
In pochi avrebbero creduto nel successo di Glee. La serie è arrivata negli Stati Uniti e sul canale della FOX nel maggio del 2009. Il primo episodio è stato trasmesso solo per tastare l’indice di gradimento del pubblico. Si trattava di una serie inedita sotto tanti e diversi punti di vista, ma ha macinato più di 9 milioni di telespettatori confermandosi il miglior debutto dell’anno.
“Voci fuori dal coro”, questo è il titolo del primo episodio di Glee, ha mostrato come tutto il fascino di un musical poteva essere declinato con facilità all’interno di una serie tv. Un fenomeno che non era del tutto inedito, ma costruire in un prodotto “in serie” con canti, balli e coreografie non è stato mai pensato a lungo termine. Una vera e propria inversione di tendenza che si è dimostrata una tattica vincente.
La serie, infatti, tra alti e bassi è andata avanti per sei lunghe stagioni fino al 2015 quando è stato scritto l’ultimo episodio. In tv il successo è andato calando durante la stagione 4. Tuttavia, al di fuori dello schermo, tutti i personaggi di Glee sono diventati dei veri e propri divi della musica. Ha ampliato a vista d’occhio un fenomeno che ha cambiato per sempre il mondo della tv.
Sviluppata da Ryan Muprhy, che all’epoca era al lavoro con Nip/Tuck, è stata vincente l’intuizione di miscelare il dramma giovanile al musical. Tanto da superare qualsivoglia aspettativa. Anche se, oggi, il fenomeno si è un po’ sgonfiato anche a causa di morti, scandali e litigi che hanno travolto il cast, il mito di Glee resta il punto più alto della seconda golden age americana.
Cos’è il Glee Club?
Will Schuester, professore di spagnolo alla William McKinley High School, vorrebbe riportare in vita il glee club, il gruppo di canto e ballo della scuola. Tuttavia, questa attività extrascolastica non sembra destare l’interesse degli studenti. Schuester non demorde e riesce a raggruppare un gruppo diversificato di ragazzi assai talentuosi, considerati sfigati (in originale loser, “perdenti”) dagli altri studenti. Così dà vita alle Nuove Direzioni. In essi compaiono Rachel Berry, ragazza dotata ed estrosa ma piuttosto egocentrica, figlia di genitori omosessuali; Mercedes Jones, robusta ragazza afroamericana con manie di divismo; Tina Cohen-Chang, studentessa timida, balbuziente e dal look gotico; Kurt Hummel, esuberante ragazzo gay, appassionato di moda; Artie Abrams, un nerd chitarrista in sedia a rotelle e Finn Hudson, un ragazzo popolare, semplice e appassionato di sport, quarterback e main leader della squadra di football.
Da qui in poi cominciano una serie di avventure che porta il Glee club verso il successo. La sesta e ultima stagione si pone come una conclusione dolce a amara della vicenda. Comincia con il ritorno di Rachel a Lima dopo il suo flop televisivo. Al racconto si incentra il tema del “ricostruire” sia la vita di Rachel sia del Glee Club al McKinley. Ora è una prestigiosa scuola, che allena cheerleader di successo e giocatori di football con un futuro promettente. Intanto, Blaine e Kurt si relazionano e vivono nuove esperienze dopo la rottura.

Una serie che ridefinisce il concetto stesso di “diversità”
Al netto di tutte le trame e le sottotrame della serie tv e al netto di tutte le coreografie (alcune degne di nota) che si sono mostrate in Glee, la serie ha avuto tanti pregi e tanti difetti. Vince per aver avuto la forza di parlare, apertamente, di diversità. Non solo di diversità in quanto identità di genere e di gusti sessuali. Ha analizzato il tema nella sua accezione più completa e particolare. Ha raccontato una diversità come pregio e non come difetto, parlando di una diversità vista come valore aggiunto e non come punto di demerito.
Un tema che fino a quel momento non è stato mai approfondito. Invece Glee, pur mostrandosi come una serie per teenager, apre una lunga parentesi sul mondo che abbiamo intorno. Celebrando il lato pop e cool ma parlando al pubblico con un linguaggio schietto e sincero. La serie ha avuto successo in tv ma è fuori lo schermo che è diventato un vero e proprio fenomeno di costume.
Dopo Glee, implode il fenomeno musical in tv
Inevitabilmente, Glee ha fatto da apripista a un nuovo genere. Dopo, sono state tante le serie tv che hanno utilizzato la formula del musical. Da Smash che ha raccontato la nascita di un musical su Marlyn Monroe, fino a Nashville che si è incentrata su una celebrazione della musica country. Da Crazy Ex-girlfriend fino al bellissimo Lo straordinario mondo di Zoey. Segno che Glee non è stato solo di passaggio nella nostra cultura pop.
