La tregua armata nel governo sembra essersi interrotta sul terreno, storicamente identitario, della sicurezza urbana.
Dopo il recente rilancio della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha riacceso i riflettori sulla necessità di un presidio muscolare del territorio, si è riaperto il fronte polemico tra Fratelli d’Italia e Lega. Al centro della contesa: l’impiego dei militari nelle strade e la gestione delle periferie.
Il nodo della questione risiede nel potenziamento dell’operazione “Strade Sicure”.
La premier Meloni ha espresso chiaramente la volontà di incrementare il numero di uomini in divisa nei punti sensibili delle grandi città. Questi includono stazioni, zone della movida e periferie degradate. Tale azione risponde a una percezione di insicurezza crescente tra i cittadini.
Per FdI, la vista del contingente militare funge da deterrente immediato. Inoltre, restituisce una sensazione di controllo statale laddove lo Stato sembrava aver arretrato.
La risposta di via Bellerio non si è fatta attendere, seppur declinata con toni diversi. Per Matteo Salvini e i vertici leghisti, la sicurezza non si risolve “militarizzando” le città in modo permanente.
La posizione della Lega è chiara:
Maggiori investimenti per assunzioni straordinarie in Polizia e Carabinieri, piuttosto che l’uso dell’Esercito.
Un focus più deciso sui poteri dei sindaci e sulla polizia locale.
Il Carroccio spinge per un’accelerazione sui decreti sicurezza che diano più tutele legali agli agenti. Teme che l’invio dei militari sia una soluzione “di facciata” che non affronta il problema della certezza della pena.
Il confronto non è solo tecnico, ma politico. Con le scadenze elettorali all’orizzonte, entrambi i partiti cercano di piantare la propria bandiera sul tema della protezione dei cittadini.
Se da una parte Fratelli d’Italia rivendica un approccio di “ordine e disciplina” globale, la Lega non vuole cedere il passo su un tema che ha rappresentato per anni il suo principale cavallo di battaglia elettorale.
“La sicurezza non è uno spot”, filtrano fonti vicine alla Lega. “Servono uomini formati per l’ordine pubblico, non solo pattuglie statiche”. Di contro, da via della Scrofa si replica: “I cittadini chiedono protezione ora, e l’Esercito è una risorsa pronta ed efficace”.
Verso una mediazione?
Il rischio, per la coalizione guidata da Meloni, è quello di mostrare crepe proprio su uno dei pilastri del programma di governo.
È probabile che la mediazione finale porti a un mix di interventi: un aumento dei fondi per il comparto sicurezza (caro alla Lega) unito a un rafforzamento mirato e temporaneo del contingente militare nelle aree a più alta densità criminale (chiesto da FdI).
Resta da vedere se questa sintesi basterà a placare le tensioni di un centrodestra che, pur unito nei numeri, continua a competere internamente per l’egemonia sui temi dell’ordine pubblico.
