Anno III • Numero 245
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La storia vera di Portobello in una serie tv in arrivo in Italia nel 2026 (e su una nuova piattaforma streaming)

Sarà presentata fuori concorso all’edizione numero 82 del Festival del cinema di Venezia. Diretta da Marco Belloccio, la serie sarà poi in tv sulla piattaforma di HBO Max che sarà disponibile (a pagamento) anche in Italia dal 2026. Una grande anteprima per una produzione tutta italiana che promette scintille. 

L’Italia sta riacquistando la sua importanza in fatto di produzione di serie tv. Lo abbiamo visto con il successo ottenuto da Gomorra, Mare Fuori e L’amica Geniale. Ma altre e nuove produzioni stanno per arrivare sul piccolo schermo. Di recente abbiamo parlato de Il Mostro che arriverà su Netflix e racconterò la storia del mostro di Firenze in una ricostruzione dal grande appeal. Oggi alle tante e nuove produzioni si aggiunge anche Portobello. Liberamente ispirato a fatti realmente accaduti, Marco Belloccio torna a raccontare la nostra Italia e i suoi aspetti più contraddittori nella sua seconda serie tv.

Dopo il grande successo di Esterno Notte sul rapimento di Aldo Moro – andato in onda in tv sotto forma di tre mini film -, questa volta si cimenta in un’avventura seriale a tutti gli effetti. Più di tutti, Portobello sarà la prima serie italiana che arriverà – nel 2026 – sulla nuova piattaforma streaming chiamata HBO Max. Inoltre, gli episodi saranno presentati fuori concorso al Festival del cinema di Venezia che inizierà dal prossimo 27 agosto. Ecco tutto quello che c’è da sapere. 

Portobello: dalla realtà alla fiction

La serie, la prima produzione originale italiana annunciata da Warner Bros. Discovery per la nuova piattaforma streaming HBO Max in arrivo nel 2026, racconta uno dei più clamorosi errori giudiziari italiani: la vicenda del presentatore televisivo Enzo Tortora, la parabola tragica della caduta di un uomo innocente.1982. Enzo Tortora è all’apice del successo. Conduce Portobello e raggiunge 28 milioni di spettatori in prima serata, tutti in attesa del concorrente che riuscirà a far parlare il pappagallo, ospite d’onore della trasmissione. Pertini lo nomina Commendatore della Repubblica. Tortora è il re della Tv anni ’80 e il suo programma racconta e conforta il Paese. In quegli stessi anni il terremoto dell’Irpinia dà l’ultima scossa agli equilibri già fragili della Nuova Camorra Organizzata.

Giovanni Pandico, uomo di fiducia del boss Raffaele Cutolo e spettatore assiduo di Portobello dalla sua cella, decide di pentirsi. Interrogato dai giudici fa un nome inatteso: Enzo Tortora. Quando il 17 giugno 1983 i carabinieri bussano alla sua stanza d’albergo Tortora pensa a un errore.  Ma è solo l’inizio di un’odissea che lo trascinerà dalla vetta al baratro. Nel cast della serie Fabrizio Gifuni, nel ruolo di Enzo Tortora, Lino Musella, Romana Maggiora VerganoBarbora BobulovaCarlotta GambaAlessandro Preziosi, Fausto Russo Alesi e Salvatore D’Onofrio. La serie è stata scritta da Marco Bellocchio, Stefano Bises, Giordana Mari Peppe Fiore. 

Portobello: cosa è successo a Enzo Tortora

Considerato tra i padri fondatori della televisione in Italia, tra i suoi lavori più importanti in televisione vi sono la conduzione de La Domenica Sportiva e l’ideazione e conduzione del fortunato programma Portobello. Il suo nome è anche ricordato per un clamoroso caso di malagiustizia di cui fu vittima e che fu poi denominato “caso Tortora”. Tortora fu accusato, su richiesta dei procuratori Francesco Cedrangolo e Diego Marmo, dal giudice istruttore, il magistrato Giorgio Fontana, di gravi reati, ai quali in seguito risultò totalmente estraneo, sulla base di accuse formulate da soggetti provenienti da contesti criminali.

Il 17 giugno 1983 fu per questo arrestato e imputato di associazione camorristica e traffico di droga. Dopo sette mesi di reclusione in carcere, due trascorsi a Roma e cinque a Bergamo, nel gennaio dell’anno successivo gli furono concessi gli arresti domiciliari per ragioni di salute, ma nel settembre 1985 i due pubblici ministeri del processo, Lucio Di Pietro e Felice Di Persia, ottennero la sua condanna a dieci anni di carcere. La sua innocenza fu successivamente dimostrata e riconosciuta il 15 settembre 1986, quando venne infine assolto dalla Corte d’appello di Napoli.