Ci sono storie emozionanti e degne di nota dalle quali si fa davvero fatica a staccarsene. È ciò che ho provato leggendo il nuovo romanzo di Paola Chiozza, Odio a prima vista. Always Publishing Editore.
I suoi personaggi così ben delineati psicologicamente diventano una sorta di “amici” per il lettore, da supportare sino all’ultimo. Questa commedia romantica è più di un romance. È caratterizzata da tanti ingredienti che ve la faranno amare intensamente. Fa sorridere e riflettere al tempo stesso.
Ancora una volta la Chiozza ritorna a parlare di passioni e sogni che fanno la differenza nella propria esistenza perché ci aiutano ad affrontarla con una marcia in più. Una delle tematiche che affronta è quella di trovare il coraggio di non tradire mai sé stessi al di là delle aspettative e dei desideri che gli altri nutrono nei nostri confronti.
Di questa storia memorabile, dei suoi personaggi e, del genere romance che spopola tanto, conversiamo piacevolmente in questa intervista con l’autrice.
Paola, come è nata l’ispirazione per la creazione del personaggio di Margaret, una ragazza piena di ideali, passioni e sogni?
Pur ricalcando il personaggio originale di Margaret Hale (da “Nord e Sud” di Elizabeth Gaskell), la mia Maggie si distingue sia perché figlia del nostro tempo, sia perché incarna quei valori che oggi ci sembrano perduti, lontani da una vita che ci vuole frenetici e performanti a tutti i costi. Margaret si preoccupa dell’ambiente, degli animali, di tutto ciò che la circonda e solo alla fine di sé stessa. È un personaggio di certo divisivo, forse perché mette le persone che leggono di fronte a tante scomode verità: il menefreghismo nei confronti del cambiamento climatico, il consumo smodato di carne, l’acquisto compulsivo di materiale fast-fashion.
Quanto è importante credere nei propri sogni quando la vita ti riserva un percorso diverso da quello che si vorrebbe come succede a Margaret?
I sogni sono ciò che ci differenzia da tutti gli altri esseri viventi. Sono il motore che ci spinge a continuare a lottare, pur con gratitudine per ciò che si ha, per migliorare e migliorarsi.
John invece incarna colui che per soddisfare le aspettative degli altri rischia di tradire sé stesso. Che tipo di rischi si va incontro quando succede ciò secondo te?
Il senso di colpa per non essere riusciti a soddisfare le aspettative che altre persone (famiglia, amici, parenti, titolari) ci hanno cucito addosso è ciò che di più pericoloso e deleterio possa esistere per una persona. La porta a snaturarsi, a vivere e perseguire obiettivi solo in funzione di richieste altrui, senza più badare a quel che vuole veramente. Bisognerebbe fare sempre ciò che ci va di fare, mai ciò che vogliono gli altri.
Nel tuo romanzo ci insegni che anche l’odio è un sentimento. Qual è la peggiore arma contro le persone nelle quali si prova rancore?
Il rancore fa male solo a chi lo prova, non a chi lo riceve. Non c’è nessuna arma da poter usare contro gli altri, anzi, è contro sé stessi che in realtà la si sta puntando. Imparare a mettere da parte il senso di vendetta e la rabbia, perseguendo la pace interiore, è l’unico modo per vincere contro l’odio.
Questa storia trasmette un grande messaggio, ossia che la realtà è diversa da ciò che sembra e che spesso le persone indossano solo delle maschere, in che senso?
Spesso per omologarci a un sistema che ci vuole vincenti a ogni costo, incasellati in uno specifica “forma” costruita per noi dalla società, tendiamo a soffocare la nostra natura. Sia per retaggio culturale che per reticenza e timori di mostrarci per quel che siamo, con i nostri pregi, difetti e differenze.
C’è un personaggio di Odio a prima vista al quale sei particolarmente legata e perché?
John è sicuramente il personaggio che più mi ha messa alla prova, perché è stato quello con una maggiore evoluzione nel corso della storia. Impara a conoscersi e lasciarsi andare proprio grazie a Margaret, dopo un percorso complicato alla scoperta del sé.
Per te cosa significa scrivere romance al giorno d’oggi?
Significa mettere la mia creatività, fantasia e arte a disposizione del pubblico. Ma anche godere del privilegio di vedere storie nate dalla mia penna essere amate e apprezzate, conosciute e chiacchierate. È una grande soddisfazione.
Il genere romance spopola nelle classifiche delle vendite dei libri eppure molti nutrono ancora tanti pregiudizi nei confronti di questo genere. C’è qualcosa che vorresti dire a chi ancora etichetta questo genere o lo sminuisce?
L’apertura mentale è sinonimo di intelligenza, riuscire a vedere potenzialità in ciò che non si capisce (e si tende a sminuire) è segno di furbizia.
A chi consigli la lettura di Odio a prima vista?
A chi ama le storie “slow burn” e i personaggi che crescono insieme e affrontano un percorso condiviso!
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