Il peso della storia: la domanda “scomoda” di Ugo Intini a Shimon Peres





Nel suo saggio del 2022, “Testimoni di un secolo”, Ugo Intini, leader del Psi, offre un ritratto intimo e profondo di Shimon Peres, una delle figure politiche più influenti e rispettate di Israele.

Attraverso gli anni e i numerosi incontri che hanno cementato un’amicizia solida, Intini ha avuto l’opportunità unica di confrontarsi con il leader israeliano su questioni fondamentali, a volte toccando nervi scoperti della politica internazionale.



Il cuore di questa interazione, come riportato nel libro, è una domanda che Intini stesso definisce “politicamente scorretta” ma cruciale per comprendere la complessità della posizione israeliana nel mondo.



Durante una delle loro conversazioni, Intini chiese a Peres: “Poiché gli anni e le generazioni passano, sei sicuro che il senso di colpa per la Shoah possa consentire in eterno agli israeliani di fare ciò che agli altri non è consentito?”



Questa domanda, audace e diretta, va oltre la semplice analisi politica e si addentra nel territorio della memoria storica, dell’etica e della percezione internazionale. Essa tocca un punto nevralgico del dibattito su Israele: il ruolo che l’Olocausto ha giocato non solo nella fondazione dello stato, ma anche nella sua legittimazione e nella sua percezione da parte della comunità globale.



Per decenni, il trauma della Shoah ha rappresentato un pilastro etico e morale per l’esistenza di Israele, garantendo un’ampia solidarietà internazionale e, in molti casi, una tolleranza verso le sue azioni che, se compiute da altre nazioni, avrebbero potuto ricevere una condanna più severa.



La domanda di Intini, tuttavia, solleva un interrogativo cruciale: la memoria di una tragedia storica ha una “data di scadenza” etica? Man mano che le generazioni che hanno vissuto la Shoah scompaiono, e i nuovi leader e cittadini israeliani nascono in un contesto diverso, il “senso di colpa” o la “solidarietà” internazionale legati a quell’evento continueranno a fungere da scudo diplomatico?
Peres, come noto, era un leader che rifletteva profondamente su questi temi.



La sua risposta, che Intini ha sicuramente riportato nel suo libro, è fondamentale per capire come uno statista della sua levatura percepisse l’evoluzione della relazione tra il passato traumatico di Israele e il suo futuro diplomatico.



La domanda di Intini non cercava una semplice risposta, ma apriva una riflessione su quanto la storia, pur essendo un fondamento incancellabile, possa sostenere in eterno un’eccezionalità politica.



Questo episodio, raccontato da Ugo Intini, ci ricorda che la politica non è fatta solo di decisioni immediate, ma anche di dialoghi complessi con la storia. La domanda posta a Shimon Peres rimane un faro per chiunque voglia comprendere le dinamiche profonde che guidano la politica israeliana e il suo posto nel mondo che cambia, dove i socialisti conservano un passo avanti agli altri e devono tornare protagonisti.