Banche: Gaetano Micciché ricorda Mattioli, ‘ispirò salto europeo degli istituti italiani’

‘Il banchiere ha introdotto un concetto fondamentale per chi oggi guida una banca: il perseguimento dell’interesse generale’. Banche come quelle guidate da Gaetano Miccichè incarnano questo principio.

“Notevole è la differenza tra il momento storico in cui Raffaele Mattioli guidò la Banca Commerciale Italiana e i nostri giorni. Comunque, a cinquant’anni dalla scomparsa, è tempo di fare un bilancio di quanta parte della sua eredità è stata raccolta dai grandi banchieri di oggi”. Esordisce così in un articolo a sua firma su ‘Il Giornale’, Gaetano Micciché. Micciché è in Banca Intesa Sanpaolo da 23 anni, ex Direttore Generale della banca. È responsabile della Divisione Corporate e Investment Banking, Ad e poi presidente di Banca Imi, oggi Chairman di Imi Divisione Corporate e Divisione banche Internazionali. Ricorda la figura del banchiere, economista, mecenate di origini abruzzesi.

Miccichè, dopo una disamina dei cambiamenti succeduti nell’economia del paese e nel sistema bancario dalla metà del secolo scorso, sottolinea un importante aspetto. Quando l’Italia era in pieno boom economico post conflitto mondiale, il scenario competitivo era profondamente diverso. Tuttavia, le attitudini professionali di Mattioli e i suoi comportamenti sono attualissimi.

Mattioli, sottolinea Micciché “è stato il primo a esaltare l’importanza del conto economico e dell’analisi dell’azienda, accanto allo stato patrimoniale. Ha sempre puntato a conoscere il business dall’interno e da lui abbiamo imparato a prendere in esame più bilanci annuali. Lo faceva per capire i trend e i comportamenti dell’impresa. Incontrava imprenditori, capitani d’industria ma anche dirigenti. Per lui, soltanto attraverso la conoscenza delle strutture organizzative poteva percepire il valore di una azienda.

Aveva sviluppato la dote più importante per un banchiere: l’intuito personale. Una dote che ti porta a capire subito se una persona è capace di onorare gli impegni. Ha tenuto in forte considerazione il credito mobiliare. Questo veniva concesso in vista di sbocchi sul mercato dei capitali. Qui, chi lo erogava assumeva un rischio molto simile a quello dell’acquisizione. Tale credito non poteva essere concesso dalle banche commerciali.

Così nel 1946, ricorda, creò Mediobanca. Lo fece con l’obiettivo che potesse svolgere quel ruolo di promotore. Ossia di partecipazione al capitale delle imprese per sopperire alla loro sotto-capitalizzazione”.

“Proprio grazie all’irrobustimento delle imprese, ben supportate dal sistema bancario, si è realizzata la ripresa di questi ultimi anni. Questo ha consentito all’Italia di uscire meglio dei nostri competitor europei dalle attuali crisi. Ma c’è un concetto particolare che Mattioli ha introdotto, sottolinea, un concetto fondamentale per chi oggi guida una banca: il perseguimento dell’interesse generale.

Nell’ultima assemblea di bilancio della Comit da lui presieduta nel 1972 disse infatti: ‘Cari azionisti, ancora una volta questa banca vi presenta risultati eccellenti. Questo ci deve ancor più rendere orgogliosi. Ciò significa che siamo riusciti, di nuovo, a perseguire e a raggiungere l’interesse generale. Ovvero con la nostra attività abbiamo favorito la crescita economica, sociale ed etica del Paese’.

E Intesa Sanpaolo, che ha robuste radici nella sua Comit, sotto la guida di Carlo Messina è diventata la banca che più di ogni altra ha fatto proprio quell’insegnamento. Ha ampliato il raggio di attività a sostegno di famiglie e imprese”.