Storia di una bambina napoletana negli anni Sessanta: un romanzo che rievoca un mondo a noi vicino ma lontano

Pubblicato per la prima volta nell’ottobre del 2024 da Maria Caputo per un’etichetta indipendente, Storia di una bambina napoletana negli anni Sessanta è un racconto di rara bellezza e profondità. Parla di vita, di sogni, di desideri e aspirazioni in una Napoli di altri tempi in cui il patriarcato era ancora un male silente. Il romanzo – breve ma intenso – lo trovate su Amazon in digitale e cartaceo.

Ci sono libri che vanno e altri che vengono. Alcuni restano ma vanno via lo stesso, altri ancora diventano dei veri e propri casi editoriali. Ci sono altri libri che meriterebbero più spazio e visibilità nell’ambiente letterario moderno. Questo perché, nella loro interezza, non hanno nulla da invidiare ai romanzi blasonati e che appaiono sulle riveste di settore. Uno in particolare ha colpito la nostra attenzione. Non solo per una prosa intesa e decisa e per una narrazione molto forte, ma anche perché ha saputo riverberare la storia contemporanea. Lo ha fatto con i toni di un racconto di formazione ispirato a una storia intrisa di un verismo puro e semplice.

Con il titolo di Storia di una bambina napoletana degli anni Sessanta, l’esordiente Maria Caputo compie un viaggio nella sua stessa infanzia . Cerca di mettere ordine tra i suoi ricordi per raccontare l’infanzia (e poi la gioventù) durante gli anni del boom economico. Dal libro – che trovate su Amazon a questo link – esce fuori una fotografia vivida di un tempo che fu. È un ritratto dolce ma amarissimo di una famiglia che viveva nella periferia di Napoli, alle prese con la vita e le sue (tante) sfide. In un unico flusso di coscienza, in cui si miscela il dialetto napoletano e l’italiano, l’autrice mette in scena la sua gioventù di bambina. Lei ha vissuto in una famiglia numerosa e patriarcale.

Storia di una bambina napoletana degli anni Sessanta: di cosa parla il libro?

Oggi è molto difficile trovare un libro che sia veramente originale. Sulla nostra storia contemporanea e sui miti di Napoli si è detto e fatto di tutto. Eppure, è proprio nell’intramezzo e nel mondo dell’autopubblicazione – che non ha nulla da invidiare all’universo delle grandi case editrici – che si trovano perle rare. E Storia di una bambina napoletana degli anni Sessanta è una di queste. Al centro del racconto c’è Maria. È l’autrice ed è anche protagonista del romanzo. Con molta semplicità e senza lesinare nei dettagli (a volte molto forti) si cimenta in un racconto autobiografico in bilico tra realtà e “fiction”. In questo, parla della sua fanciullezza e della famiglia.

Lei ha vissuto a Casoria, in un palazzo a corte con soffitta. Ha vissuto in una famiglia numerosa e con due genitori impegnati più a risolvere i loro problemi che a crescere i propri figli. Maria, in cima a quella soffitta, si nasconde quando vuole fuggire dalle sue responsabilità e dai continui litigi dei genitori. Il padre è un falegname, è manesco ed è il classico “padre-padrone” che beve un bicchiere di vino dopo l’altro; la madre è una casalinga che è vittima del marito infedele. Riflette la sua insoddisfazione sui figli, e in special modo su Maria. Da bambina non termina gli studi. Tuttavia, nel suo piccolo, sogna in grande e spera di trovare presto una vita al di fuori della famiglia. Da qui, un lungo percorso di crescita e formazione che porta la giovane a una maggiore consapevolezza di sé.

Un racconto vivido, schietto e sincero

 Scrivere una biografia non è mai facile. C’è il rischio di cadere nell’autocelebrazione, ma Storia di una bambina napoletana degli anni Sessanta va ben oltre. È un vero e proprio racconto di formazione che, spedito, racconta la Napoli del secolo scorso. Racconta anche la vita di una bambina (poi ragazza e poi donna) che ha vissuto in una famiglia in cui la tossicità era all’ordine del giorno. Non è un romanzo fine a se stesso. La giovane Maria, attraverso la vita che ha vissuto, ha saputo scrivere un’esistenza più libera e più serena rispetto a quella che ha vissuto in famiglia. Racconta questo suo percorso senza lesinare nei dettagli e senza dimenticare tutte le figure – a volte anche macchiettistiche – che hanno orbitato nella sua vita. 

Tratto da una storia vera, un romanzo forte come un pugno ma dolce come una carezza

Non solo fiction, piegata ai ritmi di una narrazione romanzesca, ma anche storia di vita vera e vissuta. Facendo appello ai ricordi, Maria Caputo racconta il suo stesso passato. Lo racconta come un vero flusso di coscienza. Si sente il lettore perdersi tra le maglie del racconto, conducendolo per mano fino al suo finale evocativo che (quasi) chiude un cerchio. Dal patriarcato all’infanzia rubata, dalla vita e ai corsi e ricorsi: un libro che merita attenzione e che merita di essere letto tutto d’un fiato.