Giornata Mondiale dello Yoga, l’abc e le posizioni di una pratica sempre più diffusa

Nella società contemporanea, sempre più persone si confrontano con ritmi frenetici, pressioni lavorative costanti ed un flusso quasi incessante di stimoli digitali. In questo contesto iperconnesso ed accelerato, diventa essenziale ritagliarsi degli spazi per riconnettersi con sé stessi e ristabilire un equilibrio profondo.

Lo yoga, con le sue pratiche che integrano movimento, respirazione e consapevolezza, rappresenta un potente strumento. Aiuta a ristabilire una comunicazione armonica tra corpo e mente, favorendo l’ascolto interiore e il recupero di uno stato di calma.

In occasione della Giornata Internazionale dello Yoga, che si celebra il 21 giugno, Babbel – l’app che promuove la comprensione reciproca attraverso le lingue – e Yome, la più grande app di yoga e movimento in Italia, propongono un glossario relativo ai termini principali dello yoga. Offrono una panoramica delle diverse tipologie che si possono praticare, accompagnato da una selezione delle posizioni principali per una pratica consapevole.

L’ABC dello yoga: da “asana” a “chakra”

Esistono alcuni termini chiave, alla base dello yoga, che è utile conoscere. Così si affrontano al meglio le lezioni e si vive l’esperienza in modo ancora più completo.

  1. asana: questa parola indica una postura del corpo. Originariamente si riferiva alla posizione seduta da meditazione. Ma in seguito il suo significato è stato esteso a comprendere tutte le pose che si possono assumere durante una pratica di yoga, dalle più semplici e statiche a quelle più complesse e dinamiche.
  2. pranayama: si tratta di una pratica dello yoga che consiste nel controllo e nella regolazione del respiro. Aiuta a migliorare la concentrazione, calmare la mente e migliorare la capacità polmonare. Il termine deriva dal sanscrito: “prana” (“energia vitale” o “soffio vitale”) e “ayama” (“estensione” o “controllo”).
  3. mantra: sono dei suoni o delle parole che vengono ripetuti mentalmente o ad alta voce per favorire la concentrazione e la meditazione durante lo yoga. In questo modo, si calmano i pensieri negativi. Si può ad esempio utilizzare la sillaba sacra “om”, una parola come “shanti” (che significa “pace” o “tranquillità”) o una frase più complessa. Anche la parola mantra deriva dal sanscrito: “man” (“mente”) e “tra” (“strumento” o “protezione”) e può quindi essere tradotto come “strumento per la mente”.
  4. chakra: secondo la tradizione yogica, sono centri energetici presenti nel corpo, considerati dei punti di connessione tra quello fisico e quello energetico. Ne esistono sette principali, ciascuno collegato ad una specifica parte del corpo e associato a determinate funzioni fisiche, emotive e spirituali. Uno squilibrio in uno o più chakra può riflettersi in disagi fisici o emotivi nelle zone corrispondenti. Nello yoga esistono delle pratiche mirate per riequilibrare l’energia dei diversi centri. “Chakra” significa “ruota” o “disco” e richiama l’idea dell’energia che ruota in questi centri; sono spesso rappresentati visivamente come dei vortici di energia luminosa.
  5. mudra: per dirigere e canalizzare l’energia vitale durante la meditazione. Nelle asana o negli esercizi di respirazione è possibile assumere delle posizioni specifiche delle mani e delle dita, i cosiddetti “mudra”. Questa parola significa “sigillo” o “gesto”, in riferimento proprio a come essi siano in grado di sigillare l’energia in circuiti specifici del corpo. Tra i più comuni vi è l’“anjali mudra”, con i palmi uniti davanti al cuore.

Le principali tipologie di yoga: da hatha a kundalini

È possibile scegliere tra diversi tipi di pratiche, ciascuno con caratteristiche e approcci specifici. Ogni stile offre benefici diversi e si adatta ad obiettivi, livelli di forma fisica e preferenze personali differenti.

  1. hatha yoga: adatto anche ai principianti, è lo stile più classico e diffuso. È caratterizzato da un ritmo lento che combina le posizioni (asana) con le tecniche di respirazione (pranayama). Può essere molto utile per migliorare la forza muscolare e la flessibilità, ridurre lo stress ed aumentare la consapevolezza corporea. Il termine “hatha” deriva dal sanscrito ed è composto da due parole “ha” (“sole”) e “tha” (“luna”), simboleggiando dunque l’unione di queste due energie opposte.
  2. vinyasa yoga: perfetto per chi non ama la staticità e adatto sia ai principianti sia a chi ha già una base di yoga. È uno stile dinamico che enfatizza il flusso di movimento continuo coordinato e sincronizzato con il respiro. Le asana si susseguono infatti con sequenze fluide, senza pause prolungate, utilizzando il respiro come guida per le transizioni. La parola “vinyasa” significa infatti “collegare” o “posizionare in modo particolare”.
  3. ashtanga yoga: si tratta di uno stile molto rigoroso, tra le forme più impegnative dello yoga. Inoltre, è ideale per chi cerca una pratica tradizionale e può essere approciato anche dai principianti i quali, grazie alla ripetizione dei movimenti, riescono ad interiorizzare al meglio l’esecuzione corretta. Esso si basa infatti su sequenze fisse e predeterminate di posture che vengono sempre eseguite nello stesso ordine. “Ashtanga” significa “otto rami”, in riferimento agli otto principi dello yoga classico di Patanjali (considerato il padre della filosofia dello yoga).
  4. dharma yoga: fondato da uno dei guru di questa disciplina, Sri Dharma Mittra, integra la pratica fisica tradizionale con insegnamenti spirituali e filosofici. Esso combina infatti elementi dell’hatha yoga classico con tecniche di raja yoga (focalizzato principalmente sulla meditazione). Unendo pratiche fisiche, respiratorie, meditative e filosofiche. Questa pratica include una grande varietà di asana, che vengono mantenute per tempi più lunghi rispetto al vinyasa. Grazie alle sue modificazioni, può essere adatto a tutti i livelli.
  5. kundalini yoga: stile unico che combina posture, respirazione, meditazione, mantra e movimento volti a risvegliare la “kundalini” (letteralmente “arrotolata come un serpente”). In pratica è l’energia vitale che secondo la tradizione risiede addormentata alla base della colonna vertebrale. Seppur come impegno fisico possa essere praticata da tutti, richiede sicuramente un’apertura mentale verso pratiche inusuali e più spirituali.