Antigone: oltre trenta carceri con “celle micro” e un uso massiccio di sedativi.
L’associazione Antigone, da sempre in prima linea per la tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale, ha recentemente sollevato l’allarme su condizioni detentive che rasentano la disumanità in diverse strutture carcerarie italiane.
I dati raccolti dall’Osservatorio di Antigone, infatti, rivelano una situazione preoccupante, in particolare per quanto riguarda lo spazio a disposizione dei detenuti e l’ampio ricorso a psicofarmaci.
Spazio Negato: 30 Istituti con Celle Sotto i 3 Metri Quadri.
Il quadro dipinto da Antigone è allarmante: in ben 30 istituti penitenziari italiani, i detenuti sono costretti a vivere in celle con una superficie individuale inferiore ai 3 metri quadrati.
Questo dato non è solo una cifra, ma la cruda realtà di persone che vivono in condizioni di sovraffollamento estremo, con spazi vitali ridotti al minimo indispensabile, ben al di sotto degli standard europei e delle indicazioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Una condizione che non solo mina la dignità della persona, ma che ha anche ripercussioni dirette sulla salute fisica e mentale dei detenuti, rendendo di fatto impossibile qualsiasi percorso rieducativo.
Dipendenza da Farmaci: Quasi Un Detenuto Su Due Assume Sedativi o Ipnotici
A peggiorare ulteriormente la situazione c’è il dato relativo all’uso di farmaci: in quasi tutti gli istituti penitenziari monitorati, circa una persona su due fa regolarmente uso di sedativi o ipnotici.
Questo ricorso massiccio a psicofarmaci solleva interrogativi cruciali sullo stato di salute mentale della popolazione detenuta e sulla qualità dell’assistenza medica e psicologica offerta all’interno delle carceri.
L’abuso di queste sostanze può mascherare disagio psichico, carenza di attività significative, o semplicemente essere una risposta alla frustrazione e all’ansia generate da condizioni detentive difficili.
Non è raro, infatti, che il ricorso ai farmaci diventi l’unica via per gestire l’insonnia, l’agitazione o la depressione in un ambiente privo di stimoli e prospettive.
I dati di Antigone evidenziano una volta di più l’urgenza di una riforma strutturale del sistema carcerario italiano.
Il sovraffollamento, l’inadeguatezza degli spazi e il ricorso esasperato ai farmaci non sono solo indicatori di un sistema al collasso, ma anche la dimostrazione di come le carceri fatichino a svolgere la loro funzione rieducativa, trasformandosi spesso in luoghi di mero contenimento e di ulteriore degrado.
Per uscire da questa spirale è necessario investire in misure alternative alla detenzione, potenziare l’assistenza sanitaria e psicologica all’interno degli istituti, e garantire condizioni di vita dignitose che rispettino la persona e favoriscano il suo reinserimento nella società.
L’Italia, in quanto stato di diritto, ha il dovere di assicurare che la pena non si trasformi in una tortura, ma sia sempre orientata al recupero e al rispetto dei diritti fondamentali.

