In un intervento che non lascia spazio a interpretazioni, l’ex presidente del Consiglio italiano ed ex presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha espresso una critica incisiva sul ruolo dell’Unione Europea nel panorama geopolitico.
Le sue parole, pronunciate in occasione di un recente forum, hanno messo in luce quella che definisce una marginalità e un ruolo da semplice spettatrice dell’Ue, soprattutto in contesti di crisi internazionali cruciali come quelli in Ucraina e a Gaza.
Secondo Draghi, l’Europa si è trovata in una posizione di debolezza, incapace di agire con la necessaria forza e unità per influenzare gli eventi. “Dall’Ucraina a Gaza, l’Unione Europea è stata marginale e spettatrice,” ha affermato senza mezzi termini, sottolineando la mancanza di una politica estera e di difesa comune che le consenta di essere un attore di peso sulla scena globale.
La proposta sul debito comune
Ma l’analisi di Draghi non si ferma alla mera critica. L’ex premier ha voluto anche indicare una possibile via d’uscita, ribadendo un concetto a lui molto caro: la necessità di un’azione economica e finanziaria congiunta.
“Solo forme di debito comune possono sostenere progetti europei di grande ampiezza,” ha dichiarato, riecheggiando la filosofia che ha guidato la creazione del Next Generation EU durante la pandemia.
Draghi ha sottolineato come la capacità di investire su larga scala, in settori strategici come la transizione energetica, la difesa o l’innovazione tecnologica, sia vincolata alla disponibilità di risorse significative.
A suo avviso, i singoli bilanci nazionali non sono sufficienti per affrontare le sfide del futuro e l’unica soluzione è un’ulteriore integrazione finanziaria, che permetta all’Europa di non solo reagire alle crisi, ma anche di guidare il cambiamento e sostenere la propria autonomia strategica.
Le parole di Draghi riaccendono così il dibattito sul futuro dell’Unione, tra chi vede nella maggiore integrazione una minaccia alla sovranità nazionale e chi, come l’ex premier, la ritiene l’unica strada percorribile per garantire all’Europa un ruolo da protagonista nel XXI secolo.
