Anche quando il mondo brucia, il nostro cervello resta sorprendentemente tranquillo. È il cosiddetto effetto rana bollita.
Secondo questa metafora psicologica, nota come effetto rana bollita, se una rana viene immersa in acqua che si riscalda lentamente, non percepisce il pericolo e finisce per morire bollita. Allo stesso modo, di fronte a cambiamenti climatici graduali ma devastanti, le persone faticano a riconoscere l’urgenza.
Normalizzare l’anomalia climatica
Eventi estremi come ondate di calore, alluvioni e incendi sono sempre più frequenti, ma il nostro cervello si adatta e ricalibra ciò che considera “normale”. Una recente ricerca ha dimostrato che la maggior parte delle persone è inconsapevole della reale minaccia climatica, soprattutto in relazione all’effetto rana bollita. Il problema non è solo la mancanza di informazione, ma come viene comunicata.
Comunicare il cambiamento: serve un nuovo linguaggio
Per superare questa indifferenza, servono immagini semplici e dati binari, capaci di mostrare un “prima e dopo” immediato. Solo così possiamo attivare una risposta emotiva e razionale che spinga all’azione riguardo al problema dell’effetto rana bollita.
Siamo già nell’acqua bollente
La crisi climatica non è lenta: siamo già nell’acqua bollente. Sta a noi decidere se saltare fuori. Serve consapevolezza, comunicazione efficace e volontà collettiva per cambiare rotta prima che sia troppo tardi. Ecco perché comprendere l’effetto rana bollita è cruciale.