Il presidente degli Stati Uniti, ha espresso la sua posizione, definendo la situazione in Ucraina una “carneficina” e invitando a porvi fine. Il suo messaggio, lanciato nel giorno di festa nazionale per gli ucraini, sottolinea la necessità di un’azione immediata per fermare le ostilità e le perdite umane.
La visione di Trump si allinea con la sua precedente retorica, che ha spesso enfatizzato l’importanza di una rapida risoluzione del conflitto, anche a costo di negoziazioni che potrebbero non soddisfare pienamente le richieste di Kiev.
Zelensky e l’appello per una “pace giusta”
Dall’altra parte, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha risposto, sebbene non in modo diretto a Trump, con un forte appello per una “pace giusta”. Per Zelensky, la pace non può essere raggiunta a qualsiasi prezzo, ma deve rispettare la sovranità, l’integrità territoriale e la giustizia per il suo popolo.
La “pace giusta” è un concetto che per Kiev implica il ritiro completo delle truppe russe dai territori occupati, il riconoscimento dei confini internazionalmente riconosciuti del 1991 e, potenzialmente, un risarcimento per i danni subiti. Questa posizione ribadisce la determinazione dell’Ucraina a non cedere terreno o sovranità per un cessate il fuoco immediato.
A testimonianza della complessità della situazione, nel giorno di festa si è verificato un nuovo scambio di prigionieri tra Mosca e Kiev. Ogni parte ha scambiato 146 soldati, un gesto che, sebbene non indichi una svolta diplomatica, rappresenta un raro momento di cooperazione tra i due Paesi e porta sollievo a centinaia di famiglie.
Lo scambio dimostra che, nonostante le posizioni rigide e la retorica bellicosa, esistono canali di comunicazione che rimangono aperti per questioni umanitarie.

