Cittadinanza e scuola

Bianchi: La scuola per riqualificare il nostro Paese


La scuola, a ogni età, non è solo un luogo di apprendimento accademico, ma anche e soprattutto una palestra di vita civica.

È qui che si moltiplicano le occasioni per ragionare e discutere di diritto alla cittadinanza, un concetto fondamentale per formare individui consapevoli e responsabili. La scuola, infatti, diventa un luogo centrale per questo tipo di dialogo.

Sentirsi cittadini è la condizione imprescindibile per sentirsi parte di una comunità. Inoltre, scuola aiuta a riconoscere e opporsi a ogni discriminazione e a costruire e alimentare una cultura della convivenza.


Il Peso dell’Ingiustizia: 914.000 Ragazzi Senza Cittadinanza
Esiste un’ingiustizia palese che ci interpella direttamente come educatori. Questa ingiustizia riguarda 914.000 ragazze e ragazzi studenti, originari di duecento paesi diversi, che sono privi di cittadinanza italiana.

Questi giovani subiscono ogni giorno una sorta di “bullismo di stato”. Infatti, essere offesi e discriminati nei delicati anni della crescita per non avere gli stessi diritti dei loro compagni è un’offesa alla dignità umana, anche nella scuola. È un ostacolo al loro pieno sviluppo.

Come insegnanti, abbiamo una responsabilità particolare. Davanti ai nostri occhi abbiamo persone che meritano piena dignità e uguaglianza. Inoltre, il nostro ruolo è combattere questa disparità.


Due Urgenze Attuali: Referendum e Nuove Indicazioni Nazionali
Oggi, due fattori rendono ancora più urgente e impellente affrontare con convinzione il tema della cittadinanza a scuola.


Il primo è un referendum imminente. Si propone di dimezzare i tempi per la richiesta della cittadinanza italiana da parte di chi è figlio o figlia di immigrati.

Questa iniziativa rappresenta un’opportunità storica per sanare una ferita aperta. Inoltre, è fondamentale dare a tanti giovani la dignità che meritano. È cruciale che la scuola si faccia portavoce di questa battaglia di civiltà, informando e sensibilizzando gli studenti e le loro famiglie sull’importanza di questa consultazione.


Il secondo motivo di preoccupazione, e al tempo stesso di urgenza, è la bozza delle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione. Questa bozza è proposta dal ministro all’istruzione Giuseppe Valditara.

Questa bozza, purtroppo, è colma di affermazioni etnocentriche, anche nel contesto della scuola. Tali affermazioni rischiano di rendere più difficile ogni apertura verso il mondo e le sue diversità. Questo è vero anche quando queste diversità abitano accanto a noi, nelle nostre classi.

Un esempio lampante è l’affermazione incredibile presente nelle pagine dedicate alla storia. Queste costituiscono la “testa d’ariete” per stravolgere le indicazioni in vigore dal 2012: “solo l’occidente conosce la storia”.

Questa visione ristretta e distorta non solo nega la ricchezza delle culture e delle civiltà globali. È anche pericolosa perché mina alla radice il principio di inclusione e di riconoscimento reciproco.


Di fronte a queste sfide, la scuola deve essere un baluardo. Dobbiamo continuare a moltiplicare le occasioni per discutere e ragionare sul diritto alla cittadinanza, promuovendo una cultura del confronto e del rispetto reciproco.

Dobbiamo dotare i nostri studenti degli strumenti critici per riconoscere e contrastare ogni forma di discriminazione e di etnocentrismo. La cittadinanza non è solo un fatto giuridico. Nel contesto di una scuola inclusiva, è anche un processo continuo di costruzione identitaria che si nutre di partecipazione, dialogo e riconoscimento dell’altro.

Solo così potremo formare cittadini consapevoli, attivi e capaci di costruire una società più giusta e inclusiva per tutti.