Una nuova, complessa crisi diplomatica e politica si sta delineando nel Mediterraneo, con un richiamo diretto, per alcuni, al “caso Sigonella” del 1985.
Al centro della vicenda c’è la “Global Sumud Flotilla”, una missione umanitaria internazionale diretta a Gaza per rompere l’assedio israeliano. A bordo della quale sono saliti quattro parlamentari italiani, di cui due eurodeputati, un deputato e un senatore. La loro presenza, sostenuta da Pd, M5s e Avs, ha scatenato un acceso dibattito. Ha sollevato interrogativi sulla posizione del governo italiano.
La “Global Sumud Flotilla”, partita da Barcellona, è la più grande missione marittima civile per portare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. La zona si trova in una grave situazione umanitaria.
Oltre a centinaia di attivisti, medici e giornalisti da 44 paesi, la spedizione vede la partecipazione di quattro esponenti politici italiani. Si tratta di Annalisa Corrado (eurodeputata Pd), Arturo Scotto (deputato Pd), Benedetta Scuderi (eurodeputata Avs) e Marco Croatti (senatore M5s). La loro decisione di imbarcarsi, secondo quanto dichiarato dai rispettivi partiti, mira a “sostenere concretamente” la missione. Vogliono dare un segnale politico forte, di fronte a quello che viene percepito come “l’immobilismo dei governi”.
La tensione è aumentata in modo esponenziale dopo che un aereo israeliano è atterrato nella base NATO di Sigonella, in Sicilia. L’episodio ha fatto scattare l’allarme tra le forze politiche di opposizione e la società civile. Esponenti come il deputato di Avs Angelo Bonelli hanno chiesto al governo Meloni di chiarire la natura della sosta del velivolo.
L’accusa, lanciata anche da altre fonti, è che l’aereo fosse lì per monitorare la Flotilla o addirittura per caricare armi. Questo getta un’ombra di ambiguità sulla posizione italiana. Richiama alla mente il celebre scontro diplomatico del 1985 tra il governo italiano e gli Stati Uniti.
Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, ha intanto dichiarato che i partecipanti alla Flotilla saranno trattati come “terroristi”. Affermazione definita “inaccettabile” da più parti. Di fronte a questa minaccia, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) e diversi politici hanno sollecitato il governo italiano. Vogliono garantire la protezione dei cittadini italiani a bordo e a prendere una posizione chiara a difesa dell’iniziativa umanitaria.
Mentre i partiti di opposizione chiedono a gran voce un intervento a tutela dei parlamentari e della missione, la risposta del governo italiano, per ora, è stata cauta. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha ribadito l’impegno dell’Italia per la soluzione del conflitto. Tuttavia, non ha fornito rassicurazioni esplicite sulle richieste di protezione.
La vicenda della “Global Sumud Flotilla” e la presenza dei parlamentari italiani a bordo stanno mettendo in evidenza la profonda spaccatura esistente in Italia sull’approccio da tenere nella crisi mediorientale. Soprattutto, sull’autonomia e la sovranità nazionale in un contesto di tensioni internazionali che vede il nostro Paese al centro di delicate dinamiche geopolitiche.

