The Walking Dead: la serie cult post-apocalittica è diventata un franchise che è l’ombra di stessa (e bisogna ammetterlo, senza se e senza ma)

È arrivata in tv nel lontano 2010 e, dopo una manciata di episodi, la serie di The Walking Dead è diventata un fenomeno di costume che ha influenzato la cultura pop. Poi, all’improvviso, qualcosa è andato storto e la serie ha perso pubblico. La vicenda stessa ha cominciato a non bucare lo schermo come la prima volta. Dopo 11 stagioni (non tutte all’altezza delle aspettative) e diversi spin-off, ancora non si è compreso il motivo per il quale si continua a investire su un prodotto che non ha più nulla da raccontare. La serie completa è in streaming su Now. 

Più volte ci siamo interrogati sul motivo per il quale tante e diverse serie tv non hanno trovato spazio nell’affollato panorama mediale. Alcune spariscono troppo presto e finiscono nel dimenticatoio. In questo folle universo si passa da un eccesso a un altro. Se alcune di queste meriterebbero più spazio, altre dovrebbero sparire quanto prima e, invece, restano in onda per un periodo indefinito, senza coinvolgere più il pubblico. Queste serie non regalano niente altro dal punto di vista dell’intrattenimento.

E, su questo argomento, è giusto aprire una parentesi su The Walking Dead. Liberamente ispirata ai fumetti di Robert Kirkman, la serie è arrivata in tv per la prima volta nel 2010 come una vera e propria scommessa. I primi sei episodi hanno aperto una finestra su un mondo post-apocalittico, dilaniato da un virus che ha trasformato l’umanità in esseri senza ragione che si cibano dei carne e sangue. Di così grande successo che la serie è stata subito rinnovata per una seconda stagione. Ciò ha confermato l’appeal di un prodotto inusuale che ha convinto proprio per questo motivo.

The Walking Dead, però, nel corso del tempo, non è riuscita a mantenere alte le aspettative. Dopo sette stagioni, ha cominciato a perdere sia gli ascolti ma anche le storie. Dal punto di vista qualitativo, non hanno mantenuto la freschezza degli inizi. Questo non ha impedito di dare vita a un franchise fatto di prequel e sequel. Questi sono nati solo con l’idea di creare un universo coeso. Però, di fatto, non è accaduto nulla di tutto ciò. Lo conferma anche la serie incentrata sul personaggio di Daryl che, dal prossimo 2 giugno, arriva su Sky e Now.  

The Walking Dead: 11 stagioni per raccontare una pandemia senza vinti né vincitori 

L’incipit è molto semplice: il mondo come lo conosciamo non esiste più. Un virus ha decimato ogni cosa e l’umanità è ridotta a un gruppo di uomini e donne in fuga da se stessi e da un gruppo di erranti che si cibano dei vivi, trasformandoli a loro volta in esseri famelici. È Rick che scopre, suo malgrado, cosa è rimasto del mondo che conosceva. Nonostante ciò, riesce a congiungersi con la famiglia e a trovare altri sopravvissuti in cerca di salvezza. La situazione, però, non è affatto facile. Di umanità e di civiltà non è rimasto nulla, come non esiste nessuna giustizia e nessuna legge. Inoltre, non c’è neanche la possibilità di poter ricostruire il mondo dalle fondamenta.

E se non è possibile, come si può sfuggire da tutto questo? Una domanda a cui, pare che non ci sia nessuna riposta. La serie, infatti, non si spinge oltre il mero racconto di un mondo a pezzi. Non riesce a uscire dal suo stesso impasse, pur cercando una scorciatoia. La trama è come se girasse a vuoto senza regalare un senso di speranza. Manca una finalità a tutti i personaggi. C’è una continua lotta alla sopravvivenza ma, in quella realtà dove tutto è immutabile, perché si lotta per restare in vita quando non c’è una luce in fondo al tunnel? 

Perché la serie, a un certo punto, non ha funzionato più

Ci sono stati momenti di grande tensione in The Walking Dead e archi narrativi degni di nota (come tutta la stagione del Governatore). Al netto di questi barlumi, la serie ha perso al sua bussola. La narrazione è diventata inconcludente, i personaggi hanno perso di spessore e il ritmo è stato dilatato solo con l’obbiettivo di costruire un evento narrativo di grande impatto. Alla fine, questo ha portato a un nulla di fatto.

Nel corso della storia c’è stato un punto di rottura che ha impedito ai personaggi e a tutto il contesto di compiere un salto. Una svolta non c’è stata e The Walking Dead ha ripetuto, all’infinito, schemi e colpi di scena. Questi non sono stati per nulla esaltanti e, via via, la serie ha cominciato a perdere il pubblico. Dopo 11 stagioni cala il sipario ma a sopravvivere ci sono gli spin-off. Tuttavia, hanno intrapreso la stessa direzione della serie madre.

Un franchise che non aggiunge (e non toglie nulla) alle vicende di The Walking Dead 

Il prequel, dal titolo Fear: The Walking Dead, è andato alle radici dell’infezione. Dopo una buona prima stagione, ha perso la sua via e ha arrancato negli sviluppi narrativi. C’è stato poi The Walking Dead: Beyond che ha cercato di raccontare la pandemia dal punto di vista di un gruppo di adolescenti. Fortunatamente, dopo due stagioni è stata staccata la spina.

Stessa cosa è successa a Tales: the Walking Dead che con episodi auto-conclusivi ha cercato di ampliare lo spettro di indagine. Successivamente è stata la volta di Dead City che, di fatto, raccoglie la fallace eredità di The Walking Dead. In Italia, poi, è in arrivo la serie incentrata su Daryl che – almeno all’inizio – sarà ambientata in Europa. Infine c’è la soporifera miniserie dedicata al personaggio di Rick che, nonostante le alte aspettative, si è tramutata in una nulla di fatto.