La sicurezza alimentare non va in vacanza. Intervista alla Dottoressa Laura Mazzotta

In un contesto sempre più globalizzato, i cibi viaggiano per migliaia di chilometri e spesso provengono da filiere produttive non sempre controllabili.

Questo aumenta il rischio di contaminazioni lungo il percorso. È quindi fondamentale informare la popolazione – in particolare chi si occupa quotidianamente della preparazione dei pasti, come molte donne in ambito familiare – sull’importanza di adottare misure preventive efficaci. La buona notizia è che, con alcune attenzioni mirate, è possibile ridurre drasticamente il rischio di intossicazioni alimentari, garantendo la sicurezza a tavola per tutta la famiglia.

Le intossicazioni alimentari sono disturbi acuti causati dall’ingestione di alimenti o bevande contaminati da microrganismi patogeni – come batteri, virus o parassiti – o da tossine da essi prodotte. A seconda dell’agente coinvolto, i sintomi possono variare da lievi disturbi gastrointestinali, come nausea, crampi addominali, diarrea e vomito, fino a manifestazioni più gravi come febbre alta, disidratazione, alterazioni neurologiche e, nei casi estremi, compromissione renale o epatica.

Le categorie più vulnerabili sono i bambini piccoli, le donne in gravidanza, gli anziani e i soggetti con un sistema immunitario indebolito, ma anche le persone sane possono andare incontro a episodi severi se l’esposizione è massiccia o l’agente particolarmente aggressivo. Molte persone tendono a sottovalutare il problema, considerando i sintomi di un’intossicazione come un semplice malessere passeggero, magari confuso con un’influenza intestinale o una cattiva digestione.

In realtà, le intossicazioni alimentari rappresentano una delle prime cause di consulto medico nei mesi estivi e, in alcuni casi, richiedono l’ospedalizzazione. In ambito nutrizionale e medico, la qualità e la sicurezza degli alimenti rappresentano un pilastro imprescindibile per la salute pubblica. Mangiare bene non significa solo scegliere cibi sani, ma anche assicurarne l’igiene, la conservazione e la corretta manipolazione.

Per fare chiarezza sull’argomento abbiamo consultato la Dottoressa Laura Mazzotta, Medico Estetico specialista in Igiene Preventiva e Nutrizione Clinica a Ferrara presso Poliambulatorio Aesthe Medica a Ferrara e Aura a Milano presso Centro Medico Ripamonti che ci fornisce dei preziosi consigli e suggerimenti su come contrastare le intossicazioni alimentari e prevenirle efficacemente per non farci rovinare le vacanze.

Perché le intossicazioni alimentari aumentano in estate?

L’estate è senza dubbio la stagione in cui si registra il maggior numero di intossicazioni alimentari. Ma perché questo fenomeno è così marcato nei mesi caldi? La risposta risiede principalmente nelle condizioni ambientali favorevoli alla proliferazione di microrganismi patogeni (temperature elevate, clima umido). Il Batteri come Salmonella, Escherichia coli, Campylobacter, ma anche virus e muffe, si moltiplicano con maggiore rapidità a temperature elevate, soprattutto se gli alimenti non vengono conservati correttamente o se la catena del freddo viene interrotta. Anche un breve stazionamento fuori frigo può trasformare un alimento apparentemente sicuro in un veicolo di contaminazione.

Un altro elemento critico è rappresentato dalle abitudini alimentari estive. Si consumano più spesso cibi freddi, crudi o poco cotti – come insalate, sushi, carpacci, frutta fresca e dessert con panna o uova – che, se non trattati con attenzione, possono facilmente sviluppare cariche batteriche elevate. Inoltre, la voglia di mangiare all’aperto, durante picnic, gite o giornate in spiaggia, espone ulteriormente gli alimenti al calore, alla polvere e ad ambienti poco igienici, rendendo più difficile garantire una conservazione adeguata.

Va considerato anche che, durante le vacanze, si tende ad abbassare la soglia di attenzione, soprattutto quando si mangia fuori casa o in località esotiche. In questi contesti, può capitare di consumare cibi da street food o in ristoranti dove le norme igieniche non sono del tutto garantite. L’acqua potabile, la pulizia degli utensili e la provenienza degli ingredienti sono fattori spesso trascurati ma determinanti. Anche la fretta, il caldo e la distrazione tipiche dell’estate possono contribuire a commettere piccoli errori nella manipolazione e conservazione degli alimenti.

In definitiva, estate significa maggiore libertà e leggerezza, ma proprio per questo è necessario alzare il livello di consapevolezza e protezione, soprattutto per le famiglie con bambini o per chi soffre di patologie croniche.

A quali alimenti bisogna prestare particolare attenzione?

Non tutti gli alimenti presentano lo stesso rischio di contaminazione: alcuni, per la loro natura o per il modo in cui vengono conservati o consumati, richiedono una maggiore attenzione. In primo luogo, i cibi di origine animale – come carne, pesce, uova, latte e derivati – sono tra i principali responsabili delle intossicazioni alimentari. In particolare, carne e pollame crudi o poco cotti possono ospitare batteri come Salmonella o Campylobacter, mentre il pesce crudo o marinato (ad esempio nel sushi o nei carpacci) può essere contaminato da Listeria o da parassiti come l’Anisakis.

Le uova crude, spesso usate nella preparazione casalinga di maionese, tiramisù o creme, possono essere veicolo di Salmonella, specie se non pastorizzate. I formaggi freschi a pasta molle, soprattutto se a base di latte crudo, possono invece rappresentare un rischio per le donne in gravidanza, in quanto potenzialmente contaminati da Listeria monocytogenes, un batterio in grado di superare la barriera placentare.

Anche frutta e verdura crude meritano particolare attenzione: se non lavate con cura o manipolate su superfici contaminate, possono facilmente diventare veicolo di virus e batteri. È quindi importante lavarle sempre sotto acqua corrente e, nei casi a rischio, utilizzare soluzioni disinfettanti alimentari.

Da non sottovalutare anche i piatti pronti, i buffet e il cibo da asporto, che possono rimanere a temperatura ambiente per troppo tempo, favorendo la proliferazione di batteri. I dessert con panna, le creme e i gelati artigianali sono un altro esempio di alimenti sensibili, così come i salumi affettati in anticipo e non correttamente refrigerati.

Infine, occorre essere cauti anche con gli alimenti conservati in maniera casalinga, come conserve e sottoli, che, se preparati senza le dovute precauzioni, possono sviluppare tossine pericolose come quella del Clostridium botulinum.

Come si può fare prevenzione?

La prevenzione delle intossicazioni alimentari comincia in cucina e si costruisce attraverso una serie di gesti quotidiani tanto semplici quanto fondamentali. Il primo pilastro è l’igiene personale: lavarsi le mani prima di cucinare, dopo aver toccato alimenti crudi e dopo essere stati in bagno è essenziale per evitare la trasmissione di agenti patogeni. Anche la pulizia accurata degli utensili da cucina, dei piani di lavoro e dei contenitori non deve essere trascurata.

Una buona regola da seguire è separare sempre alimenti crudi da quelli già cotti o pronti al consumo. Utilizzare taglieri diversi per carne, pesce e verdure può ridurre notevolmente il rischio di contaminazioni crociate. Inoltre, la corretta cottura degli alimenti è un altro punto cruciale: molti batteri vengono eliminati solo a temperature superiori ai 70°C.

La conservazione è altrettanto importante: mantenere la catena del freddo significa non lasciare per troppo tempo i cibi deperibili fuori dal frigorifero, soprattutto in estate. Piatti pronti, latticini, affettati e avanzi devono essere subito refrigerati, possibilmente in contenitori chiusi e igienici. Quando si fa la spesa, è consigliabile acquistare i prodotti refrigerati o congelati per ultimi e trasportarli in borse termiche, soprattutto durante i mesi più caldi.

Attenzione anche alla scadenza degli alimenti: non si tratta di un’indicazione formale, ma di un riferimento importante per la sicurezza. È sempre bene controllare anche l’aspetto, l’odore e la consistenza dei cibi, e non fidarsi se qualcosa “sembra strano”. Per frutta e verdura, si raccomanda un lavaggio accurato, eventualmente con soluzioni disinfettanti alimentari, soprattutto se verranno consumate crude.

Infine, informare tutta la famiglia – bambini inclusi – sulle buone pratiche alimentari aiuta a creare una vera e propria cultura della sicurezza a tavola. La prevenzione è un’alleata silenziosa, ma potentissima, per la nostra salute.

Come gestirle in vacanza?

Affrontare un’intossicazione alimentare mentre si è in vacanza può trasformare un momento di relax in una vera e propria emergenza, soprattutto se ci si trova lontano da casa, all’estero o in zone con strutture sanitarie difficilmente raggiungibili. Per questo motivo è utile sapere fin da subito come comportarsi nel caso in cui compaiano sintomi come nausea, vomito, diarrea, dolori addominali o febbre.

La prima regola è mantenere la calma e valutare la situazione. Se i sintomi sono lievi, il trattamento può essere gestito anche senza ricorrere immediatamente a cure mediche. È fondamentale reintegrare i liquidi persi attraverso acqua, tè leggeri o soluzioni reidratanti orali, soprattutto nei bambini e negli anziani, più esposti al rischio di disidratazione. È consigliabile evitare cibi solidi nelle prime ore e, successivamente, introdurre gradualmente alimenti leggeri e facilmente digeribili come riso in bianco, patate lesse, carote cotte o banane.

In valigia non dovrebbe mai mancare un piccolo kit di pronto intervento gastrointestinale, con farmaci antidiarroici, fermenti lattici, paracetamolo per la febbre e soluzioni reidratanti. Se si viaggia all’estero, è bene anche informarsi sulla qualità dell’acqua locale e consumare esclusivamente acqua in bottiglia sigillata, evitando ghiaccio, frutta già tagliata o cibi esposti senza protezione. Attenzione anche allo street food, che può essere molto invitante ma spesso preparato in condizioni igieniche precarie.

Se i sintomi si aggravano, se c’è febbre persistente, sangue nelle feci o segni di disidratazione importante, è necessario contattare un medico o recarsi al pronto soccorso più vicino. Tenere a portata di mano una copia della tessera sanitaria europea o una buona assicurazione medica per l’estero può velocizzare l’accesso alle cure. Anche in vacanza, la salute viene prima di tutto.