Il mondo dice addio a Francesco, il Papa della tenerezza e della pace


Francesco è stato un Pontefice rivoluzionario, ha incarnato un modello di Chiesa vicina agli ultimi,

alle donne, ai bambini, alle minoranze, ai detenuti, ai separati, e alle vittime delle guerre, da Gaza all’Africa. La sua eredità: l’autenticità del Vangelo vissuto tra i poveri.

La sua è stata una vita per gli ultimi.
Nato a Buenos Aires nel 1936, eletto nel 2013 con lo storico annuncio “sono venuto dalla fine del mondo”, ha fatto della prossimità il suo marchio:

visite ai carcerati, abbracci ai malati, telefonate quotidiane al parroco di Gaza durante i bombardamenti. “Ha insegnato a guardare i piccoli gesti di bellezza, come i fiori gialli di una signora romana”, ricorda chi lo ha osservato da vicino.

La voce di Gaza e dei martoriati
Fino all’ultimo ha implorato “cessate il fuoco immediato” per la Striscia, definendo l’Ucraina “martoriata” con una costanza che diventò giudizio morale.

A Betlemme lo ricordano come “colui che ci fece sentire meno soli”, mentre giovani israeliani e palestiniani piangono il “leader di pace” che li abbracciò a Verona.

Riformatore e guaritore ferito.
Sofferente per problemi polmonari e al ginocchio, ha rifiutato la sedia a rotellesimo finché possibile, mostrando una fragilità che divenne insegnamento:

“Morire è brutto, anche per chi crede”, confidò durante una crisi. Promosse vaccini come “atto d’amore” e aprì il Giubileo della Speranza pochi mesi prima della morte.

La Chiesa la desiderò povera per i poveri.
Ridusse privilegi vaticani, scelse Santa Marta come residenza, donò cappello e anello ai bisognosi.

In Africa, visitò paesi in guerra come il Sud Sudan, gridando: “La pace è possibile!”. Le sue encicliche – da Laudato Si’ a Fratelli Tutti – restano mappe per un mondo più giusto.

L’addio sarà planetario.
I funerali del 26 aprile chiudono 5 giorni di lutto nazionale, record italiano. Il feretro seguirà un percorso tra la gente , prima della sepoltura, secondo le sue volontà: semplice, senza mausolei.

“Ci ha insegnato il coraggio della mitezza”, ha sintetizzato Mario Draghi. Il mondo perde un padre, i poveri un alleato, la storia un gigante del dialogo e della pace.